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Libia, Haftar a Bengasi mostra i muscoli a uso interno ed esterno

Libia, Haftar A Bengasi Mostra I Muscoli A Uso Interno Ed Esterno

Haftar voleva che il Consiglio della Shura di Bengasi si arrendesse e deponesse le armi

In Libia il generale Khalifa Haftar mostra i muscoli, in risposta agli ultimi eventi nel paese. E in particolare verso il crescente e costante peso che la Libyan National Guard (LNG) sta acquisendo nei confronti della popolazione. Il comandante dell’operazione Dignity ha rigettato una proposta dei mediatori per porre fine alla violenza a Bengasi. Si trattava di una proposta, giudicata ottima dai suoi stessi alleati. L’ipotesi prevedeva che Il Consiglio della Shura dei Combattenti di Bengasi si ritirasse dalla città per dirigersi a ovest e gli consegnasse di fatto il suo totale controllo. Il generale, però, ha detto No, pretendendo che i combattenti si arrendessero a lui. Ovviamente si sono rifiutati.

Cosa è successo e quali sono stati i risultati

“I miliziani della Shura di Bengasi a Ganfouda, Al-Sabri e Souq Al-Hut avevano accettato la proposta dei mediatori”. Lo ha spiegato a Libyan Observer Mustafa El Sagezli, general manager del Programma di reintegro e di sviluppo libico. “Di conseguenza, si erano detti disposti a ritirarsi la città, in cambio di un corridoio sicuro per le famiglie intrappolate”. Il funzionario ha sottolineato di aver contattato uno stretto alleato di Haftar e gli ha chiesto di presentarli la proposta. “Gli ho ricordato che era una chance per evitare ulteriori spargimenti di sangue da entrambe le parti e per assumere il pieno controllo di Bengasi”, ha aggiunto. L’alleato sembra fosse entusiasta della possibilità e ha chiesto alcune ore per consultarsi con il generale.

L’ultimatum di Haftar è stato rifiutato anche dai mediatori

Tre ore dopo, ha affermato El Sagezli, “sono stato ricontattato dalla stessa persona. Questa mi ha detto che Haftar voleva che i combattenti della Shura si arrendessero a lui e deponessero le armi”. Eventualità rigettata sia dai miliziani sia dagli stessi mediatori. La mossa del comandante dell’operazione Dignity è più che altro una dimostrazione di forza sia a uso esterno sia interno. Questa avviene, infatti, in un momento di totale incertezza per la Libia. La LNG, soprattutto dopo il successo come mediatore nella crisi ad Abu Salim, sta conquistando sempre più consensi. La parte avversa, il Governo di Unità Nazionale (GNA) e il premier Feyez Serraj, invece, sono in grossa difficoltà. Il generale, infine, è in bilico. Deve perciò reagire prima della missione di Serraj in Russia. L’obiettivo è dimostrare a tutti, amici e nemici, che è ancora lui il comandante e che è forte.

Si aspetta l’incontro tra Serraj e Lavrov a Mosca, potrebbe cambiare gli equilibri

Novità sul futuro della Libia, comunque, potrebbero arrivare a breve. Giovedì Serraj sarà a Mosca per incontrare il ministro degli Esteri, Sergey Lavrov. L’obiettivo è convincerlo a fare pressing su Haftar affinché questo accetti l’ipotesi del piano del mini-governo. La Federazione, infatti, l’unica che può far cambiare idea ad Haftar, usando la leva del sostegno militare. Finora, Mosca è stata generosa con lui fornendogli assistenza e alcuni assetti (non ufficialmente), come riporta Islam Media Analysis in relazione a un MiG-23 Flogger. Non è detto, però, che lo rimanga. E per il generale questo sarebbe un pugno nello stomaco non indifferente. Inoltre, metterebbe seriamente a rischio la sua leadership in un momento cruciale.

L’articolo di Islam Media Analysis sulla consegna ad Haftar da parte della Russia di un Mig-23 Flogger

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