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Libia, Haftar non si ferma a Sharara. L’operazione nel sud prosegue

Libia, Haftar Non Si Ferma A Sharara. L’operazione Nel Sud Prosegue

Haftar, dopo aver conquistato il giacimento di petrolio di Sharara, non ferma l’operazione a sud della Libia. Si teme che prima o poi le sue forze entreranno in contatto con quelle di Ali Kannah, vicino a Sarraj

In Libia c’è il concreto rischio che la situazione della sicurezza peggiori ancora a breve. Il generale Khalifa Haftar ha fatto sapere tramite il portavoce dell’operazione Dignity che le manovre militari a sud non si fermano con la conquista del giacimento di Sharara. Continueranno, invece, “fino a che non saranno stati ‘liberati’ tutti gli altri campi petroliferi”. Ciò significa che con buona probabilità il prossimo obiettivo delle milizie legate all’LNA è El Feel. Qui vi si è ritirato il generale Ali Kannah, con le forze militari di Sabha, per evitare uno spargimento di sangue interno alla tribù dei Tuareg (vi fa parte). L’alto ufficiale, scelto per l’incarico dal PC di Fayez Sarraj solo la settimana scorsa, potrebbe ripetere il gesto. Ma non sarà in grado di farlo a lungo termine. Prima o poi dovrà entrare in contatto con le forze avversarie. Anche perché probabilmente sarà lo stesso Sarraj a chiederglielo.

Il Generale probabilmente porterà avanti anche la pulizia etnica verso i Tabu, da Murzuk fino al confine con il Ciad. Intanto, l’UE inserisce il paese africano nei 23 implicati nel riciclaggio di denaro e nel finanziamento al terrorismo

Ci sono forti timori anche sul fatto che Haftar continui la pulizia etnica nei confronti dei Tabu. Soprattutto perché dall’operazione Dignity hanno fatto sapere che le manovre nella regione meridionale della Libia si sposteranno a sud di Sabha, verso Murzuk e Umm Al Aranib, fino ad arrivare al confine con il Ciad. In pieno territorio della tribù, peraltro già preso di mira da raid aerei del Generale e da scontri (per ora circoscritti) tre le forze opponenti. Intanto, l’Unione Europea ha già cominciato ad agire dal punto di vista politico per fare pressione sugli attori locali, affinché risolvano la crisi pacificamente e la sicurezza ritorni al più presto. La Commissione UE, infatti, ha inserito il paese africano nella lista delle 23 nazioni implicate nel riciclaggio di denaro e nel finanziamento al terrorismo. Il provvedimento, comunque, non è definitivo. Gli Stati membri hanno tempo un mese per confermarlo, modificarlo o revocarlo.

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