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La UE, dopo l’uscita di Draghi dalla BCE e la fallimentare intesa sui migranti, ha un futuro?

La UE, Dopo L’uscita Di Draghi Dalla BCE E La Fallimentare Intesa Sui Migranti, Ha Un Futuro?

Dall’uscita di Draghi dalla BCE al fallito accordo sui migranti. Sono tutti elementi che conducono al fallimento dell’UE e al fatto che stiamo vivendo in un’epoca “individualista ed egocentrica”

L’uscita di Mario Draghi dalla Banca centrale Europea (BCE) favorisce l’obiettivo dei paesi nordici di condurre al completo disfacimento l’Unione Europea. Ipotesi non remota, purtroppo, dimostrata anche dal recente e strombazzato accordo di Malta sui migranti firmato da Italia, Germania, Francia e Malta. Obiettivo: il ricollocamento dei migranti soccorsi in alto mare. L’iniziativa, infatti, pur meritoria nell’intento, si è rivelata l’ennesimo clamoroso flop come conferma quanto accade praticamente su base quotidiana. Le contingenze temporali sopra evidenziate, costituiscono ulteriori fattori a conferma che stiamo vivendo in un’epoca “individualista ed egocentrica” in cui il benessere ha trasformato i desideri in diritti, dissipato i valori e inoculato nelle giovani generazioni un’assoluta irresponsabilità di fronte alla vita.

L’immediatezza delle informazioni, incentrate sui nuovi processi tecnologici, hanno prodotto profondi mutamenti nella nostra società. Non c’è più posto per i valori umanistici di onestà, responsabilità, solidarietà, dignità della persona e della concordia e convivenza sociale

In effetti, la società attuale è caratterizzata dall’immediatezza delle informazioni incentrate – soprattutto – su nuovi processi tecnologici che hanno prodotto profondi mutamenti non solo nel settore economico, ma anche in quello sociale e culturale. In tale contesto non trovano più posto i valori umanistici dell’onestà, della responsabilità, della solidarietà, peraltro sancita dalla nostra Costituzione, della dignità della persona e della concordia e convivenza sociale. La maggior parte delle persone attribuisce queste derive alla diffusione delle nuove tecnologie che stimolano la distrazione, per impedire di “pensare”. Infatti, alcuni ritengono che la diffusa offerta tecnologica sia strategica, cioè voluta e programmata non solo per il vastissimo ritorno dei profitti ma anche per devastare e liquidare quella cultura umanistica che ci ha consentito, nel tempo, di superare l’irrazionale e gli orrendi e sanguinosi conflitti che ha generato.

Lo sconvolgimento sociale in atto è dovuto in buona parte alla mancata assunzione delle nostre responsabilità. Ecco perché

Condividiamo queste considerazioni, ma riteniamo che lo sconvolgimento sociale sia dovuto anche alla mancata assunzione delle nostre responsabilità. La memoria – purtroppo sempre corta – ha sepolto nel dimenticatoio gli eventi chiave che documentano palesemente questa constatazione. In particolare, abbiamo:

  • rinnegato la nostra “cultura mediterranea”, incentrata sui quattro principi cardinali – Limite, Misura, Armonia e Proporzioni – e ci siamo lasciati assalire, acriticamente, dall’omologazione culturale degli Stati anglofoni del pianeta, per realizzare una società edonistica, incentrata sull’emulazione della cultura dominante;
  • svenduto la nostra formazione intellettuale che, ben lontana dal pretendere di omologare il pensiero e/o la società, ci aveva aiutato fino a qualche tempo addietro ad “imparare a pensare”. Cioè ci ha insegnato a trovare legami e regole che – lungi dal soffocare la nostra libertà ed indipendenza – ci hanno liberato dai nostri istinti irrazionali, spesso tradotti nell’aforisma di “homo homini lupus”;
  • abdicato all’eredità greco-romana con la quale Carlo Magno, nell’800, realizzò il primo embrione di una “Europa Unita” nel Sacro Romano Impero amalgamando la lex romana – quale limite all’arbitrio del monarca – con le ordalie barbariche, stemperando i selvaggi costumi dei Celti e dei Germani nei mores latini e nella spiritualità cristiana ancorata al rispetto della vita e della dignità umana.

