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L’arma migliore contro le dittature sono internet e i social media

L’arma Migliore Contro Le Dittature Sono Internet E I Social Media

In Iran chiusi per la popolazione Telegram, Instagram e gli altri Social. La Repubblica Democratica del Congo “spegne” internet e SMS

In Iran il governo ha bloccato l’accesso per la popolazione a Telegram, Instagram e ad altre piattaforme. Lo ha confermato su Twitter Pavel Durov, fondatore del noto social media, spiegando che Teheran ha agito a seguito del rifiuto di Telegram di chiudere i canali legati alle proteste pacifiche nel paese. Secondo gli analisti, la Repubblica sciita teme che possano essere immesse in rete una serie di informazioni sgradite, che potrebbero crearle ulteriori problemi con la comunità internazionale. Quello dell’Iran, peraltro non è un caso isolato. Nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) sta accadendo lo stesso. Dopo le proteste dei cattolici a Kinshasa contro la permanenza al potere a oltranza del presidente Joseph Kabila, nonostante il suo mandato fosse scaduto a fine 2016, le istituzioni hanno bloccato internet e gli SMS. Anche in questo caso ci sono paure che giungano all’estero informazioni o immagini che non dovrebbero circolare.

Le manifestazioni erano simili: in Iran si protestava contro governo e corruzione. A Kinshasa contro la presidenza a oltranza di Kabila

Le proteste in Iran e nella Repubblica Democratica del Congo sono simili. Entrambe hanno carattere pacifico e chiedono la stessa cosa. La rimozione dei vertici governativi, la fine della corruzione e migliori condizioni di vita. E purtroppo in tutte e due i casi ci sono state vittime, ma solo tra la popolazione. Nel caso dell’RDC si è anche arrivati più in basso. Le forze di sicurezza hanno arrestato 12 chierichetti che, in abiti liturgici, si erano messi in testa alla marcia pacifica contro Kabila. Inoltre, la polizia ha lanciato gas lacrimogeni nella chiesa di Notre-Dame del Congo, la cattedrale di Kinshasa, mentre era in corso una messa.

Il blocco di internet e social media ha uno scopo ben preciso: evitare che soprattutto all’estero circolino contenuti imbarazzanti e zittire l’opposizione

Con il blocco di internet, social media e telecomunicazioni – che Iran e Repubblica Democratica del Congo hanno motivato “per riportare la pace” – si cerca invece di imbavagliare il dissenso. Soprattutto verso un’audience all’estero. Togliendo ai manifestanti la loro arma migliore: un megafono che amplifica a livello globale i loro messaggi e le proteste. E che allo stesso tempo documenta le malefatte delle due dittature. Non solo con testimonianze, ma anche con foto e video. Più difficili da sminuire o smentire, rispetto alle parole delle vittime.

Il post di Durov in cui denuncia il blocco di Telegram in Iran, dopo il rifiuto di chiudere alcuni canali

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