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La cyber propaganda Isis è cieca. Dopo Rumiyah si ferma anche Amaq

La Cyber Propaganda Isis è Cieca. Dopo Rumiyah Si Ferma Anche Amaq

Dopo Rumiyah, si ferma anche il news service di Amaq. Isis non sa cosa trasmettere o non può più farlo

La propaganda Isis è cieca. La conferma viene dal fatto che tutti i suoi canali internet di diffusione cyber sono fermi. Prima è stata la volta di Rumiyah, organo di radicalizzazione e reclutamento Daesh in tutto il mondo. Questo non viene inviato da oltre 3 settimane. Poi, è toccato al servizio news di Amaq, non aggiornato da 6 giorni. Nessuna delle sue mailing list riceve più novità sul mondo dello Stato Islamico. Ciò ha un significato ben preciso. I jihadisti non sanno cosa pubblicare o non possono farlo. Nel primo caso perché non c’è nulla da raccontare, se non le costanti sconfitte in Iraq e Siria. Nel secondo perché sono stati uccisi o catturati, oppure perché fanno parte degli oltre mille miliziani che si sono arresi al nemico o sono fuggiti altrove. Comunque, quale che sia la motivazione, resta il fatto che la propaganda Isil non si muove.

Rumiyah e Amaq erano complementari. Con lo stop di entrambi, Daesh perde la sua macchina di propaganda su internet

Per Isis lo stop di Rumiyah e Amaq rappresenta un colpo senza precedenti. Daesh, infatti, non dispone più dei suoi 2 organi di propaganda più efficaci: quelli su internet. Peraltro, ognuno di loro aveva caratteristiche molto diverse ma erano complementari. Il primo era un periodico, che affrontava i temi cari allo Stato Islamico con approfondimenti e lezioni. Il secondo, invece, aveva il carattere dell’immediatezza, in quanto comunicava continuamente notizie dai campi di battaglia dei jihadisti. Solitamente dipinte tutte come grandi successi. Perciò, oggi la cyber propaganda Isil è cieca. Ciò determinerà un ulteriore crollo dei reclutamenti soprattutto tra i giovani, più permeabili ai messaggi via web, nato già col ritorno a casa di alcuni ex foreign fighters. Questi, infatti, hanno raccontato una realtà ben diversa rispetto a quella promessa dai reclutatori, instillando dubbi in molti jihadisti in erba, che alla fine hanno preferito desistere dall’arruolarsi nelle fila di Isil.

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