Libia, cosa accadrebbe se Haftar uscisse di scena? Quali opportunità per l’Italia?

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Serangelo: Ancora nessuna conferma o dettaglio sulle condizioni di salute del generale Khalifa Haftar

Continuano a rincorrersi le notizie sulle presunte gravi condizioni di salute del generale Khalifa Hatfar, a capo dell’operazione Dignity in Libia. Non ci sono ancora conferme ufficiali, ma già si delineano scenari alternativi, post-uomo forte del paese nord africano. Qual è la situazione reale e che implicazioni ci sono per l’Italia? Difesa e Sicurezza lo ha chiesto a Denise Serangelo, analista militare e specialista della Libia dell’Alpha Institute. “Il sito d’informazione ‘Libia Express’, ha pubblicato intorno alle ore 18 dei mercoledì 11 aprile, la notizia di un grave malore che avrebbe colto Haftar martedì – ha spiegato -. Il sito da cui la notizia è partita riporta diverse versioni ed è difficile capire quale effettivamente sia quella più accreditata. Il Generale sarebbe ricoverato da almeno tre giorni, in un ospedale francese. Non è dato sapere se la struttura sia effettivamente su suolo europeo, oppure in uno dei numerosi avamposti sanitari militari ben attrezzati, che la Francia mantiene operativi in tutta l’area del Sahel. Tuttavia non è chiaro di quale struttura si tratti, ne’ tantomeno se Haftar si trovi in un ospedale militare o civile e il ministero della Difesa di Pagigi non ha rilasciato per il momento alcuna dichiarazione a riguardo”.

Le ipotesi sullo stato di salute dell’uomo forte di Tobruk

“Le prime indiscrezioni, assolutamente non confermate dai portavoce di Haftar, hanno parlato di attacco cardiaco e lo vedevano ricoverato in un ospedale in Giordania – ha aggiunto Serangelo -. In un secondo momento si è stabilito che si trattasse di un grave ictus, mentre alcuni media hanno addirittura parlato di coma celebrale, altri ancora di polmonite. Insomma la maggior parte danno l’uomo forte di Tobruk come spacciato. Non ultimi i francesi ‘Le Monde’ e ‘France24’, i quali sostengono citando fonti riservate e notizie ‘sensibili’ che Haftar sarebbe ricoverato per cure urgenti in un ospedale parigino dopo un grave malore che gli avrebbe comportato una totale perdita di conoscenza martedì sera nella città orientale di Bengasi”. Perciò, uno dei due leader della Libia sarebbe fuori gioco, almeno per il momento. “In questo marasma di informazioni ‘sensibili’ circa lo stato di salute del generale, l’unica nota ufficiale giunge dal portavoce dell’esercito libico, Ahmed al-Mismari, il quale ha negato le notizie riguardanti lo stato di salute di Haftar, affermando che il generale ‘sta bene e segue da vicino le operazioni del comando militare’ impegnato in questi giorni nella liberazione di Derna dagli islamisti”.

I dubbi di Serangelo sulla scomparsa dalla scena pubblica in Libia e non solo del comandante dell’operazione Dignity

“Rimane il fatto – ha proseguito l’esperta dell’Alpha Institute – che il generale non è sulla scena pubblica ormai da qualche settimana. Nessuno lo ha ripreso o fotografato in pubblico e il suo entourage mantiene il più stretto riserbo. In una situazione delicata come quella della Libia con elezioni sempre sul filo del rasoio, campagna elettorale caratterizzata da autobombe e minacce agli elettori, ci si domanda il perché Haftar – uomo forte della Cirenaica e personalità fortemente proiettata alla presidenza – dovrebbe scomparire letteralmente per settimane. Favorendo così la visibilità dei suoi due connazionali che concorrono per le stesse cariche. Per quanto poco chiara la questione sulla sua malattia attualmente sembrerebbe confermata solo da dati empirici e fonte giornalistica riservata, il che ci porta a sostenere che è presto per vedere sparito dalla scena l’oppositore più ingombrante per il GNA”.

L’analista di Alpha Institute: Notizie come quella delle condizioni di Haftar si insinuano bene nel concetto di guerra mediatica

“Notizie come questa – ha ricordato Serangelo – si insinuano bene in quel nuovo concetto di guerra mediatica caratterizzata o dalla creazione di false notizie per alimentare o creare un nuovo pensiero collettivo oppure nell’enfatizzare una notizia di poco conto per lo stesso motivo”. Anche in Libia. “La guerra mediatica normalmente giova ad uno degli attori in campo e tende a danneggiare gli interessi della controparte senza coinvolgerla direttamente. In questo caso specifico la situazione, in assenza di informazioni più chiare, potrebbe svilupparsi in due scenari differenti”.

Le due ipotesi

Il primo scenario vede “il generale Haftar, in concerto con l’amministrazione francese che lo sostiene, che abbia alimentato lui stesso la notizia della sua precaria condizione medica al fine di tornare sulla scena. Sano ed in perfetta salute, smentendo le notizie che lo volevano vulnerabile – ipotizza l’analista di Alpha Institute -. Ne consegue una ritrovata leadership del generale agli occhi dei suoi seguaci ed un motivo valido per attaccare in futuro eventuali notizie che lo vedono coinvolto sotto una luce negativa. La manipolazione mediatica in questo caso è funzionale allo stesso generale ma anche ai francesi che vedrebbero rinsaldare il potere di guida del loro uomo forte in chiave fortemente anti italiana. La seconda ipotesi vede effettivamente il Generale ricoverato in precarie condizioni di salute. Dunque le notizie diffuse sarebbero confermate. Mediaticamente questo scenario propende a favore della politica italiana, di cui Haftar era fermo oppositore, almeno in apparenza”.

Cosa potrebbe accadere se Haftar uscisse realmente di scena dallo scacchiere della Libia

“Affrontando la situazione in modo realistico, la politica italiana per la Libia e il Mediterraneo segnerebbe un grosso punto a favore della sua linea di intervento, vedendo eliminato un leader che almeno sulla carta aveva tutto per poter guidare il paese nord africano, salvo l’appoggio internazionale – ha spiegato Serangelo -. Venendo meno la figura di Haftar, sempre se confermato il bollettino medico, i pedoni sullo scacchiere libico si destabilizzano, se possibile, ancora di più. Tutta quella fetta di Cirenaica orientale fedele al generale non scomparirà con lui, non potrà essere inglobata da altri schieramenti presenti sulla scena come quello del figlio di Gheddafi né tanto meno da quello del GNA. Diventerà letteralmente un gruppo politico alla ricerca di un leader e dunque di una nuova identità politica. Con una forte identità clanica come è caratterizzata la Libia, è possibile che uno scenario sia designato da una guerra interna agli ‘haftariani’ i quali si divideranno in coloro che rimarranno fedeli ad un nuovo leader vicino ad Haftar e coloro che intendono aprirsi ad una linea più moderata per una politica comune”.

Quali sono le opportunità per l’Italia in caso si concretizzi questa eventualità

“Gli italiani in tal senso, sostenendo il leader Al Fayez Serraj, potrebbero cogliere l’occasione di aprire un dialogo costruttivo con la base fedele al generale e da sempre ostile al GNA – ha concluso l’esperta di Alpha Institute -. L’apertura di un dialogo si traduce in una rapida presa di coscienza della situazione da parte delle istituzioni nazionali che, con la giusta copertura mediatica e una forma di democrazia indiretta particolarmente efficace, potrebbero conquistare una nuova fetta d’influenza anche in Cirenaica”.