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Libia: Haftar si avvicina a Tripoli, ma l’aeronautica di Sarraj lo frena

Libia: Haftar Si Avvicina A Tripoli, Ma L’aeronautica Di Sarraj Lo Frena

Le truppe di Haftar si avvicinano a Tripoli, dopo aver rotto la prima linea di difesa di Sarraj. Ma la componente area del GNA lo costringe a rallentare la corsa, tanto che perde un Mig-21 e un aeroporto

L’offensiva militare di Khalifa Haftar si avvicina a Tripoli. Lo fa da due assi di cui quello nord è il principale e il più attivo. Le truppe dell’LNA puntano su quattro obiettivi: il centro della capitale libica, l’isola di Farnaj, il college militare e l’area di Salah al-Din. Negli ultimi giorni hanno rotto la prima linea difensiva del GNA, attorno alla “Grande Tripoli” e ad avanzare all’interno. Poi, però, le forze di Fayez Sarraj sono riuscite a rallentare l’avanzata nemica. Ciò soprattutto grazie alla componente aerea, che ha effettuato raid su Ain Zara e altre zone. Inoltre, i militari del PC hanno abbattuto un Mig-21 del Generale. Questo ha risposto ordinando bombardamenti sulle postazioni nemiche, ma la situazione non si è sbloccata più di tanto in suo favore. Anche perché uno degli aeroporti usati per effettuare le sortite, Okba Ibn Nafa, è stato gravemente danneggiato a sua volta.

La guerra tra Haftar e Sarraj sta avvantaggiando Isis, che a meno di una settimana dall’ultimo attacco colpisce ancora. I miliziani Daesh alzano la testa e c’è rischio che tentino di trasformare la Libia in un safe heaven

La situazione in Libia, comunque, continua a degenerare. Sia perché i combattimenti tra le forze di Sarraj e Haftar si intensificano, avvicinandosi a Tripoli, sia perché il terrorismo approfitta degli scontri per alzare la testa. Isis, infatti, ha reso noto che i suoi miliziani hanno compiuto un attacco a Ghaduwah, a sud di Sabha. E’ il secondo in una settimana, dopo mesi di quasi silenzio totale. Inoltre, nella capitale è stata smantellata una cellula dormiente dello Stato Islamico che pianificava azioni a breve. Segno che l’offensiva del Generale non solo sta portando il paese africano verso una nuova guerra civile su vasta scala, dagli esiti incerti. Ma che rischia anche di creare un nuovo rifugio sicuro per Daesh, sconfitto dalla popolazione locale dopo anni con molto sforzi e sacrifici.

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