skip to Main Content

La Turchia si scusa per gli attacchi in Iraq, ma non in Siria

La Turchia Si Scusa Per Gli Attacchi In Iraq, Ma Non In Siria

Ankara bombarda postazioni YPG a Darbasiyah, dopo uno scontro al confine

I vertici del governo turco si sono scusati per i raid in Iraq ma non in Siria, che hanno causato la morte di diversi Peshmerga. Il presidente Recep Tayyp Erdogan e il premier Binali Yildirim hanno contattato in 2 telefonate separate il presidente del Kurdistan iracheno, Masoud Barzani. Oggetti di entrambe le conversazioni sono state le condoglianze alle famiglie dei 6 combattenti uccisi negli attacchi a Shingal. Inoltre, è stato ribadito che l’obiettivo era una postazione del PKK nella zona e che il coinvolgimento dei Peshmerga non era intenzionale. Oltre ai 6 morti ci sono stati 8 feriti, di cui alcuni in modo grave. Nessuna parola, invece, per quanto riguarda lo strike al quartier generale delle YPG a Qara Shouk (Karajukh). Ciò nonostante 20 combattenti morti e 18 feriti. Anzi. L’esercito turco ha bombardato postazioni curde a Darbasiyah, dopo uno scontro con le YPG lungo il confine.

Ankara ha avvisato la Coalizione solo 52 minuti prima dei raid in Siria

Dagli Stati Uniti è trapelato che la Turchia aveva informato la Coalizione anti-Isis dei raid in Siria a meno di un’ora dal loro inizio (52 minuti prima). Tanto che unità Usa si trovavano a circa 8 chilometri dalla zona in cui è avvenuto l’attacco. A quel punto i militari Usa hanno chiesto ad Ankara di non procedere senza il giusto coordinamento, ma la richiesta è stata ignorata. A seguito di ciò, il vice portavoce del dipartimento di Stato, Mark Toner, ha sottolineato che gli Stati Uniti sono “molto preoccupati” per quanto accaduto e che gli strike non erano stati approvati dalla Coalizione. Inoltre, ha ribadito che la Turchia deve cessare gli attacchi ai suoi partner nel paese mediorientale.

Usa: La Turchia smetta di attaccare i nostri partner e si concentri a sconfiggere Isis

Toner ha spiegato anche che gli Stati Uniti sostengono gli sforzi della Turchia di proteggere i suoi confini dal PKK. Inoltre, capiscono le paure di Ankara sui rischi di possibili infiltrazioni dei terroristi. Di contro, però, ha sottolineato che gli Usa hanno una posizione diversa sui partner nella lotta a Isis. “Riteniamo che le SDF, che combattono Daesh sul terreno, siano composte da curdi siriani e che questi non siano legati al PKK. Quello che chiediamo alla Turchia di fare – ha concluso il vice portavoce del dipartimento di Stato Usa -, insieme a tutti i membri della Coalizione incluse quelle entità sul terreno che stiamo sostenendo, è concentrarsi sulla missione: sconfiggere lo Stato Islamico”.

YPG e SDF chiedono una no-fly zone sulla Siria settentrionale

Intanto, SDF e YPG hanno chiesto alla comunità internazionale di stabilire una no-fly zone sul nord della Siria. Lo hanno fatto dopo aver fermato improvvisamente le offensive contro Isis. Sia a Tabqa sia a Raqqa. Ciò, peraltro, nonostante i buoni progressi che si erano ottenuti negli ultimi giorni. Nella prima città i combattenti avevano continuato ad avanzare verso il centro. In relazione alla seconda, invece, avevano conquistato tutto il quadrante a nord della roccaforte. Cacciando i miliziani Daesh e respingendo ogni tentativo di contrattacco. A seguito di ciò in queste ore sono in corso negoziati tra i combattenti e la Coalizione per far ripartire le operazioni al più presto, al fine di non perdere il momentum sullo Stato Islamico.

 

 

Back To Top