skip to Main Content

Le 7 fake news che hanno alimentato il “mito” di Isis su internet

Le 7 fake news più famose e ricorrenti su Isis

L’esplosione di Isis in Medio Oriente e Nord Africa è dovuta non solo alla forza militare espressa dal Daesh contro eserciti poco convinti e male armati. Ma anche grazie a un’imponente campagna mediatica, che ha coinvolto tutto il mondo. In particolare attraverso il veicolo più immediato di diffusione: internet. In parte attraverso i suoi organi ufficiali e ufficiosi: da Amaq ai canali su Telegram. In parte mediante la diffusione di una serie di bufale gigantesche, che hanno alimentato il “mito” dello Stato Islamico. Analisi & Difesa ne ha analizzate 7, che ritiene le più ricorrenti e “penetranti”. Lo ha fatto grazie ai contributi di diverse fonti, locali e internazionali. Vere e proprie leggende metropolitane, che hanno contribuito alla crescita di peso della formazione. Che però, appena si è presentata l’occasione di dimostrare sul campo la propria forza, ha fallito. Come dimostrano le sconfitte in Iraq, in Siria e in Libia.

Isis non è stato creato dalla CIA e al Baghdadi non era un agente del Mossad

La prima fake news sul web è che Isis sia stato creato e finanziato dall’Occidente. CIA in primis. La notizia è assolutamente falsa. Daesh è nato da al Qaeda in Iraq (AQI), guidata dal terrorista giordano Abu Musab al-Zarqawi. L’Occidente e la Coalizione internazionale non solo non l’appoggiavano, ma la combattevano duramente. La seconda balla è che il fondatore dello Stato Islamico, Abu Bakr al Baghdadi era un agente del Mossad, il cui vero nome era Elliot Shimon. Avrebbe creato Isil per l’agenda di Israele. A conferma della tesi sono state pubblicate alcune foto di una persona somigliante al Califfo. Peccato che il suo vero nome fosse Motaz Hattar e che non c’entrasse nulla con la jihad.

La foto del miliziano morto in Iraq non ritrae il Califfo e questo non ha mai incontrato il senatore McCain

La terza bufala su Isis è che al Baghdadi sia stato ucciso in Iraq dalle forze locali e che quindi Daesh debba vendicarlo. A conferma è stata postata una foto di un morto che sembra il Califfo. Non è lui ma un semplice miliziano dello Stato Islamico. Si chiamava Sami Abdullahu e ha perso la vita in Siria. Quarta “balla” di proporzioni gigantesche è che al Baghdadi ha incontrato il senatore Usa John McCain. E’ vero che l’ex candidato alle presidenziali fece una riunione con alcune forze dell’opposizione in Siria. Ma erano membri del Free Syrian Army (FSA) e l’evento accadde il 23 giugno del 2013. Già a quel tempo al Baghdadi era a capo di Isil, che nel paese allora si chiamava Fronte al Nusra, antagonista del FSA.

Photoshop fa miracoli, ma non sostituisce le immagini originali. Isis, inoltre, non riceveva aiuti dagli Usa. Li rubava ai soldati iracheni

Isis per diffondere la quinta fake news su internet è dovuto ricorrere a un programma per ritoccare le immagini. Sono, infatti, circolate alcune foto di un miliziano con un tatuaggio militare Usa sull’avambraccio. Il testo che le corredava era che i soldati americani erano mercenari e la bufala è stata diffusa dai media mainstream. Dopo poco, però, si è trovata l’immagine originale del jihadista che non aveva affatto il tatuaggio incriminato. il disegno è stato aggiunto successivamente. In sesta posizione ci sono notizie fatte circolare ad arte sul web, legate al fatto che lo Stato Islamico in Iraq ricevesse rifornimenti dagli Stati Uniti. Alcuni video, invece, hanno ristabilito la verità. Gli estremisti rubavano scorte all’esercito di Baghdad, che li aveva ricevuti dall’America. Da qui la presenza di simboli noti sugli scatoloni.

Gli 007 di tutti i paesi del mondo che cominciano con “I” potrebbero essere legati a Isis

Anche la settima e ultima fake news coinvolge Israele. Su internet sono circolate alcune teorie sul fatto che l’acronimo Isis sia lo stesso di quello dello “Israeli Secret Intelligence Service”. Ma anche altre agenzie di 007 internazionali potrebbero condividerlo. Basta sostituire la prima parola con una qualsiasi nazione che incominci per “I” e il gioco è fatto. Persino diversi prodotti in tutto il mondo lo condividono. E non vuol dire che siano legati in qualche modo al Daesh e alla jihad. Di conseguenza, è una fake news. Probabilmente diffusa da fonti che non amano il Paese ebraico allo stesso modo in cui sono contro lo Stato Islamico.

 

Back To Top