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Libia, Haftar teme un competitor forte alle presidenziali: Saif Gheddafi

Haftar si comincia ad agitare, temendo di perdere le elezioni presidenziali in Libia. Il vice premier del GNU, Al-Gotrani, ipotizza un esecutivo parallelo in Cirenaica, per colpa” di Dbeibah. In realtà, cerca di recuperare consensi per il Generale o suo figlio Hussein

Khalifa Haftar ha paura di perdere le elezioni presidenziali in Libia. La conferma del crescente nervosismo di Bengasi arriva dalle parole del vicepremier del GNU con delega per l’Est, Hussein Al-Gotrani, il quale ha paventato la fattibilità di un nuovo esecutivo parallelo nella regione orientale. La motivazione ufficiale è che il primo ministro Abdul-Hamid Dbeibah ha trasformato il governo democratico in una dittatura oligarchica, decidendo molti provvedimenti solo con i suoi fedelissimi e bloccando ingiustificatamente numerosi fondi destinati alla regione orientale. In realtà, è un’operazione per cercare di far sì che il Generale recuperi per sé o suo figlio Hussein il sostegno delle tribù locali e della popolazione, allo stesso tempo screditando Tripoli e in particolare Dbeibah, anche lui candidato alle presidenziali.

Il peggior competitor per Haftar è interno: è Saif al Islam Gheddafi. Il figlio del Rais ha l’appoggio di Russia, Turchia e di parte dell’LNA

La paura maggiore di Haftar, però, non viene dall’attuale premier, ma da un competitor “interno”: Saif al Islam Gheddafi, figlio di Muammar e visto da molti come il candidato ideale, nonostante sia destinatario di un mandato di cattura internazionale spiccato ad agosto. Gode del sostegno della Russia, di molti dei nostalgici del Rais che furono reclutati nell’LNA per la guerra contro Tripoli e ha ottimi rapporti con la Turchia. Tanto che, appena rilasciato dal carcere, la prima cosa che ha fatto è stato volare a Istanbul. Sembra sia considerato attualmente il miglior ago della bilancia tra Tripolitania e Cirenaica, soprattutto dopo l’approvazione da parte della Commissione Militare Congiunta (JMC) 5+5 del Piano d’Azione per il ritiro delle forze straniere dalla Libia. L’intesa, infatti, non specifica cosa succederà alle forze turche e russe, che rispettivamente hanno due basi militari nella nazione in base a intese con Tripoli e Bengasi.

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