Le forze speciali Usa in Iraq e Siria vanno a caccia di leader Isis

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La nuova strategia Usa anti-Isis assegna un ruolo importante ai commandos

La situazione In Siria si complica ulteriormente per Isis. Alle forze di Damasco e ai curdi delle SDF si aggiunge un nuovo nemico sul terreno: le forze speciali Usa. Queste finora avevano prevalentemente addestrato le unità militari e fornito loro expertise sul campo in occasione delle battaglie contro Daesh. Nome in codice della missione: Foreign Internal Defense (FID). Da qualche tempo, però, le cose sono cambiate. I commandos statunitensi hanno cominciato ad avere un ruolo più attivo e diretto nella lotta al Califfato. Lo stanno facendo con una serie di operazioni mirate per dare la caccia ai leader dello Stato Islamico. Non è un caso che recentemente sono stati inviati altri 200 operatori a rinforzo dei 300 già sul terreno. L’ultima in ordine di tempo è avvenuta nell’Est del Paese, secondo quanto riporta il Washington Post. Peraltro, profondamente all’interno del territorio ancora controllato dai jihadisti.

Come è avvenuta l’operazione a Deir al-Zour

L’operazione Usa anti-Isis in Siria è avvenuta presso un piccolo villaggio nella Valle dell’Eufrate, nei pressi di Deir al-Zour. Le forze speciali sono atterrate con alcuni elicotteri nell’area e vi sono rimaste circa 90 minuti. L’obiettivo era catturare un personaggio di alto profilo per poterlo interrogare. I commandos hanno intercettato il mezzo su cui viaggiava, ma sembra ci siano stati problemi e in breve è scoppiato un conflitto a fuoco. Questo ha causato la morte del miliziano Daesh e di un’altra persona che era con lui. Da parte statunitense, invece, non ci sono state vittime. Concluso lo scontro, i militari hanno preso i due corpi e li hanno caricati sui velivoli per poi andare via. Il raid è stato confermato anche dal colonnello John Dorrian, portavoce della Coalizione anti-Stato Islamico a guida Usa. L’ufficiale ha spiegato che c’è stata l’8 gennaio un’operazione, ma non ha fornito dettagli in merito.

Chi sono e come operano i cacciatori dei leader Isis

Darrian ha fornito una conferma anche sulla nuova strategia. “Gli Stati Uniti e tutta la Coalizione anti-Isis continuerà a braccare i leader del Daesh ovunque siano – ha sottolineato -. Ciò per garantire la sicurezza e la stabilità sia della Regione sia delle nostre patrie”. La caccia ai capi dello Stato Islamico, peraltro, non avviene solo in Siria ma anche in Iraq. Nell’area Nord-Ovest del paese, infatti, ci sono diversi avamposti da cui partono le unità delle forze speciali. Si tratta di distaccamenti piccoli ma letali, dotati delle tecnologie ed equipaggiamenti più avanzati. Questi conducono missioni-lampo in entrambe le nazioni e poi rientrano in base. Hanno un’elevatissima capacità di penetrazione nel territorio nemico. Presumibilmente, gli assetti sono formati da 8-12 operatori provenienti dalla Delta Force dell’Esercito Usa o dai Seal della Marina, a cui si aggiungono elementi delle MARSOF, le forze speciali dei Marines.

La cattura di soggetti-chiave garantirà nuovi vantaggi nella lotta al Daesh

L’impiego delle forze speciali nella lotta a Isis finora era avvenuto raramente, in quanto si prediligeva eliminare i vertici del Daesh. Peraltro con raid aerei, per diminuire drasticamente i rischi per gli operatori. I commandos, invece, erano usati per operazioni di salvataggio o di attacco mirato. La novità, invece, farà la differenza. Non si tratta di azioni spot, ma di una vera e propria strategia. Lo ha spiegato alla stampa il portavoce del Pentagono, il capitano Jeff Davies. “Lo abbiamo già fatto prima – ha sottolineato – e continueremo a farlo ancora”. Questa permetterà, infatti, di accedere a nuove informazioni provenienti da fonti dirette. Inoltre, i raid mordi e fuggi alimenteranno il forte stress a cui sono già sottoposti i miliziani e dei loro leader. Questi saranno braccati ovunque, con scarsa o nulla possibilità di prevenzione o contrasto.

L’articolo integrale sull’operazione a Deir al-Zour del Washington Post