Orizzonte Libia: rischio golpe dopo le elezioni del 2018

Libia-Serraj-Macron-Heftar

Le elezioni del 2018 in Libia potrebbero portare a un nuovo golpe

Analisi a cura di: Denise Serangelo, Alpha Institute.

La Libia rimarrà anche per il 2018 il principale hub di interesse strategico per le politiche del Governo italiano in materia di economia e sicurezza nazionale. I prossimi mesi vedranno lo svolgimento delle elezioni politiche, da cui dipenderà il futuro del Paese la sua stabilità futura. Analizzando il quadro politico libico emergono forti rischi di instabilità legati all’esito della consultazione elettorale. Fondamentale sarà il ruolo ricoperto dall’esercito e la sua fedeltà al leader che emergerà dopo il voto. Se infatti dovesse venire eletto dal popolo qualcuno non gradito alle gerarchie militari nel Paese è ipotizzabile uno scisma di potere che potrebbe portare ad un tentativo di golpe a Tripoli.

A rischio l’economia petrolifera della Mezzaluna e la gestione dei migranti

Tale evento riporterebbe la Libia in uno stato di guerra civile. Il nuovo assetto istituzionale che Tripoli assumerà e le conseguenti violenze che ne potrebbero scaturire influenzeranno inevitabilmente anche l’economia del Paese, basata sull’esportazione petrolifera, con dirette conseguenze anche sugli interessi energetici italiani in zona. Parimenti, anche le politiche di gestione delle rotte di migrazione attraverso il Mediterraneo potrebbero subire pesanti ripercussioni. Per comprendere quale sarà il futuro libico è però fondamentale ripercorrere i fatti salienti del 2017.

Serraj nel 2017 ha dimostrato la capacità di reazione del suo governo

Al Fayez Serraj, Presidente del Consiglio Presidenziale e Primo Ministro del Governo di Unità Nazionale (GNA) – sostenuto dalle Nazioni Unite – ha subìto molteplici attacchi, mirati a screditare il suo potere politico agli occhi della popolazione e anche degli interlocutori istituzionali europee. In particolare, sono da segnalare due tentati colpi di stato: il primo è avvenuto il 14 ottobre del 2016 ed il secondo è stato compiuto il 12 gennaio 2017. Entrambi sono stati tentati da Khalifa Ghwell e dalle milizie alle sue dipendenze. I tentativi di golpe sono stati respinti dalle forze fedeli al GNA , che hanno dimostrato la capacità di gestire la sicurezza della capitale libica, senza ricorrere a dimostrazioni di forza o interventi di supporto esterni. L’attuale capacità di reazione a minacce interne ha permesso all’attuale governo libico di trovare maggiori solidità e compattezza. Da ciò è derivato un aumento del suo peso politico e della sua capacità di mediazione in ambito nazionale ed internazionale.

La parabola di Haftar, l’uomo forte della Cirenaica

La stabilizzazione del GNA è direttamente legata alla perdita d’influenza dell’avversario principale del governo di Tripoli, il generale Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica e comandante del Lybia National Army (LNA), l’esercito libico che dovrebbe essere posto sotto il controllo del Consiglio Presidenziale come previsto negli accordi di Skhirat firmati nel 2015. Haftar ha fatto della non ingerenza straniera nella politica libica e della lotta all’estremismo islamico i suoi capisaldi. Queste posizioni, sommate alle conquiste militari ottenute ai danni dell’IS a Bengasi, hanno garantito ad Haftar una notevole capacità negoziale ai tavoli di trattativa internazionali.

Il Generale è stato ‘scaricato’ dal Parlamento di Tobruk

Nella primavera del 2017 sembrava ormai palese che il generale avesse superato in credibilità il suo avversario Serraj, ma una serie di incontri con leader stranieri e, a marzo 2017, con esponenti russi e poco dopo con gli omologhi francesi hanno minato la sua linea politica, che ha perso solidità agli occhi dei suoi stessi sostenitori. Il 21 novembre 2017 la parabola discendente di Haftar ha trovato compimento con la firma della formula unificata di modifica dell’accordo politico libico (LPA nella sigla inglese) presentato dall’inviato dell’Onu per la Libia, il franco-libanese Ghassan Salamè. A sottoscrivere l’accordo è stato infatti il Parlamento non riconosciuto di Tobruk, da sempre il principale sostenitore del generale Haftar.