Il progetto di una Comunità Europea fu sollecitato anche dagli Usa con il presidente Truman

Il progetto di una Comunità Europea risorse come idea luminosa – concepita nel 1941 in Italia con il manifesto di Ventotene –  in seguito alle vicende della Prima e della Seconda Guerra Mondiale che condussero alla distruzione di mezzo mondo. Il concetto venne ripreso – e ci fu anche caldamente sollecitato – dal nostro alleato atlantico il 3 aprile 1949, nel corso di un incontro riservato, svoltosi alla Casa Bianca, tra il Presidente americano Harry Truman e leader europei, per cercare di porre rimedio alle catastrofi delle due guerre mondiali ed evitarne una terza.

Truman e l’etnocentrismo germanico

Il Presidente Truman conosceva bene l’etnocentrismo germanico, sapeva che i Prussiani furono assoggettati ad una lunga e secolare tradizione militarista che ha inciso profondamente sul loro carattere permeato da un istinto “indirizzato” e abilmente condizionato dalla loro classe dirigente, l’establishment militare, che aveva governato per secoli la Prussia. Dirigenza criticata persino da Friedrich Nietzsche (1844 – 1900) il quale avvertì i compatrioti tedeschi che la politica del potere tout court – praticata dai vertici di allora – non accompagnata dalla profondità spirituale, avrebbe confuso e bistrattato il popolo tedesco, mediante quella che il filosofo definiva “volontà di potenza”.

La Comunità Europea, nonostante tutti gli ostacoli, era l’unica alternativa possibile contro il comunismo internazionale

Pur se questo disegno comportava enormi ostacoli derivanti dalle eterogeneità di tradizioni, culture, economie nazionali ed altro, era tuttavia l’unica alternativa possibile. Occorreva, in sintesi, che nell’Europa occidentale si formasse una nuova concezione di unione di Stati, un nuovo progetto politico che riuscisse a ridare vigore a spiriti cinici e prostrati dalla guerra, unico antidoto contro il “canto delle sirene” del comunismo internazionale.

Tutti gli step del disegno strategico di Truman sono stati percorsi, con alterne vicende ma con poco successo, dal 1949 ad oggi

Non è nostra intenzione criminalizzare i Tedeschi con l’approccio ad un razzismo alla rovescia, tuttavia, le suddette caratteristiche non sono state eliminate né dal corso del tempo né dalla realizzazione del progetto Truman – che vide la nascita della Comunità Europea nel 1951- ma solo affievolite e disseminate anche oltre l’Oceano Atlantico. Tutti gli step enunciati nel disegno strategico di Truman sono stati percorsi, con alterne vicende ma con poco successo, dal 1949 ad oggi. Sia l’alternanza di governi americani – che non hanno sempre e totalmente condiviso tale obiettivo – sia vari traumatici eventi accaduti a livello internazionale hanno modificato di volta in volta i vari progressi raggiunti, fino a stravolgerli.

Oggi dell’utopia di una “Confederazione Europea”, rimane ben poco

Oggi dell’utopia di una “Confederazione Europea”, rimane ben poco, tant’è che:

  • la Gran Bretagna è rimasta alla finestra a guardare cosa accadeva alla UE, fino ad uscirne con la Brexit;
  • la Francia ha continuato a fare i propri interessi nazionali nell’area nordafricana occidentale, rivaleggiando per la leadership dell’Unione con la Germania;
  • la Germania ha impiegato la mentalità prussiana – peraltro impedita a riaffermarsi nel contesto militare – applicandola nel settore economico, affermandosi come “locomotiva” della Unione Europea ed esportandola negli USA, ove si è coniugata con la finanza internazionale per condurci verso la globalizzazione universale;
  • gli altri 25 Stati che compongono l’Unione se ne infischiano delle regole comunitarie sottoscritte, rispettando solo quelle che favoriscono il rispettivo tornaconto e disattendendo le altre.

I pilastri della nostra “cultura mediterranea” sui quali si basava questa utopia, da circa mezzo secolo hanno cominciato a sgretolarsi. L’assunto di Nietzsche su “Dio è morto!” lo conferma

I pilastri della nostra “cultura mediterranea” sui quali si basava questa utopia, da circa mezzo secolo hanno cominciato a sgretolarsi. Le idee, le istituzioni, le forme di vita, elaborate in circa 6000 anni con il contributo di popoli diversi, stanno vacillando sotto la spinta di:

  • secolarizzazione sociale, intesa come liberazione da ogni forma di tutela religiosa – idea sviluppatesi in Inghilterra nella seconda metà dell’800 ispirata al positivismo e al materialismo – che tende a eliminare la trascendenza dal contesto sociale;
  • globalizzazione economica – incentrata sulla comunicazione e sull’impiego del computer – che ha eliminato i confini territoriali, affermando una logica orizzontale o relazionale, al posto di quella verticale motivata dalla trascendenza.

