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Libia, chiude ufficialmente il più grande giacimento di petrolio: Sharara

Libia, Chiude Ufficialmente Il Più Grande Giacimento Di Petrolio: Sharara

La NOC annuncia ufficialmente la chiusura per cause di forza maggiore del più grande giacimento di petrolio in Libia: Sharara, conquistato da miliziani una settimana fa

Il più grande giacimento di petrolio in Libia, quello di Sharara, chiude ufficialmente i battenti per cause di forza maggiore. Lo ha annunciato la National Oil Corporation (NOC), una settimana dopo che la struttura nel sud del paese africano è stata conquistata da un gruppo di miliziani (il Movimento del Fezzan, FRM), ma che fino a questo momento aveva continuato a produrre greggio. Le attività, riporta una nota della NOC, ricominceranno solo una volta che saranno stati predisposti meccanismi di sicurezza alternativi. Che, secondo la Compagnia, non è detto siano gli stessi in essere prima degli attacchi. Per ora, invece, rimangono attivi i campi di El Feel, pur se anch’essi nelle mani del gruppo armato. Ai dipendenti delle installazioni, infatti, è stato permesso continuare l’approvvigionamento. Il gruppo che ha conquistato i giacimenti ha presentato essenzialmente due richieste per il suo rilascio: il pagamento degli stipendi e fondi per lo sviluppo del sud. 

La compagnia di bandiera del paese africano nei giorni scorsi aveva lanciato l’allarme su quali sarebbero state le ripercussioni di questa situazione. In primis sull’economia e sui programmi di sviluppo sostenibile

La NOC già nei giorni scorsi aveva lanciato l’allarme sulle conseguenze di questa situazione. A proposito aveva reso noto che la chiusura forzata dei campi petroliferi di Sharara potrebbe determinare una perdita di 315.000 barili al giorno (bpd). Ad El Feel, inoltre sarebbero 73.000. Per un totale di quasi 400.000 bpd. Ciò avrebbe avuto ripercussioni a catena in maniera devastante In Libia. In primis sui programmi di sviluppo sostenibile, rivolti soprattutto al sud. Vedi il ricollocamento di una raffineria di greggio nell’area, che migliorerebbe la disponibilità di carburante per la popolazione locale e creerebbe posti di lavoro. Inoltre, all’economia del paese africano. La chiusura delle due strutture, infatti, potrebbe causare danni per oltre 32,5 milioni di dollari al giorno, senza contare che riattivarle richiederà tempo e altro denaro.

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