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Libia e Italia: perché il nostro paese, da protagonista, è diventato “riserva”

Libia E Italia: Perché Il Nostro Paese, Da Protagonista, è Diventato “riserva”

di Denise Serangelo

Di Maio a Tripoli ribadisce che in Libia la soluzione può essere solo politica. Ma la risposta di Sarraj è “di routine”

Martedì 17 dicembre 2019, il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio ha partecipato a un incontro bilaterale in Libia con il presidente Fayez Sarraj e il suo vice, Ahmed Maitig, dopo un primo appuntamento con il suo speculare Mohammed Siala. Dal colloquio, che pare essersi svolto in un clima istituzionale molto formale, non è emerso nulla di nuovo. Si è ripetuto il solito mantra seguito in precedenza da altri governi: “la soluzione alla crisi non può essere militare”. Ciò senza ulteriore spazio di manovra per il nostro paese. Sarraj e il GNA hanno, infatti, fatto della non ingerenza straniera – se non richiesta – una delle pietre miliari della loro linea politica. Questa scelta ha riscosso notevole successo tra le milizie e la popolazione civile, tanto che cresce il numero degli alleati locali che si schierano a protezione di Tripoli. Il premier, quindi, ha interesse a mantenere una “distanza” da Roma la quale, al contrario, dovrebbe scalpitare per ottenere maggior spazio politico e militare nel Paese africano.

A Tripoli non piace l’atteggiamento dell’Italia sulla Libia e le aperture verso Haftar

I comportamenti di Khalifa Haftar hanno generato una situazione complessa, che teoricamente dovrebbe portare ad una condanna di tutti i Paesi coinvolti nella costruzione di una stabilità duratura in Libia. In realtà, invece, si notano atteggiamenti ondivaghi e non trasparenti da molti. Italia inclusa. Da una parte si condannano i raid dell’LNA su Tripoli, ma dall’altra si avviano trattative diplomatiche con un soggetto privo di riconoscimento internazionale, che viola il diritto internazionale umanitario bombardando civili e città densamente abitate. A causa di ciò, infatti i rapporti tra Roma e il GNA di Sarraj si sono logorati fortemente. Inoltre, nonostante da Di Maio vi sia un grande slancio di fiducia e rispetto nei confronti della Libia e del suo Premier, dall’altra parte si è potuto evidenziare una risposta blanda che vede la visita del 17 dicembre quasi come “di routine”. I giornali locali parlano di un incontro proficuo, ma liquidano le proposte italiane con pochissime righe, preferendo concentrarsi sulla richiesta di Sarraj ai paesi coinvolti nel conflitto di partecipare alla Conferenza di Berlino. Alcune fonti si spingono nel definire “gelidi” i rapporti tra Sarraj e Di Maio, probabilmente dovuto alla mai chiara posizione assunta dall’Italia nei confronti dell’offensiva su Tripoli di Haftar.

La mano tesa del nostro paese ad Haftar ha spinto Sarraj nelle braccia della Turchia

Ad oggi, nessuna delle scelte messe in campo dal governo italiano hanno permesso a Roma di acquisire una rilevanza tale da garantirsi il bene-placido di Tripoli in modo durevole. La strategia nazionale per la Libia, prevede un supporto politico assai labile e poco incisivo, che nega al GNA una componente militare in assetto combat, utile a contrastare gli attacchi costanti dell’LNA di Haftar sulla capitale. La scarsa incisività della politica estera in Libia è dovuta soprattutto al dialogo bipartisan che l’Italia intrattiene anche con il governo non riconosciuto di Bengasi e che ha come rappresentate il Generale, le cui brame di potere sono diventate evidenti nell’aprile 2019 quando ha mosso un vero e proprio esercito alla volta di Tripoli. Alcune fonti, infatti, sostengono che non vi sia mai stata totale fiducia da parte del governo di Sarraj nei confronti dell’Italia e della sua politica a causa della mano tesa all’uomo forte della Cirenaica.  Tutto ciò ha comportato, con il deterioramento delle relazioni Tripolitania-Cirenaica, un allontanamento costante di Tripoli da Roma, fino alla recente intesa tra Sarraj e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

Il Generale viola il diritto internazionale ma Di Maio lo invita a Roma

Dopo colloqui a Tripoli con Sarraj e GNA, Di Maio si è diretto a Bengasi per incontrare Haftar. Al termine, il ministrodegli Esteri ha dichiarato alla stampa che il Generale verrà a Roma per un bilaterale, probabilmente in vista della Conferenza di Berlino. Appuntamento, in cui il capo della Farnesina vorrebbe imporre la linea politica italiana del dialogo a oltranza. Ciò in base all’esperienza diplomatica afghana, che ci ha insegnato ad aprire canali con chiunque ne faccia richiesta. Soprattutto in un Paese mosso da tumulti settari. Pena, l’escalation delle violenze e la perpetua possibilità di non arrivare mai a una pace stabile. In Libia, però, l’interlocutore che chiede di sedere ai tavoli negoziali, è il primo a violare apertamente le regole della comunità internazionale a cui chiede legittimità.

Il governo italiano dimentica anche che l’LNA ha più volte bombardato l’aeroporto militare di Misurata dove sono di base i nostri militari

Non solo. Da luglio 2019 Haftar ha concentrato una parte del suo sforzo bellico verso Misurata, a 200km a est di Tripoli. La città è strategica per due motivi: il primo è l’appoggio militare e politico che le milizie locali concedono al GNA di Sarraj e il secondo è la presenza da oltre tre anni di trecento militari italiani schierati presso un ospedale militare da campo. Tale dispiegamento, in origine disposto per garantire le cure dei combattenti che liberavano Sirte dallo Stato Islamico, oggi fornisce assistenza sanitaria a tutta la popolazione locale. A fronte di ciò, quindi, il nostro governo non dovrebbe intrattenere rapporti politici con chi, da quasi sei mesi, sgancia bombe pericolosamente vicino a una base militare italiana all’estero. Eppure non è stata resa nota nessuna presa di posizione a riguardo, se non scarni comunicati dello Stato Maggiore della Difesa (SMD), in cui si rende noto solo che non ci sono stati feriti o danni a seguito dei raid.

L’Autrice

Denise Serangelo si laurea in Scienze Strategiche presso la Scuola di Applicazione e Studi Militari dell’Esercito a Torino, si specializza come analista militare e strategica iniziando diverse collaborazioni con centri studi altamente qualificati. Per il ramo giornalistico scrive analisi brevi in materia di esteri e politica militare; ha collaborato per tre anni con la redazione de L’Indro e sporadicamente con Difesa&Sicurezza. Attualmente presiede il Centro studi e di analisi Analytica for intelligence and security studies da lei fondato.

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