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Libia, cresce il peso della crisi sull’economia internazionale

Continua ad aumentare il peso economico internazionale della crisi int Libia. Anche Lifeco sospende le operazioni per causa di forza maggiore derivate dal petrolio

La crisi in Libia comincia a far sentire il suo peso anche a livello economico internazionale. Dopo che Khalifa Haftar ha preso possesso dei giacimenti e dei terminal del petrolio, l’output ha continuato a diminuire, come denuncia la National Oil Corporation (NOC), generando perdite milionarie che si sommano ogni giorno. Ciò ha fatto sì che diversi gruppi stranieri comunicassero a Fayez Sarraj e al GNA la sospensione delle attività. In primis per motivi di sicurezza. Poi, a causa della mancanza di carburante. L’ultima in ordine di tempo è l’azienda libica-norvegese Lifeco, la quale ha annunciato il congelamento delle attività a partire dal 9 febbraio per cause di forza maggiore. Discorso analogo per l’italiana Eni, che da mesi ha un milione di barili fermo e per altre organizzazioni, che si trovano nelle medesime condizioni.

Si moltiplicano gli sforzi internazionali per una nuova tregua tra Sarraj e Haftar, ma il premier del GNA non si fida più 

La situazione in Libia, inoltre, almeno per il momento non sembra avere margini di miglioramento. Soprattutto sul fronte di una tregua o di un possibile dialogo tra Sarraj e Haftar. Tanto che ai negoziati a Ginevra di GNA e LNA con il Comitato militare dei P5+5 si sono aggiunti anche sforzi di singole nazioni per la de-escalation. Dalla Germania all’Algeria, passando per gli Usa e altri. Tutti puntano allo stesso obiettivo: convincere il Generale a interrompere l’offensiva verso Tripoli, conditio sine qua non affinché ci si possa sedere nuovamente a un tavolo. Sarraj, infatti, dopo aver accettato il cessate il fuoco alla Conferenza di Berlino, violato immediatamente dall’uomo forte della Cirenaica, oggi non si fida più. E per negoziare nuovamente pretende che le truppe di Bengasi si fermino e tornino indietro.

Intanto, L’LNA punta Gharyan. Per il Generale prendere l’altopiano è strategico allo scopo di ripristinare le rotte di rifornimento via terra alla prima linea a sud di Tripoli

L’LNA, però, ha altri progetti. Dopo aver preso Sirte e tentato di avvicinarsi a Misurata (bloccato dalle forze del GNA ad Abu Grein), ora punta a Gharyan. Non a caso nelle scorse ore ci sono stati numerosi sorvoli per capire quali siano le difese dei soldati pro-Sarraj. Non è escluso, quindi, che prossimamente ci possano essere attacchi a sorpresa in direzione dell’altopiano. Soprattutto grazie al fatto che Sarraj non ha assetti infiniti. Quindi, deve decidere cosa e come proteggere, al limite sacrificando altro. Riprendere la città, peraltro, sarebbe estremamente comodo per Haftar. Ciò, infatti, gli permetterebbe di riaprire la rotta principale di rifornimento a terra per la sua prima linea a sud di Tripoli. Perciò, a meno di sorprese dell’ultimo minuto, ci sono scarse premesse affinché si firmi in Libia una nuova tregua nell’immediato futuro.

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