Libia, entra in funzione il Piano di sicurezza per Tripoli: è diviso in due fasi

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Al via in Libia il piano di sicurezza del GNA per Tripoli. E’ diviso in due fasi: nella prima sarà blindata la capitale, mentre nella seconda si passerà alle aree periferiche ed extraurbane. La gestione del tutto sarà esclusiva di polizia e militari

In Libia il ministero dell’Interno (MoI) del GNA ha cominciato a implementare gli accordi di sicurezza a Tripoli. In particolare il “security plan”, suddiviso in due fasi. La prima è blindare la capitale del paese africano contro i rischi di attacchi dalle milizie o dai terroristi. Ciò sotto la supervisione del Direttorato della Sicurezza. La seconda è estendere la protezione alle aree più periferiche con la cooperazione delle agenzie del dicastero. In questo contesto, le forze paramilitari cederanno la gestione di tutte le istituzioni in città e nella zona circostante. Il MoI, infatti, ha annunciato che “ognuno” è pronto a cooperare con il ministero per lasciare le istituzioni e le strutture vitali a Tripoli, affinché siano vigilate da forze militari e di polizia disciplinate. L’intesa sarebbe stara trovata dopo numerosi incontri, mediati da UNSMIL, tra il governo di Fayez Sarraj e i capi delle milizie di tutto il quadrante.

Il nuovo piano funzionerà? Insieme al rimpasto di governo in stile Gheddafi è l’ultima arma rimasta a Sarraj per non compromettere ulteriormente la situazione

Resta da capire, però, se, come e per quanto il GNA e il ministero riusciranno a stabilire condizioni di sicurezza certe a Tripoli. L’avvicinarsi della presunta data delle elezioni e vari movimenti trasversali nel paese nord africano potrebbero presto vedere nuovi attacchi delle milizie. Non necessariamente quelle della Settima Brigata, responsabile delle ultime offensive nella capitale. Ma anche di altre formazioni, che temono di perdere privilegi o di essere tagliate fuori dalla distribuzione degli utili. In mezzo, c’è la popolazione che ormai ha perso fiducia nelle istituzioni. L’unica arma, unita al Piano, che Sarraj può giocare è il nuovo esecutivo. Questo è nato per creare un più diffuso consenso nello stato, a seguito del quale dovrebbero ridursi i rischi di improvvise alzate di testa da parte di gruppi paramilitari. Il premier, in pratica, ha adottato in piccolo quella che era la strategia a livello nazionale di Muammar Gheddafi.