skip to Main Content

La timeline dell’ascesa e della caduta di Isis in Iraq

La Timeline Dell’ascesa E Della Caduta Di Isis In Iraq

Isis in Iraq da cacciatore è diventato preda

Il procedere dell’offensiva anti-Isis a Mosul e in altre zone dell’Iraq sono due anni fa sarebbe stato impensabile. Allora Daesh era sugli allori, forte di numerose conquiste e di una massiccia campagna mediatica di diffusione del terrore. Da allora, però, la situazione è cambiata e i ruoli di sono invertiti. Lo Stato Islamico non è più il protagonista, il cacciatore. Bensì è diventato la preda, che ogni giorno cerca di inventare nuovi stratagemmi per sfuggire al suo destino. Inoltre, è stata praticamente azzerata la sua capacità di veicolare i messaggi di propaganda e di reclutare jihadisti online. Tanto che ai comandanti Isil non è rimasto che cercare di organizzarli in loco, obbligando nella maggior parte dei casi la popolazione ad arruolarsi. Ma come si è arrivati fin qui?

Al-Qaeda in Iraq (AQI) e al-Zarqawi, dal 2004 al 2006

Isis è nato durante la campagna della Coalizione in Iraq (2003-2011) con l’arrivo nel 2004 di al-Qaeda in Iraq (AQI). La formazione, guidata dal terrorista giordano Abu Musab al-Zarqawi, approfittò del fatto che le forze locali non erano pronte ad affrontare un nemico così variegato come la guerriglia anti-governativa. Inoltre, approfittarono del fatto che nel paese era in corso una guerra settaria tra sciiti e sunniti. A seguito di ciò, la formazione diventò un attore di primo piano nel contrasto alle forze Usa, a quelle della Coalizione e alla compagine sciita nella nazione. Questo era caratterizzato da azioni particolarmente violente, soprattutto agli occhi degli occidentali. Sono famosi di video di diverse decapitazioni, tra cui quella emblematica di Nicholas Berg. Questo periodo si concluse con l’uccisione di Zarqawi in un attacco mirato il 7 giugno del 2006.

La morte di al-Zarqawi causa la nascita di ISI, Islamic State in Iraq

Tra i luogotenenti di al-Zarqawi c’era colui che poi si sarebbe proclamato Califfo Isis: Abu Bakr al-Baghdadi. Questo prima fu tra i fondatori di ISI, Islamic State in Iraq (ISI). Non era un vero e proprio gruppo, ma un network di organizzazioni jihadiste che portava avanti gli stessi obiettivi di AQI: e cioè attacchi contro truppe americane, della Coalizione e contro la popolazione sciita. Il costante lavoro dei militari Usa, però, finì per indebolire ISI. Soprattutto in quanto i jihadisti persero il favore dei sunniti in Iraq. La fine della campagna militare statunitense nel 2011, però, cambiò nuovamente le cose, invertendo la situazione.

L’ISI crea il Fronte al-Nusra in Siria ma poi lo combatte e si trasforma in ISIS

Nel 2012, grazie alla partenza dei soldati Usa, ISI si rafforzò. Tanto da riuscire a stabilire una sua branca in Siria dopo lo scoppio della guerra civile. Questa fu chiamata Fronte al-Nusra. Le due ali del gruppo, però, entrarono presto in contrasto tra loro e si scissero. La prima rimase in Siria mantenendo il nome. La seconda, invece, si trasformò in Stato Islamico dell’Iraq e della Grande Siria (ISIS). Il gruppo divenne quasi in un esercito e cominciò ad attaccare bersagli sempre più grandi. Tanto da arrivare nel 2014 a ottenere i suoi successi maggiormente importanti. Dalla conquista di Mosul al ritorno in Siria come antagonisti del Fronte al-Nusra. Azione che portò alla presa di Raqqa, scelta come capitale. Ciò, peraltro, senza incontrare reale resistenza da parte delle truppe regolari delle due nazioni. A seguito, al-Baghdadi dichiarò la nascita dello Stato Islamico (Califfato Islamico).

Il 2014 per Isis l’anno clou. Ci sono le vittorie più importanti, ma nasce anche la Coalizione

Per Isis i problemi sono cominciati il 5 settembre del 2014, quando gli Stati Uniti hanno annunciato l’avvio di una campagna internazionale per annientare la formazione. Questa era stata preceduta da alcuni raid aerei Usa l’8 agosto contro postazioni Daesh nel nord dell’Iraq, in risposta a un appello di Baghdad. Da quel momento Washington ha cominciato a dialogare con i partner internazionale per creare l’operazione Inherent Resolve. L’obiettivo era combattere lo Stato Islamico su tutti i fronti. Da quello sul terreno, addestrando i militari locali e fornendo loro supporto aereo, a quello dei finanziamenti e dei reclutamenti. I primi risultati concreti della campagna si sono visti il 31 marzo del 2015. In quella data, il governo iracheno annunciò la liberazione di Tikrit, anche se gli scontri per eliminare le ultime sacche di resistenza continuarono per diversi giorni.

Dal 2015 le forze irachene riprendono il paese pezzo per pezzo. Il 2017 sarà l’anno della fine per Isis

Successivamente, un altro duro colpo per Isis in Iraq arrivò il 13 novembre dello stesso anno. I curdi del paese comunicarono la riconquista della regione di Sinjar (nel nord), dove vive la minoranza cristiana degli yazidi, dalle mani del Daesh che l’aveva inglobata nel Califfato ad agosto del 2014. Da quel momento la strada è stata spianata verso la distruzione totale dello Stato Islamico nel paese, che sta avvenendo progressivamente pezzo per pezzo. I successi delle forze locali sono proseguiti anche nel 2016 e nel 2017. Il 9 febbraio dello scorso è stata liberata Ramadi, capoluogo della provincia di Anbar, nelle mani di Isil da maggio del 2015. Il 26 giugno i militari iracheni hanno ripreso il controllo di Falluja, dopo due anni e mezzo di dominio dei miliziani che l’avevano fatta diventare una loro roccaforte. Il 17 ottobre è cominciata, infine, l’operazione per la liberazione di Mosul. In tre mesi è stata riconquistato tutto il quadrante Est e il 19 febbraio del 2017 il primo ministro Haider al-Abadi ha annunciato la nuova fase delle manovre, per cacciare i jihadisti anche dalla zona ovest.

Back To Top