Fattualità che dimostrano l’assunto di Friedrich Nietzsche il quale proclamava anche che: “Dio è morto!”

L’idea di Dio, espunta dalla nostra cultura, non è stata più in grado di fungere come fonte della morale o come fine a cui tendono l’Uomo e la sua vita

Nella sua visione, Nietzsche ben conosceva cosa significasse fare a meno della divinità per una civiltà cresciuta nella convinzione della trascendenza sempre presente nella storia, affermando che sarebbe cominciata una nuova storia, in cui l’uomo avrebbe deificare se stesso. E così è avvenuto in quanto l’idea di Dio, espunta dalla nostra cultura, non è stata più in grado di fungere come fonte della morale né come fine a cui tendono l’Uomo e la sua vita, idea cardine della civiltà mediterranea ed occidentale. La morte di Dio ha condotto inevitabilmente a considerare relativi tutti i valori, negandoli uno ad uno a seconda delle circostanze e del tornaconto. Ma “Che farà l’uomo senza Dio? Allora tutto è permesso, si può fare qualsiasi cosa? Come farà l’uomo ad essere virtuoso senza Dio?” È questo il vero il problema!

L’uomo sta divinizzando la tecnica, la tecnologia e l’Intelligenza Artificiale (AI)

A queste domande drammatiche stiamo dando una risposta sconvolgente ed irrazionale, divinizzando la tecnica e la sua osannata Intelligenza Artificiale. Niente più trascendenza, oggi decide il nostro gusto, il nostro piacere, il nostro tornaconto, non più il nostro Logos. Pensiamo che la tecnica sia uno strumento a nostra disposizione e non ci accorgiamo che è diventata l’ambiente che ci circonda, un “full immersion” che ci costruisce secondo regole misurate solo sui criteri della funzionalità, dell’efficienza e della convenienza, che non esitano a subordinare le esigenze ed i bisogni dell’Uomo alle esigenze dell’apparato tecnico. La tecnica è solo funzionalità e non ci concede, nell’ambito di una concordia sociale che fino ad oggi abbiamo vissuto, di rielaborare ed associare in un contesto sociale nuovo che l’evoluzione impone, i concetti di conoscenza, cultura, individuo, dignità, solidarietà, identità, libertà, salvezza, verità, etica, politica, religione e storia.

I nuovi “dei” sono la bomba atomica ed il computer

Al loro posto abbiamo messo la bomba atomica ed il computer, costruendo una società aperta alla comunicazione e agli scambi, per dare risposta agli orrori generati dalle derive scientiste. Scienziati, privi di etica e di umanità che hanno portato a discriminare gli uomini in base a razza, classe, geni fino ad auto distruggersi con le due guerre mondiali e con l’irrazionale “guerra ibrida” del terrorismo. L’invenzione del computer, derivata dall’estensione alla macchina della struttura logica, e dunque universale, del cervello umano è stata fatta nella convinzione che l’Uomo debba essere definito non già da un’identità interiore, ma dall’insieme dei legami che egli intreccia con il suo ambiente circostante. Pertanto il computer – inventato da un essere umano – è stato creato ad immagine e somiglianza del cervello umano con un sistema operativo binario, ma i parametri con il quale, computer e cervello umano, funzionano sono molto diversi tra loro.

Computer e cervello, sistema binario vs. “Pensieri” e “Parole”

Nel computer, il sistema binario è dato da due numeri: zero e uno, con i quali l’élite tecnologica sviluppa i programmi con cui farlo funzionare – immagazzinando tutti i dati possibili che prima o poi saturano la sua memoria – per ottenere una risposta standardizzata.  Nel cervello, invece, il sistema di funzionamento è basato su “Pensieri” e “Parole” e la sua memoria è auto-espandibile, cioè più cose apprende ed elabora più la sua memoria si espande per archiviare le conoscenze. Ma la cosa più importante è che il sistema del cervello non è binario ma neuronale (un’unità morfo-funzionale e strutturale composta da un tessuto biologico altamente specializzato nel ricevere, trasmettere, controllare ed elaborare gli stimoli interni ed esterni del corpo, che consentono agli animali ed all’Uomo di relazionarsi con il proprio ambiente). Ciò significa che la molteplicità, l’eterogeneità e la diversità ambientale dei fattori e degli stimoli che deve elaborare non gli consentono di dare una risposta standardizzata ma diversa da persona a persona. Infatti, l’elaborazione dei dati acquisiti e delle esperienze vissute nelle più disparate località è diversa in ciascuno di noi.

