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Con l’attentato di Berlino torna di moda il Vehicular Terrorism

Con L’attentato Di Berlino Torna Di Moda Il Vehicular Terrorism

L’uso di mezzi pesanti come armi del terrorismo è in crescita. Sia da parte di gruppi organizzati sia di lupi solitari. Quali sono le contromisure?

Da Analisi Difesa, autore: Pietro Orizio -. Nuovo caso di “Vehicular Terrorism” in Germania. Un tir è piombato sulla folla in un mercato di Natale a Berlino. Il bilancio è stato di 12 morti e 48 feriti. Su Twitter la polizia tedesca fa sapere che il camion è stato “deliberatamente lanciato contro la folla”. L’agenzia Dpa, citando fonti d’intelligence, rivela inoltre che l’attentatore è un migrante pakistano. Sarebbe entrato in Germania lo scorso febbraio. Accurate istruzioni per l’impiego di mezzi pesanti come “arma mortale contro i crociati” sono contenute nel numero di novembre del magazine dell’Isis “Roumiyah”. “Pochi comprendono la mortale capacità dei veicoli a motore di fare un gran numero di vittime se usati nella maniera giusta, come dimostrato a Nizza dall’attacco lanciato dal fratello Mohamed Lahouaiej Bouhel che ha ucciso 86 crociati ferendone altri 434”, si legge sulla rivista diffusa in più lingue.

La rivista Isis spiega perché usare i veicoli e dove attaccare

“I veicoli sono come coltelli, estremamente facili da acquistare – prosegue la rivista -. Ma, diversamente dai coltelli, non fanno sorgere sospetti perché diffusi in tutto il mondo. Per questo, sono uno dei metodi più efficaci di attacco e offrono a chiunque sia in grado di guidarli la possibilità di provocare terrore”. Roumiyah suggerisce anche i bersagli contro cui usare il “Vehicular Terrorism”. Strade affollate, celebrazioni, mercati all’aperto, festival, parate, raduni politici. L’attentato, peraltro, è solo l’ultimo episodio di violenza che ha insanguinato negli ultimi mesi la Germania.

La recente scia di sangue in Germania

Il 18 luglio un profugo pachistano ferì 4 persone su un treno a Wuerzburg prima che la polizia lo eliminasse. Il 22 luglio a Monaco di Baviera il 18enne tedesco-iraniano David Sonbody sparò con una pistola contro un gruppo di persone in un centro commerciale. Ne Uccise 9 e ne ferì 25 prima di suicidarsi. Il 24 luglio Abu Mohammad Daleel, profugo siriano che aveva appena giurato fedeltà a Isis, si fece esplodere ad Ansbach: ferì 15 persone. Lo stesso giorno un altro profugo siriano, a Reutlingen uccise una donna polacca incinta e ferì altre 2 persone. Fu neutralizzato da un passante. Il 26 novembre un bambino di 12 anni di origine irachena tentò di provocare una strage in uno dei più grandi mercati di Natale del Paese. A Ludwigshafen, in Renania-Palatinato, cercò di far esplodere uno zainetto, che conteneva una rudimentale bomba con chiodi.

Abu Mohammad Al Adnani è l’ispiratore del Vehicular Terrorism in Europa

Abu Mohammad Al Adnani è l’ispiratore dei lupi solitari Isis con proclami che invitavano a utilizzare ogni mezzo possibile per colpire gli infedeli. Nonostante sia stato recentemente ucciso (sembra da un raid aereo Usa), ha contribuito a consolidare la tendenza all’uso di veicoli negli attentati. Non come vettore di ordigni, ma per la capacità di uccidere investendo le vittime. “Se non potete far scoppiare una bomba o sparargli, trovate un infedele e investitelo con un’automobile”, disse in un proclama che 2 anni fa ispirò azioni di “terrorismo veicolare”. Questa metodologia di attentati non è una novità nella storia del terrorismo, anche in Europa. È l’evoluzione di una tecnica sempreverde. I vantaggi sono vari. Soprattutto la loro disponibilità e semplicità d’impiego, che li rende “moltiplicatori di forza”. Ci sono anche facilità d’emulazione, economicità e pochissima pianificazione, coordinazione e logistica. Oltre alla quasi totale riduzione di rischi legati all’approvvigionamento di materiali illegali.

