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Libia, Gaiani: La situazione per l’Italia non è così positiva come appare

Libia, Gaiani: La Situazione Per L’Italia Non è Così Positiva Come Appare

Haftar si è dimostrato l’uomo forte e Serraj la tigre di carta

La situazione in Libia, pur con gli ultimi sviluppi, non è così positiva come si crede per l’Italia. Ne è convinto Gianandrea Gaiani, analista militare, scrittore e direttore del web magazine Analisi Difesa.  “Ho sentito tanto ottimismo dopo l’incontro ad Abu Dhabi tra il comandante dell’operazione Dignity, il generale Khalifa Haftar, e il presidente del GNA, Fayez al-Serraj – ha spiegato a Difesa & Sicurezza -. Haftar mi sembra sia uscito come l’uomo forte e Serraj come la tigre di carta. Del resto non controlla nulla. Sono scettico perché il generale pretende che l’accordo si sviluppi anche con la rinuncia all’intesa con l’Italia. Quella sui migranti. Già non valeva nulla. Serraj, infatti, non ha nessun controllo sulle coste da cui partono i barconi delle organizzazioni criminali. Quel traffico rappresenta, peraltro, almeno la metà del PIL della Tripolitania e il premier, come abbiamo già visto, non ha alcuna capacità di influenzarlo”.

L’Italia dovrà rinegoziare l’accordo sui migranti con Haftar

“Il fatto che Haftar pretenda che l’accordo tra Libia e Italia sia annullato, in quanto non riconosce a Serraj l’autorità per poterlo firmare, ci riporta in alto mare – ha sottolineato Gaiani -. Dopo quanto emerso ad Abu Dhabi Cioè dovremo rinegoziarlo da capo, questa volta con Haftar. Il problema, però,  è che neppure lui controlla oggi le coste da cui salpano i barconi. Perciò – ha sottolineato l’analista militare -. In generale  la situazione della Libia è ancora tutta da discutere, su un percorso di dialogo appena avviato. In questo contesto per l’Italia, perciò, non ci sono buone notizie. Sia se vinca uno dei due sia se coabitino. Se aspettiamo che si stabilizzi il paese, dovremo attendere forse molti anni. Del resto la Libia era stabile poi l’abbiamo destabilizzata anche noi e oggi ne paghiamo il prezzo”.

Isis al momento non è una minaccia strategica in Libia, ma cerca di riorganizzarsi

In questo contesto si inseriscono due questioni chiave per il nostro paese: terrorismo e lotta al traffico di migranti. Sul primo fronte Gaiani ritiene che “tutti i traffici che dal Sahel risalgono verso la Libia – armi, droga ed esseri umani – sono gestiti dalle organizzazioni jihadiste.  Da Isis ad AQIM, ad al-Morabitoon. A Sabrata, da dove partono i barconi verso l’Italia, c’è una base Daesh. Tutti i leader UE hanno riconosciuto i legami tra il traffico di migranti e l’estremismo islamico. E bisogna agire per togliere ai trafficanti anche fonti di finanziamento ai terroristi”. Per quanto riguarda lo Stato Islamico, ci sono gruppi dispersi sotto Sirte, attivi anche più a sud. “Cercano di riorganizzare le fila e forse di ripristinare i sistemi di finanziamento. Cioè con traffici di armi, droga, immigrati illegali. Questi ultimi, infatti, rappresentano il primo business per tutte le milizie. Al momento, però, l’IS non rappresenta una minaccia strategica in Libia. Tanto che a Sabha si combatte tra le milizie di Haftar e le forze del GNA. Lo scontro – ha concluso l’analista -, sembra essere tornato tra le due anime libiche: quella cirenaica e quella tripolitana”.

