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Libia, GNA chiede aiuto a ONU, UE e Lega Araba contro violenza a sud

Libia, GNA Chiede Aiuto A ONU, UE E Lega Araba Contro Violenza A Sud

Serraj scrive alla comunità internazionale e chiede di intervenire a Sud

Il premier libico del Governo di Unità nazionale (GNA), Fayez Serraj, chiede l’aiuto della comunità internazionale per fermare le violenze in contro nella regione meridionale del paese. Il Primo ministro, anche a capo del Consiglio Presidenziale, ha inviato una lettera aperta – tra gli altri – al segretario generale dell’Onu, a quello della Lega Araba e all’Alto rappresentante per la politica estera dell’UE. Nella missiva si esorta la comunità internazionale a intervenire per porre fine alla violenza nel sud della Libia. Questa per Serraj, infatti, porterà a una guerra civile. Ciò in quanto prende di mira soprattutto i civili e le infrastrutture, piuttosto che obiettivi militari nella regione.

L’operazione Dignity si fermerà solo quando avrà cacciato la Terza Forza dalla regione

Serraj chiede in particolare alla comunità internazionale di intervenire per porre fine ai raid aerei e ai bombardamenti sulla base di Tamnahent. La zona nel sud della Libia vede un duro confronto in corso tra i guerriglieri di Mohamed Ben Nayel, sostenuto dall’operazione Dignity del generale Khalifa Haftar e la Terza Forza del GNA. Questa è stata selezionata dal ministero della Difesa per proteggere il quadrante meridionale del paese. I miliziani stanno cercando di spingere fuori della zona i militari. Lo ha confermato il portavoce dell’operazione Dignity, Ahmed Al-Mismari, spiegando che le due parti sono arrivate al contatto diretto in prima linea. Soprattutto a Sabha. A proposito, ha sottolineato che le manovre continueranno fino a che la Terza Forza non sarà stata espulsa dall’area. Non è servita nemmeno la tregua di 3 giorni approvata dai 2 schieramenti. Il cessate il fuoco, infatti, è stato violato poco dopo il suo annuncio.

L’unico che otterrà vantaggi nel conflitto è Isis

Il conflitto nella zona, pone anche un altro problema: quello di Isis. La Terza Forza, infatti, è l’unità deputata per proteggere la regione dal Daesh. Si teme che i jihadisti Isis cerchino di riunire le forze rimanenti in Libia nella zona di Sabha. Dopo la perdita di Sirte, lo Stato Islamico deve necessariamente trovare nuovi canali di finanziamento nel paese per sperare di sopravvivere e riorganizzarsi. La città costiera garantiva risorse grazie a contrabbando e tratta di esseri umani, che oggi non ci sono più. Il sud del paese, invece, è l’unica area dove potenzialmente è possibile operare in relativa tranquillità e reperire risorse. Ciò grazie al fatto che l’area è al confine con Algeria e Niger. Di conseguenza, si presta a traffici illeciti tra i tre paesi. Isil, però, ha bisogno anche di trovare sostegno logistico dalla popolazione locale. Lo potrebbe ottenere solo se riuscisse a fare breccia tra le tribù locali. E gli scontri in corso potrebbero fornire un aiuto insperato ai miliziani.

 

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