Logos vs. Numero

Facendo un’equazione logica ma non matematica possiamo affermare che:

  • Logos = ragione = parola = trascendenza = civiltà mediterranea-occidentale = Armonia, Proporzioni, Limiti e Misura. Una civiltà fondata sulla conoscenza, sulla scrittura e sulla trascendenza, fondamenta sulle quali il pensiero greco, l’organizzazione giuridica romana e il cristianesimo hanno poi edificato la civiltà in cui viviamo;
  • Numero = tecnologia = sistema binario = omologazione culturale = potere numerico = potere economico. Una civiltà fondata sul numero che svilisce il senso di democrazia ove la quantità numerica è potere, esalta la quantità di denaro da accaparrare e ci sta conducendo in un “nuovo medio evo” governato da nuove signorie e dal vassallaggio globale.

Il cervello umano è un sistema cibernetico e va nella direzione verso la quale ognuno di noi lo indirizza

Di conseguenza se il cervello umano è alimentato da pensieri e parole, tutto ciò che si pensa e tutto ciò che si dice è alla base della “programmazione” di noi stessi. Cioè se ci alimentiamo giornalmente con pensieri e parole svantaggiosi, riprovevoli, negativi e contrapposti si svilupperanno in ognuno di noi atteggiamenti limitanti, inopportuni ed ostili (homo homini lupus). Per contro se ci “nutriamo” con pensieri e parole positivi inevitabilmente si svilupperanno atteggiamenti amichevoli, solidali, onesti e morali. San Francesco d’Assisi diceva: “Fai attenzione a come pensi e a come parli, perché può trasformarsi nella profezia della tua vita”. Il cervello umano è un sistema cibernetico (tendenza al mantenimento della stabilità interna, capacità di apprendere ovvero di modificare i propri comportamenti in funzione dell’esperienza e orientamento a uno scopo delle proprie azioni) va nella direzione verso la quale ognuno di noi lo indirizza, a differenza della Intelligenza Artificiale che ci conduce solo dove il nuovo sistema di potere vuole.

“Fare società” non significa più istruire gli uomini, ma assegnare a ciascun individuo una posizione specifica all’interno di un contesto sociale che presuppone l’idea di un deus ex machina

Pertanto, secondo la prospettiva tecnologica, “fare società” non significa più istruire gli uomini, vale a dire fare acquisire a ciascuno una posizione stabile e definita sulla base delle sue capacità e delle sue attitudini che lo renda in grado di agire e di legarsi agli altri in un contesto sociale armonico e pacifico. Bensì assegnare a ciascun individuo una posizione specifica all’interno di un contesto sociale che presuppone l’idea di un deus ex machina (Dio, il Cielo, lo Stato, la Repubblica, la Classe operaia, la tecnologia, ecc.).  La società tecnologica, pertanto, tende a “regolare” cioè ad uniformare il comportamento ad una regola o ad un processo tecnologico, ma non a regolamentare che presuppone l’emanazione di norme ancorate alla legittimità, specie sotto il profilo della giustificazione morale di un comportamento.

L’informatica e l’AI cancellano la suddivisione gerarchica introdotta dalla stampa e agevolano la strutturazione a rete dell’informazione, della comunicazione e delle conoscenze. Inoltre, introducono nuovi rischi per l’individuo

L’informatica, il personal computer e le altre innovazioni tecnologiche (tablet, smartphone, ecc.) diventati strumenti individuali per la diffusione e la propagazione della conoscenza, apparentemente rendono libero chi lo utilizza, ma in effetti lo sottomettono al potere senza volto dei programmatori e della loro nuova divinità la IA, che uniforma, omologa e cancella la personalità individuale annullando l’identità di ciascuno di noi. Tali procedure rievocano inevitabilmente le concezioni tipiche dell’epoca feudale, e in particolare il legame di vassallaggio, che metteva l’uomo al servizio di uno o più signori.” A questo punto, si assiste a una nuova forma di guerra, “la guerra cognitiva” per appropriarsi delle informazioni, delle fonti di produzione e di circolazione delle informazioni nonché della conoscenza.