L’unico modo di fermare i flussi e tornare ai respingimenti

Sul versante del traffico di migranti, Gaiani ha ricordato che “in Libia nessuno controlla l’area di partenza degli scafisti, che portano gli immigrati illegali in Italia. Questa situazione dovrebbe indurre ancora di più il nostro paese – se non l’Europa – ad attuare azioni di respingimento sulle coste libiche. Certamente bisogna soccorrerli tutti nelle acque del paese, in quanto la Libia non è in grado di presidiarle. Ma bisogna tenere in Italia donne incinte, eventuali malati e bambini veri, e non 25enni che si spacciano per 15enni. Tutti gli altri, invece, dovrebbero essere riportati sulle spiagge libiche, in modo da costringere l’Onu a intervenire. Inoltre, si dovrebbe impedire alle navi di Ong private di attraccare e sbarcare gli immigrati illegali e dare alla nostra flotta militare la loro gestione in esclusiva. Solo con i respingimenti si possono bloccare i flussi”.

La Convenzione Ginevra prevede che chi fugge debba richieder asilo nel primo paese in pace

“Nessuna legge né convenzione internazionale autorizza nessuno a pagare criminali per attraversare diversi confini – ha ribadito Gaiani -, dall’africa all’Europa, e poi pretendere di andare dove si vuole. Non ce ne è uno di quelli che l’Italia accoglie che ne abbia diritto in base alla Convenzione di Ginevra sui Rifugiati del 1951. Anche chi scappa da una guerra è autorizzato a raggiungere il paese in pace più vicino e da lì chiedere legittimamente asilo dai campi profughi dell’Onu – ha ricordato il direttore di Analisi Difesa -. Non dovrebbe invece poterlo fare chi arriva in Italia, pagando criminali e violando diversi confini”.

Gaiani approfondisce la tematica in “Immigrazione: tutto quello che dovremmo sapere”

Sulla tematica, Gaiani ha scritto il libro “Immigrazione: tutto quello che dovremmo sapere”, insieme a Gian Carlo Blangiardo e e Giuseppe Valditara Il volume, edito da Aracne, prova a definire la portata del fenomeno ma soprattutto cercare di fornire risposte idonee a governare un fenomeno, che sarà sempre più decisivo per il destino delle generazioni presenti e future. Sul modello dell’antica Roma viene proposta una distinzione fra un’immigrazione utile e quella illegale, che rischia di disintegrare le nostre società. Il volume sgombera il campo da luoghi comuni tesi a giustificare come inevitabile una “invasione” subita in modo totalmente passivo dall’Italia e dall’Europa, affrontando il problema con uno sguardo alla storia, un’attenzione alla demografia e una prospettiva politico-strategica inevitabile se si considera che oltre mezzo milione di immigrati clandestini sono sbarcati in Italia solo negli ultimi tre anni, arricchendo i trafficanti e il business dell’accoglienza gestito nel nostro paese.

La stragrande maggioranza dei clandestini in Italia non proviene da paesi in guerra

Si tratta di clandestini per la stragrande maggioranza di religione islamica e provenienti da paesi africani dove non ci sono guerre (meno di mille i siriani giunti in Italia nel 2016 su oltre 181 mila clandestini) che costituiscono un costo sociale e in termini di sicurezza inaccettabile per l’Italia e per l’Europa. Specie in un’epoca economicamente recessiva. I crescenti casi di rivolte, violenze, devastazioni e persino sequestri di personale italiano addetto all’assistenza da parte degli immigrati clandestini sta evidenziando le pretese e la scarsa riconoscenza di molti “ospiti” nei confronti dell’Italia, che pure applica un’accoglienza indiscriminata che include categorie non previste dal diritto internazionale quali la “protezione umanitaria” e la “protezione sussidiaria” per concedere asilo anche temporaneo a migranti economici che non avrebbero nessun titolo per essere accolti in Europa e dovrebbero venire espulsi (come ammette la stessa agenzia europea delle frontiere Frontex).

N.D.R La foto di Gaiani in copertina è di Veronica Andrea Sauchelli

Il libro sul fenomeno migratorio, di cui Gaiani è co-autore

Il link adl sito internet di Analisi Difesa

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