La nuova tomba per Isis sarà il sud est asiatico?

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Indonesia, aumentano attacchi Daesh. Filippine, creata una “provincia”. La penetrazione, però, riesce solo in parte. I governi rispondono compatti.

Isis prova a trovare nuovi territori in Asia, dopo la disfatta totale in Medio Oriente. In Indonesia c’è stato un aumento di attacchi terroristici quest’anno, rispetto al 2015. Lo riporta Islam Media Analysis. Questi sono stati 170 contro gli 82 dell’anno precedente. Aumentati anche il numero dei morti tra i jihadisti: nel 2016 sono stati 33, mentre nel 2015 sette. La conferma sui tentativi del Daesh di spostare la sua area di influenza in Asia viene dal capo della polizia nazionale indonesiana: il generale Tito Karnavian. “Lo Stato Islamico è stato neutralizzato in Siria quest’anno – ha detto alla stampa l’alto ufficiale -. Infatti, ha una libertà di movimento molto limitata nel paese. Di conseguenza, ha chiesto ai suoi network di muoversi altrove”. Il primo attacco del Califfato in Indonesia è avvenuto lo scorso gennaio a Giacarta: nell’occasione 4 persone morirono a seguito di un’esplosione e del successivo conflitto a fuoco con la polizia.

Nelle Filippine Abu Sayyaf diventa il braccio armato del Daesh

Non c’è, comunque, solo l’Indonesia. Isis sta cercando di incrementare la sua influenza anche nelle Filippine, dove ha creato una “provincia”. La conferma viene da un video diffuso da Daesh a giugno, in cui appaiono diversi miliziani con bandiere della formazione e armi. Lo riporta il Long War Journal. Il filmato mostra diversi “battaglioni” del gruppo terroristico locale Abu Sayyaf (Asg), mentre giurano fedeltà allo Stato Islamico. Tra questi ci sono Abu Dujana, Abu Khubaib, Jundallah e Abu Sadr, che si sono uniti a Jund al Tawhid, Ansar al Sharia e and Marakah al Ansar. Il comandante è (alias Abu Abdullah al Filipini), che appare nel video, la cui nomina era stata formalizzata lo scorso aprile sulla newsletter jihadista Al Naba. È la figura più importante di Abu Sayyaf che ha defezionato per unirsi a Isis). Ciò dopo mesi che gli emissari del “Califfato” hanno lavorato per costruire alleanze con entità locali, promettendo loro prestigio, armi e finanziamenti.

Isis diffonde video in cui si vedono molti foreign fighters indonesiani, malesi e filippini a Raqqah

Isis, peraltro, nelle Filippine non si è limitata al lavoro “diplomatico”, ma ha agito anche sul terreno. Conducendo una serie di attacchi, di cui uno è stato inserito nel video. Si tratta di un combattimento tra i jihadisti del Daesh e le forze di sicurezza locali. Buona parte del filmato è stato girato in Siria. Però, vengono mostrati diversi foreign fighters indonesiani, malesi e filippini a Raqqah. Questi ribadiscono la loro lealtà alla formazione e incoraggiano altri a seguirli nel sud est asiatico. Il video conferma che lo Stato Islamico sta guardando sempre più alla regione. Area che tradizionalmente è sempre stata sotto l’ala di al Qaeda e della sua branca locale, Jemaah Islamiyyah (JI). Quest’ultima formazione, infatti, sta soffrendo di pesanti e numerose defezioni da parte di suoi membri a favore dello Stato Islamico.

Si sfrutta la crisi che vive la branca locale di al Qaeda, Jemaah Islamiyyah

Quest’emorragia di combattenti si è aggravata quasi da subito a seguito della fuoriuscita di Abu Bakar Bashir, leader spirituale e co-fondatore di JI, per unirsi a Isis. Di contro, i suoi due figli non hanno voluto seguire la medesima strada e insieme ad altri hanno formato il proprio gruppo: la Jemaah Ansharusy Syariah, che oggi conterebbe secondo il Jakarta Post su oltre il 50% dei vecchi seguaci di Bashir. Invece hanno scelto di unirsi a Daesh i jihadisti del Mujahideen Indonesion Timor (Mit) e il loro capo, Abu Warda Santoso, inserito nella lista dei terroristi globali Usa. Il comandante è stato poi ucciso il 18 luglio del 2016 dalla polizia indonesiana.

Le Filippine rischiano di diventare la tomba per Isis nel’area

Di fatto, almeno a oggi, appare probabile che Isis tenti di continuare a espandere la sua presenza nel sud est asiatico. Sia a seguito della campagna persa in Medio Oriente sia in quanto c’è minore resistenza da parte dei governi locali rispetto ad altre aree. Inoltre, il vecchio network di al Qaeda è indebolito dalle molte defezioni e dalle operazioni continue delle forze di sicurezza locali. Le Filippine, però, potrebbero diventare la “tomba” dei fondamentalisti proprio per la loro conformazione geografica. Essendo un arcipelago, la presenza dei miliziani dello Stato Islamico è circoscritta ad alcune isole. Soprattutto nel sud (vedi Mindanao), facilmente “isolabili” dalle forze armate e “bonificabili”. Non solo. Un’eventuale fuga potrebbe avvenire esclusivamente via mare, ma nell’area è stato recentemente rinforzato il presidio militare. A ciò si aggiunge la dura campagna militare, avviata dal presidente Duterte, che sta mettendo sotto forte pressione i miliziani del Califfato nell’area.

 

L’articolo sulla penetrazione Isis in Indonesia da Islam Media Analysis

L’analisi completa del Long War Journal su Isis nelle Filippine