Nasce la “guerra cognitiva” per appropriarsi dell’informazione e controllarla. La relazione tra computer e chi lo utilizza, contrariamente a quanto si pensa, è “a tre”

La conoscenza, quel vecchio pallino dei filosofi greci e dei giuristi romani, che implica un processo di formazione – un tempo si diceva di educazione – dell’uomo ai nuovi mezzi. Formazione che va indirizzata alla sfera interiore cioè all’anima o alla ragione, sicché la tendenza in atto è quella di regolare tutto, anche la nostra anima e la nostra ragione. Bisogna tuttavia ricordare che “non c’è regolazione senza regolatore” e la relazione tra il computer e chi lo utilizza non è mai una relazione di tipo binario, in quanto essa avviene sempre sotto l’egida di un terzo, vale a dire colui che ha concepito la macchina ed i suoi programmi di funzionamento “in base ai propri interessi.” Il problema del potere, dell’autorità, di chi comanda, quindi, si sposta dalle Istituzioni tradizionali, fondate sul Logos, alla innovazione tecnologia incentrata sui numeri ed è finito nelle mani di un nuovo soggetto trascendente, senza volto, che impone la propria “volontà di potenza”, riproponendo le corporazioni medioevali. Tali sono le imprese, i mercati finanziari, le associazioni di categoria, ma anche le authority e le organizzazioni internazionali e sovranazionali.

Bisogna pensare a come ricucire la spaccatura tra i due versanti atlantici dell’Occidente, America ed Europa

In questo contesto ci troviamo di fronte a tre diverse “volontà di potenza”, quella statunitense, quella russa e quella cinese per cui l’Unione Europea rischia di essere fagocitata da una delle tre.

Per questi motivi riteniamo sia giunto il momento di pensare a come risanare l’Unione Europea e ricucire la spaccatura tra i due versanti atlantici dell’Occidente, America ed Europa, atteso che:

  • nella prima i principi protestanti e massonici sono parte fondante dello Stato;
  • in Europa la divisione tra Stato e religione cristiana è essenziale caratteristica di una laicità conquistata a caro prezzo, anche se talvolta insorgono commistioni fra potere politico e religioso.

La Piramide di Maslow

Questa deriva può essere corretta solo se torniamo a considerare –  a prescindere dagli orientamenti religiosi che ogni singolo cittadino ha il diritto di professare – le funzioni naturali necessarie per la sopravvivenza degli gli esseri umani, chiaramente indicate nella piramide di Maslow. Alla base di questa piramide ci sono i bisogni fisiologici, indispensabili per tutti, cui seguono le esigenze di sicurezza e poi il senso di appartenenza che si traduce in cooperazione, condivisione e comunicazione. Elementi che generano nel singolo individuo il senso di appartenenza a una comunità, ad un gruppo di persone con le quali avere qualcosa in comune, con cui condividere la stessa visione del mondo, della vita e delle cose.

I principi per riunire l’Occidente

Occorre in sintesi:

  • rivitalizzare quei valori universali – sia laici che religiosi – ai quali ci siamo finora ancorati per costruire strutture ed ordinamenti sociali a misura d’uomo;
  • contenere nei quattro principi della cultura mediterranea-occidentale (Armonia, Limiti, Proporzioni e Misura) ogni velleità di “volontà di potenza”, ammodernando i cardini della politica di un’Unione Europea in via di disgregazione, con leggi fondamentali uguali per tutti e norme particolari per conservare, senza stravolgerle, le relative realtà statuali;
  • sostenere l’affermazione della civiltà mediterranea-occidentale che valorizzi una società fondata sul Logos – incardinata sulla libertà individuale ma compenetrata dalla responsabilità – che consenta ai migliori e ai più volonterosi di emergere ma che sia anche fondamentalmente impietosa avversaria dei totalitarismi, dell’irrazionalità e dell’incompetenza.

Gli Indomabili

Gli Autori

Luciano Piacentini – Brevettato incursore, è stato Comandante di Unità Incursori nel grado di Tenente e Capitano. Assegnato allo Stato Maggiore dell’Esercito, ha in seguito comandato il Nono Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” e successivamente ricoperto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Ha prestato la sua opera negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico. E’ laureato in Scienze Strategiche e Scienze Politiche.

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 20122, Longitude, rivista mensile del MAECI.

Pino Bianchi – Architetto, esperto in risk management, organizzazione, reingegnerizzazione dei processi e sistemi di gestione aziendali. Per oltre venti anni ha diretto attività di business, marketing, comunicazione e organizzazione in imprese multinazionali americane ed europee. Consulente di direzione in ICT, marketing, comunicazione, business planning e project financing.
Claudio Masci e Luciano Piacentini sono gli autori di: “The future of intelligence”, articolo del 15 aprile 2012, pubblicato su Longitude, rivista mensile del MAECI, nonché dei libri: “L’intelligence tra conflitti e mediazione”, Caucci Editore, Bari 2010 (esaurito) e di “Humint… questa sconosciuta (Funzione intelligence evergreen)”, acquistabile da Amazon a questo link
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