Una situazione critica per gli interessi italiani nel Mediterraneo

Lo schieramento delle forze in campo attualmente vede da una parte il GNA guidato da Serraj, al momento più forte e stabile rispetto allo scorso anno ma che ha bisogno di continuare a lavorare sulla propria solidità, così da assumere il ruolo di leadership del Paese; dall’altra parte è evidente la perdita di influenza politica del generale Haftar, ridotto all’angolo dal suo stesso Parlamento, orientato alla collaborazione con il governo di Tripoli. Per quanto riguarda le posizioni italiane nel Paese, infine, è da evidenziare il rafforzamento del dialogo italo-libico: è da quello, infatti, che deriva la firma degli accordi per le milizie del sud libico, sottoscritti dal Governo Gentiloni attraverso la mediazione operata dal ministro dell’Interno italiano, Marco Minniti. L’accordo prevede un impegno maggiore nell’arginare il dilagante fenomeno migratorio dall’Africa (costa libica) alle coste italiane e proveniente soprattutto dai paesi sub sahariani e confinanti con la Libia.

Fino alle elezioni la situazione libica dovrebbe rimanere stabile

Lo scenario libico appare quindi stabile – salvo complicazioni non preventivabili – per le prossime settimane, ma l’orizzonte temporale a sei mesi è reso oscuro dalle elezioni politiche in Libia, che si dovrebbero svolgere tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate del 2018. L’appuntamento elettorale, come premesso, sarà infatti la vera prova della raggiunta stabilità politica della repubblica nordafricana. Nel breve, invece, a seguito della firma degli accordi di Skhirat, in Marocco, entro gennaio 2018 potremmo assistere, salvo ostruzionismi politici, alla creazione di un vero Governo di Unità Nazionale (e non solo di Accordo Nazionale) condiviso tra la compagine di Tripoli e quella di Tobruk.

La legge elettorale libica dovrà tener conto degli equilibri tra tribù

Gli accordi marocchini sono la base per la transizione politica della Libia verso un GUN che possa realmente portare alla formazione di un esecutivo capace di votare una legge elettorale condivisa e dunque di indire elezioni entro il 2018 come auspicato dalle Nazioni Unite. La legge elettorale dovrà tenere conto della natura tribale della Libia, una realtà non facile da includere nella sua totalità nel processo elettorale. Una particolare attenzione dovrà essere rivolta alle tribù più importanti ed influenti come Tebu e Tuareg, che potrebbero minare la validità del voto con azioni intimidatorie verso gli esponenti del governo transitorio, laddove temessero di essere esclusi dalla scena politica del paese.

L’esercito è il vero ago della bilancia della stabilità interna libica

Oltre alle tribù, è essenziale il ruolo di comando e gestione della Difesa Libica. Attualmente è nelle mani del generale Haftar mentre dovrebbe essere nelle disponibilità del Consiglio presidenziale, ovvero del premier Serraj. In un contesto così articolato come quello libico le forze armate sono essenziali per dare valore effettivo alle azioni politiche intraprese dal Governo: se l’effettività dell’esercito dovesse continuare a rimanere nelle mani del generale Haftar ma il suo operato rimanesse sotteso alle decisioni di Serraj si verificherebbe una dicotomia pericolosa e controproducente che porterebbe una recrudescenza delle violenze soprattutto nelle zone economicamente più rilevanti, soprattutto la mezzaluna petrolifera.

Da non sottovalutare il ruolo degli ex seguaci di Gheddafi

Infine, non è da sottovalutare il ruolo degli ex leader politici e militari del regime di Gheddafi, direttamente collegato a quello dell’esercito. I colonnelli dell’ex rais dovrebbero essere estromessi in parte dalle attività di governo a favore di una leadership nuova e senza connessioni con il passato, ma l’esclusione in toto di un gruppo politico ha già portato in altre realtà ad un malcontento ingestibile, degenerato in violenza contro civili e terrorismo politico. Gli ex fedelissimi del Rais potrebbero quindi cercare di imporre la loro inclusione politica facendo pressioni sulle frange più estreme del movimento rivoluzionario del 2011, totalmente ostili a ingerenze del vecchio regime libico.

Le elezioni 2018 saranno lo spartiacque tra la nuova e la vecchia Libia

L’appuntamento elettorale previsto per la metà del 2018 si presenta quindi come lo spartiacque tra la ‘vecchia’ Libia e quella nuova ed è da considerarsi dirimente per gli equilibri futuri dell’area nord-africana.