La Siria a un passo dalla guerra totale. Attesa per le decisioni di Trump

Siria Syria Usa Donaldtrump Gas Chemicalattack Jamesmattis Deirezzor Ghouta Isis Daesh Statoislamico Islamicstate Damasco Damascus Raid Saa Esercitosiriano Syrianarmy

Trump ha annunciato “importanti” decisioni sulla Siria nelle prossime 24-48 ore. Mattis su una possibile azione militare: Non escludiamo nulla

Manca un passo alla guerra a tutto campo in Siria. Soprattutto dopo le parole del presidente Usa, Donald Trump, il quale ha accusato nuovamente Damasco di essere responsabile dell’attacco con agenti chimici a Douma (Ghouta), che ha causato la morte di decine di civili. Il presidente degli Stati Uniti ha definito il suo omologo del paese mediorientale un “animale” per le atrocità commesse e ha annunciato “importanti decisioni nelle prossime 24-48 ore”. Il segretario alla Difesa, il generale James Mattis, ha detto che non si “non esclude nulla” su una possibile azione militare contro il regime di Assad. Un’azione di questo tipo, peraltro, era avvenuta già un anno fa per un episodio analogo. In quell’occasione furono lanciati 59 missili Tomahawk da due portaerei nel Mediterraneo, contro una base dell’esercito siriano (SAA), in risposta al massacro di Khan Sheikhoun. E ieri c’è stato già un assaggio di ciò che potrebbe accadere. Alcuni jet, presumibilmente israeliani, hanno bombardato la base aerea T4 causando numerose vittime.

Gli Usa concentrano l’attenzione di sensori e ricognizioni sulla Siria. Damasco evacua basi a Deir ezzor e si prepara ad attaccare il Daesh ad al-Yarmouk

Trump non ha ancora reso note le sue decisioni “importanti” sulla Siria, ma nelle ultime ore si sono alzati in volo verso il paese gli assetti da ricognizione aerea come gli RC-135V Rivet Joint e i sensori ISR sono puntati sul paese. Inoltre, sta arrivando in zona il cacciatorpediniere lancia missili USS Donald Cook. Non si sa dove, come e quando si concretizzerà la risposta statunitense. Ciò che appare molto probabile è, però, che ci sarà. Tanto che il SAA ha già cominciato ad evacuare alcune basi, soprattutto a Deir Ezzor. Damasco, invece, non sembra particolarmente preoccupata – almeno apparentemente – dell’escalation-e continua nei suoi piani per bonificare Ghouta da ribelli e terroristi. Nelle ultime ore sono arrivati in massa soldati nel quadrante sud dell’enclave. Obiettivo: liberare dal Daesh il campo profughi di al-Yarmouk. Lo Stato Islamico ne controlla gran parte, insieme a circa metà del distretto di Qadam.

In questo scenario di tensione, l’unico che trae vantaggi è lo Stato Islamico. Isis può prendere fiato e riorganizzarsi per attaccare le difese del SAA ad Abu Kamal

In questo scenario, l’unico che trae vantaggi è il Daesh. In particolare a Deir Ezzor. Lo Stato Islamico, infatti, ha lanciato nuovi attacchi contro l’esercito siriano ad Abu Kamal (Al Bukamal) e ha ripreso il contrabbando di greggio, sfruttando un pozzo sotto il suo controllo presso il campo petrolifero di Sayyan. Se ci sarà un’escalation, la pressione su Isis verrà presumibilmente ridotta. Di conseguenza, i miliziani potranno riorganizzarsi e pianificare azioni più incisive contro il SAA nella provincia. Soprattutto dopo aver rilevato che le difese dei soldati di Damasco nel quadrante sono solide, ma non impenetrabili.

Le ultime evoluzioni sulla possibile guerra in Siria con le reazioni della Russia e di Damasco

L’attacco militare USA potrebbe essere di tipo non tradizionale: sfruttando il cyber dominio