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Libia, Haftar durante l’Eid al-Adha minaccia ancora la Turchia

Haftar, nonostante le celebrazioni per l’Eid al-Adha abbiano temporaneamente congelato la crisi, lancia una dura minaccia alla Turchia. “La Libia non accetterà ancora il colonialismo, se interverrete risponderemo con le armi e non avremo pietà”

La situazione in Libia è ferma per l’Eid al-Adha, la festa del sacrificio celebrata in tutto il mondo musulmano, ma Khalifa Haftar approfitta dell’occasione per lanciare violente minacce contro la Turchia. Durante un discorso ai suoi uomini ha sottolineato che “la Libia non accetterà ancora il colonialismo” e ha ribadito ad Ankara che se tenterà di attaccare Sirte, ci sarà una risposta armata. Peraltro, senza alcuna pietà, in quanto leTAF nel paese africano “non la meritano”. Inoltre, ha annunciato agli Stati Uniti che l’LNA non si siederà con la Turchia nel caso ci siano nuovi negoziati con il GNA di Fayez Sarraj e ha chiesto un intervento internazionale sei per evitare che Ankara costruisca le due basi a Waitiya e a Misurata sia per monitorare le frontiere, affinché vengano fermati i rifornimenti di armi a Tripoli.

Il Generale gioca una nuova carta per recuperare consenso, nonostante la disfatta contro il GNA di Sarraj: il rischio del colonialismo, ferita ancora aperta tra le tribù locali e già sfruttata da Gheddafi

Il discorso di Haftar all’LNA per l’Eid al-Adha segna un cambio di strategia del Generale. Questa non punta più sull’importanza di combattere i gruppi armati interni e i “terroristi”, sponsorizzati dal GNA di Sarraj. Ma a contrastare una imminente minaccia di neo colonialismo, causata dalla Turchia. L’uomo forte della Cirenaica, infatti, gioca su un nuovo elemento per cercare di recuperare consenso, nonostante la disfatta militare subita su tutti i fronti contro Tripoli: il forte sentimento di avversione contro ogni presenza straniera, ancora percepito da buona parte della popolazione libica. Questo continua a esistere da una parte per una tradizionale mal disposizione delle tribù locali verso le ingerenze esterne nei loro affari. Dall’altra per gli sforzi di propaganda che Muammar Gheddafi ha portato avanti negli anni, anche a danno dell’Italia.

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