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Libia, alla fine Haftar ce l’ha fatta: controlla il giacimento di Sharara. E ora?

Libia, Alla Fine Haftar Ce L’ha Fatta: Controlla Il Giacimento Di Sharara. E Ora?

Khalifa Haftar è riuscito nel suo intento: Grazie all’operazione militare nel sud della Libia ha preso il controllo del giacimento di Sharara. I militari dell generale Kannah si sono ritirati pacificamente a El Feel per evitare spargimenti di sangue tra i Tuareg

Haftar alla fine ce l’ha fatta, ha conquistato il più grande giacimento di petrolio della Libia: quello di Sharara. Sembra che i miliziani Tuareg, affiliati all’LNA, siano entrati nell’infrastruttura dopo il ritiro delle forze militari di Sabha del generale Ali Kannah. I militari, che fanno capo al Consiglio Presidenziale (PC) di Sarraj, avrebbero abbandonato l’area in modo pacifico, ritirandosi a El Feel, dopo negoziati con il gruppo noto come “Brigata 173”, comandato da un uomo chiamato “Aghlas”. La decisione di lasciare le strutture è stata presa a seguito delle richieste degli elders locali, che hanno esortato il Kannah a evitare uno spargimento di sangue all’interno della tribù dei Tuareg. Anche il generale, infatti, vi fa parte, nonostante sia leale a Tripoli. Resta da capire ora se l’uomo forte della Cirenaica si accontenterà di Sharara o se punterà anche a El Feel. Di certo la situazione nel paese africano si complica.

Quanto accaduto mette seriamente a rischio la sicurezza e il processo politico in Libia. Se non si troverà una soluzione alla crisi, il paese africano potrebbe non avere un futuro

La conquista di Haftar del giacimento di Sharara è un colpo molto duro al processo di pace in Libia e rischia di mettere seriamente a rischio l’imminente Conferenza Nazionale (Al Multaqa Al Watani). Ci sono forti timori che l’accaduto contribuirà a destabilizzare gli equilibri interni al paese africano, e di conseguenza anche la sicurezza. Sarraj e il PC cercheranno di trattare con i Tuareg, probabilmente usando proprio il generale Kannah, e si rivolgeranno nuovamente alla comunità internazionale per chiedere aiuto. Lo stop alle estrazioni, infatti, penalizza ulteriormente la già fragile economia della nazione e impone uno stop a tutte le iniziative di riconciliazione finché non sarà fatta chiarezza. In questo contesto, UNSMIL e Ghassan Salamé dovranno fare i salti mortali per cercare di risolvere la crisi. Altrimenti c’è la concreta eventualità che Tripoli reagisca inviando i militari per riprendere le infrastrutture. A quel punto, sicurezza e futuro saranno utopie.

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