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Libia, è l’alba di una nuova “primavera araba”?

Libia, è L’alba Di Una Nuova “primavera Araba”?

In Libia è l’alba di una nuova “primavera araba”? Le proteste popolari da Tripoli arrivano anche a Bengasi. Haftar deve affrontare la stessa richiesta mossa a Sarraj: migliori condizioni di vita. L’ondata non sembra arrestarsi

L’aria sta cambiando in Libia, anche a Est e si teme una sorta di nuova “primavera araba”. Negli ultimi giorni l’ondata di proteste a Tripoli e nelle città dell’ovest, che aveva messo in difficoltà Fayez Sarraj, è arrivata anche a Bengasi. Gruppi di manifestanti da almeno tre giorni sono scesi in strada per denunciare le stesse accuse mosse al GNA: la corruzione diffusa e il continuo deteriorarsi delle condizioni di vita. Khalifa Haftar ha schierato l’LNA per riportare la calma, ma finora i risultati non sono stati quelli attesi. Non solo l’ondata popolare non è stata fermata. Anzi. Gli abitanti hanno cominciato a dare fuoco ad alcuni copertoni e si attendono nuove iniziative del genere. Ciò, nonostante i soldati del Generale abbiano sparato sulla folla ferendo diverse persone, come riporta Al-Ahrar TV (media peraltro legato all’uomo forte della Cirenaica).

A Ovest riprendono le manifestazioni. Soprattutto dopo la decisione del premier del GNA di nominare Mohammed Bayo a capo dei Media

A Tripoli, inoltre, sono riprese le proteste contro il GNA. Gruppi di manifestanti hanno espresso il loro scontento verso alcune decisioni prese nei giorni scorsi da Sarraj. In particolare ha destato forte indignazione quella di nominare Mohammed Bayo, fedelissimo di Muammar Gheddafi nonché leader delle sue guardie rivoluzionare, a capo dell’organizzazione che gestisce i media. Peraltro, sembra che Bayo sia stato anche uno portavoce di Haftar in passato. Non sembra piacere più di tanto nemmeno il rimpasto di governo avviato dal premier. La popolazione, infatti, continua a chiedere iniziative concrete per migliorare le condizioni di vita. In particolare, per far cessare le continue interruzioni di elettricità e la mancanza di denaro contante presso le banche. Ai civili, peraltro, si sono aggiunti i giornalisti e i militari del GNA feriti in battaglia.

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