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Libia, la guerra Sarraj-Haftar cambia passo: il GNA attacca i cargo dell’LNA

Cambio di passo nella guerra in Libia tra Sarraj e Haftar. Droni del GNA distruggono un aereo cargo di rifornimenti per la prima linea dell’LNA presso il nuovo aeroporto di Tarhuna

In Libia la guerra tra Fayez Sarraj e Khalifa Haftar si intensifica e cambia passo. Finora la componente aerea delle forze del GNA e dell’LNA era usata quasi esclusivamente per colpire bersagli terrestri nemici, a seguito del numero limitato di macchine disponibili e di expertise nel dogfight da parte dei piloti. Nelle scorse ore, invece, è stato distrutto un velivolo cargo di armi e munizioni per il Generale presso Tarhuna. Lo hanno annunciato i vertici militari dell’operazione Volcano of Rage. L’apparecchio è stato seguito da un drone e colpito appena atterrato. Peraltro su uno nuovo aeroporto, appena approntato a seguito del fatto che quello di Witiya è sotto attacco da parte di Tripoli. Lo scalo, infatti era quello più avanzato per far pervenire rifornimenti alla prima linea dell’uomo forte della Cirenaica. Via terra al momento è impossibile, grazie al fatto che le forze del GNA controllano l’altopiano di Gharyan.

Tripoli aumenta il pressing aereo contro il nemico su tutti i versanti. Nuova strategia? Come reagirà Bengasi?

Sarraj negli ultimi giorni ha dato forte impulso alla componente aerea della sua controffensiva su Haftar. I velivoli del GNA, infatti, hanno aumentato il pressing sui presidi dell’LNA su tutti e tre gli assi della guerra civile: Witiya, Tripoli e Wishka, a est di Misurata. L’obiettivo è duplice: da una parte prevenire tentativi di Bengasi di avanzare. Dall’altra, distruggere le scorte dei nemici. L’attacco al cargo, per la prima volta nel conflitto libico, si inserisce in questo contesto e potrebbe essere l’inizio di una nuova strategia da parte di Tripoli. Se così fosse, per il Generale aumenterebbero notevolmente le difficoltà. Ciò in quanto dovrebbe ordinare di “inseguire” tutti i droni nemici e di scortare gli apparecchi civili, distraendo risorse preziose con scarsa certezza del risultato. L’unica alternativa rimangono i rifornimenti via terra attraverso l’Egitto. Questi, però, difficilmente raggiungerebbero velocemente la prima linea.

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