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La NATO ufficializza lo Spazio come Warfighting Domain

La NATO Ufficializza Lo Spazio Come Warfighting Domain

di IOZE

La NATO si appresta a ufficializzare lo Spazio come un Warfighting Domain. D’altronde lo sviluppo delle nuove tecnologie lo rendono un immenso potenziale campo di battaglia e l’Alleanza deve occuparsi della sicurezza dei suoi membri

Lo Spazio sarà un “warfighting domain”, la NATO intende formalizzarlo nel prossimo vertice dei primi di dicembre. Il passo è particolarmente delicato perché nella realtá, e da molto tempo, lo Spazio è già in queste condizioni. Ciò anche se gli eventi sono stati pochi. Dei test per valutare, da parte delle potenze interessate, le loro capacità di offesa e di difesa nei confronti di potenziali nemici. Storicamente, sin da quando i primi confronti erano limitati soltanto dalle due superpotenza USA e URSS, questa “semi-guerra” silente si è sempre prodotta evolvendo nel tempo, man mano che si sviluppavano tecnologie spaziali, di trasmissione ed elettroniche. Di conseguenza, nella posizione dell’Alleanza Atlantica, non c’è niente di particolarmente differente dal passato. Questa, infatti, dato il suo ruolo istituzionale, deve occuparsi della sicurezza dei paesi che ne fanno parte. Anche nello Spazio, ora che le tecnologie lo rendono un immenso potenziale campo di battaglia.

Oggi ci sono migliaia di satelliti su varie orbite e i protagonisti dello Spazio sono vari: USA, Russia, Francia, Giappone, India, Corea del Sud, Israele e Italia

Oggi, a 50 anni dai primi lanci di razzi, abbiamo alcune migliaia di satelliti che ruotano intorno alla Terra con orbite che vanno dai 500 e passa chilometri di altezza sino ai 35.000. Qui sono collocati i geostazionari (essenzialmente meteo e trasmissioni). In questo contesto è anche chiaro che una fetta non trascurabile di questi satelliti, tra quelli (pochi) indicati come tali e i molti altri praticamente coperti da segreto, sono militari. A ciò va aggiunto che oramai il monopolio dell’accesso diretto allo Spazio non è più limitato ai due grandi. A loro si associano Francia, Giappone, India, Corea del Sud, Israele, Italia e presto anche altri.

L’Italia, anche se poco noto, è il terzo paese spaziale ed è tra i pochissimi a essere dotato di una filiera di settore autonoma e completa

L’Italia in particolare è stato il terzo paese spaziale (quarta fu la Francia). Inoltre, può vantarsi di essere tra i pochissimi dotati di una filiera spaziale autonoma e completa. Questa va dalla produzione di vettori (la famiglia del Vega) a quella di molteplici tipi di satelliti di altissima tecnologia di avanguardia in svariati settori come, per esempio, le trasmissioni e le osservazioni della Terra (tralasciando quelli scientifici), per finire ai servizi prodotti e a tutto il ground segment necessario alla loro gestione.

Oggi le “Guerre Spaziali” possono essere combattute in molti modi, anche non apparendo come aggressore. Un aiuto in questo senso arriva dagli space debris

Tornando ora alla guerre spaziali potenziali, i mezzi per farle sono molti: tra i primi storicamente c’è quello diretto della distruzione dei satelliti nemici per mezzo dell’esplosione di bombe atomiche di media o piccola potenza. A questo si aggiunge l’accecamento tramite jamming con onde elettromagnetiche oppure, più brutalmente, la distruzione del satellite nemico direttamente polverizzandolo con un laser di potenza o scagliandogli addosso un proiettile di qualche tipo. In questi ultimi casi è persino molto semplice non “apparire” come esecutore. Ciò potendo arrivare facilmente a simulare un incidente con uno delle centinaia di migliaia di space debris (spazzatura spaziale), retaggio della corsa dissennata alla conquista dello Spazio degli scorsi 50 anni senza nessuna regola per la riduzione e la gestione di questa spazzatura.

Gli Stati Uniti hanno già creato la loro Space Force (USSF) e la Francia si appresta a farlo, ma in autonomia dall’UE

Ecco perché il Presidente americano Donald Trump ha formalmente deciso di costituire la “sesta” arma ufficiale della Difesa USA: la Space Force (USSF). Peraltro appare ragionevole, senza necessariamente la stessa enfasi ma anzi con molto understatement, che altri competitors importanti siano sulla stessa via o la abbiano già realizzata. In Occidente soltanto la Francia, mai dimentica della propria auto-esaltazione di grandeur  a 360 gradi, ha informato che si sta attrezzando alla bisogna. Effettivamente in Europa è il paese che tecnologicamente (in ambito spaziale) è il più avanzato ed attrezzato. Quindi, al limite la sua scelta può essere compresa. Giustificata forse meno, in quanto sarebbe stato più logico, data la dimensione globale del tema e la sua delicatezza, che questo fosse discusso e condiviso a livello UE. Ulteriore dimostrazione di come l’Europa funzioni a tratti, sempre però condizionata dagli interessi minuti dei singoli paesi più importanti.

Anche in Italia si parla di Warfighting Domain. Si attende di capire ora se e come verranno sviluppate le nostre capacità militari

In Italia, un messaggio similare (non si sa quanto chiaro e condiviso col ministro e il Governo) è stato menzionato tempo fa dal sottosegretario alla Difesa, Angelo Tofalo. Staremo a vedere se avrà un seguito tutto nazionale o se non si sceglierà piuttosto di approfittare delle scelte NATO per contribuirvi. Magari sarà l’occasione affinché venga finalmente riconosciuto in concreto il ruolo del nostro paese e le competenze espresse dagli scienziati, tecnici e industrie italiane del settore.

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