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Libia, il governo di Bengasi si dimette a causa delle proteste

Libia, Il Governo Di Bengasi Si Dimette A Causa Delle Proteste

Il governo di Bengasi si dimette dopo le proteste popolari. Considerate l’alba di una nuova primavera araba, dopo aver colpito il GNA di Sarraj, travolgono Haftar con le stesse richieste e i medesimi problemi

Le proteste popolari in Libia ottengono il primo successo, peraltro nell’Est: le dimissioni del governo di Bengasi. Il premier Abdullah al Thinni ha rassegnato le sue dimissioni, consegnandole ad Agila Saleh, presidente della Camera dei Rappresentanti (HoR) di Tobruk. La loro ratifica sarà poi decisa dalla HoR con un voto. Le manifestazioni, nate a Tripoli e su cui sembrava ci fosse lo zampino di Khalifa Haftar, si sono rapidamente e inaspettatamente spostate anche nell’area orientale del paese, mantenendo invariate le caratteristiche e i problemi legati. La popolazione lamenta ovunque la corruzione diffusa e chiede migliori condizioni di vita. Inoltre, sia il GNA sia l’LNA hanno provato a contenerle, anche con la violenza in alcuni casi, ottenendo però l’effetto opposto: sono aumentate. Tanto che a Ovest Fayez Sarraj è stato costretto ad aprire un’indagine e ha cacciare (per poi reintegrare dopo pochi giorni) il ministro dell’Interno Fathi Bashagha.

Il Generale, intanto, è scomparso dai radar. Prende tempo, studia un colpo di coda o prepara la fuga? Peraltro, le manifestazioni – a differenza di quanto successo altrove – questa volta potrebbero rallentare il cambiamento in Libia

Haftar, invece, nell’ultimo periodo è scomparso dai radar. Il Generale mantiene una posizione defilata senza prendere posizioni o esprimersi. A proposito ci sono alcune tesi, contrastanti. Alcuni ritengono che stia preparando un ultimo colpo di coda contro Sarraj, presumibilmente a Sirte. Altri, invece, che pianifichi la fuga presumibilmente in un paese mediorientale o in Venezuela, dove sarebbe stato già trasferito parte del suo “tesoro”. Infine, c’è chi pensa che stia trattando per cercare di avere un ruolo nel futuro della Libia o per prendere tempo in questo momento incerto. Non a caso, l’ambasciata USA a Tripoli riporta che si è impegnato a sbloccare i giacimenti e i terminal petroliferi entro il 12 settembre. Ma al momento, secondo la National Oil Corporation (NOC), nulla è cambiato. Intanto, le proteste montano. Questa, considerata l’alba di una nuova primavera araba, però questa volta potrebbe rallentare il cambiamento e non spingerlo come avvenuto altrove.

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