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Libia, Haftar a Sud punta a controllare le infrastrutture energetiche

Libia, Haftar A Sud Punta A Controllare Le Infrastrutture Energetiche

Le forze di Haftar nel Sud della Libia, più che sulla sicurezza e la lotta al terrorismo, puntano ad acquisire il controllo delle risorse energetiche. Giacimenti petroliferi di Sharara in primis

In Libia si confermano i sospetti sull’operazione di Khalifa Haftar nel Sud. Il Generale, a margine di ripristinare la sicurezza e combattere terrorismo e criminalità, vuole assumere il controllo delle risorse energetiche nell’area. Tanto che le sue forze stanno combattendo nell’area di Sharara, il più grande giacimento di petrolio del paese africano. In un primo momento si pensava che l’uomo forte della Cirenaica avesse preso possesso delle strutture. Poi, però, è emerso che i suoi assetti si sono ritirati nelle vicinanze dopo alcuni scontri con le truppe della Zona militare di Sabha, guidate dal comandante Ali Kanna. Questo era stato nominato da Fayez Sarraj alla guida del contingente solo il 6 febbraio. Al momento gli elders di Ubari stanno trattando con tutti gli attori in campo per prevenire ulteriori spargimenti di sangue, dopo quelli delle scorse ore che hanno causato almeno 5 morti e 16 feriti.

L’operazione del Generale, unita alla pulizia etnica nei confronti dei Tabu, mettono a rischio il processo politico nel paese. Inoltre, minano la credibilità di UNSMIL, accusata di immobilismo rispetto a quanto accade

Il tentato assalto alle infrastrutture petrolifere di Sharara si va ad aggiungere alla pulizia etnica che Haftar sta portando avanti nei confronti della tribù Tabu nel sud della Libia. Questa, oltre ad alimentare l’insicurezza, rischia di mettere a rischio il processo politico nel paese africano. Infatti, a seguito degli scontri a Murzuk si è deciso di spostare la data per la Conferenza Nazionale (Al Multaqa Al Watani) probabilmente a marzo. Inoltre, le manovre del Generale continuano ad alimentare critiche, soprattutto all’interno e potrebbero penalizzare il lavoro svolto finora da UNSMIL, la missione ONU nella nazione, per la riconciliazione. Sempre più attori istituzionali locali affermano che l’operazione è illegale e una violazione dei diritti umani. A proposito, quindi, esortano il gruppo guidato da Ghassan Salamé a intervenire al più presto e affermano che dovrà assumersi la responsabilità su quanto potrebbe accadere. Non è piaciuto, infatti, l’immobilismo rispetto a quanto sta accadendo.

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