Cos’è il “Vehicle Ramming” e perché è in auge in Europa

La tattica di lanciare veicoli contro edifici e persone viene definita “Vehicle Ramming”. È adottata da gruppi terroristici, lupi solitari e criminali comuni. Da qui “Vehicular Assault” e “Vehicular Terrorism” (attacco o terrorismo veicolare). A decenni di attacchi con armi da fuoco ed esplosivi – ancora i sistemi preferiti – le forze di sicurezza hanno risposto con misure e provvedimenti più o meno efficaci che ne hanno limitato l’accessibilità. Perciò, unitamente al fatto di non richiedere un particolare addestramento, esperienze pregresse o contatti diretti con i gruppi leader della galassia jihadista, la tattica del ramming non è mai passata di moda. Anzi il trend previsto è quello di un sempre maggior impiego. Jamie Bartlett del Think Tank britannico Demos sostiene che questi attacchi siano particolarmente confacenti ai lupi solitari. Questi, fomentati ed istruiti dalla propaganda sul web, trasformano rabbia e frustrazione in azioni letali individuali, virtualmente impossibili da sventare.

Le contromisure nel mondo contro il Vehicular Terrorism

Già nel 2010 era stato emanato un warning di FBI e Dipartimento Homeland Security (DHS) su attacchi ramming e “Vehicular Terrorism”. Nel documento si riportavano informazioni per prevenirli. Da modifiche inusuali ai veicoli quali rinforzi frontali all’acquisto o noleggio di grossi automezzi. Specie se accompagnati da ansia e timore durante le transazioni. Gli altri erano la mancanza di familiarità con il funzionamento e caratteristiche del veicolo impiego inconsueto di particolari veicoli in aree pedonali, zone a traffico limitato, feste, sagre o mercatini. Gli americani hanno sempre trattato molto seriamente la minaccia del terrorismo veicolare installando dei bollards (dissuasori) attorno ad edifici e aree pedonali. Inizialmente per incidenti stradali. Poi, dall’ 11 settembre 2001, per il terrorismo maggiorandone dimensioni, peso e resistenza. Un bollard standard può fermare un veicolo di circa 7 tonnellate alla velocità di 80 km/h.

La risposta di Israele e del Regno Unito al terrorismo veicolare

Nell’attuale Intifada dei coltelli, gli israeliani hanno blindato fermate di autobus e semafori. Hanno usato dissuasori, dispositivi attivi o passivi anti-investimento, pattuglie mobili e torrette con videocamere di sorveglianza. Nel paese ebraico, infatti, il “Vehicular Terrorism” ha una durata e un’incisività in termini di vittime ridotta. Ciò grazie all’immediato intervento di cittadini armati. I britannici invece, dopo il fallito attentato all’aeroporto di Glasgow, hanno riconsiderato la progettazione degli spazi pubblici ed edifici potenzialmente obiettivi del terrorismo. Con l’“Hostile Vehicle Mitigation” sono state introdotte nuove misure che obbligano a ridurre la velocità dei veicoli. Inoltre, ne impediscono l’avvicinamento diretto attraverso curve, chicane, VSB (Vehicle Security Barrier), barriere passive e attive come bollards e blocchi fissi o retrattili, aiuole in cemento, berme, cancelli o recinzioni scorrevoli. Esistono anche soluzioni più tecnologiche, come quella sviluppata da una società britannica. Un sensore in grado di fermare il motore di un veicolo in movimento.

L’articolo completo sul “sempreverde” terrorismo veicolare su Analisi Difesa

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