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La centralità dell’Intelligence in uno Stato democratico

La Centralità Dell’Intelligence In Uno Stato Democratico

La globalizzazione ha causato il ridimensionamento dello Stato moderno e democratico, che sta avviando verso la dissolvenza per sostituirlo con forme di oligarchie finanziarie e tecnologiche

La globalizzazione ha causato il ridimensionamento dello Stato vestfaliano – lo Stato moderno e democratico – e lo sta avviando verso la dissolvenza per sostituirlo con forme di oligarchie finanziarie e tecnologiche. L’affermazione può sembrare una boutade o un’espressione disincantata e nichilista, ma se andiamo a dare uno sguardo a quanto scrive il politecnico di Zurigo nel suo studio The Network of Global Corporate Control – La rete di controllo aziendale globale”,ci accorgiamo che non si tratta di fantascienza ma di cruda realtà (Vds. Nota 1 in calce). La premessa di ogni DemocraziaDemos (popolo) e Kratos (potere) = governo in cui il potere è nelle mani del popolo – consiste nello stabilire regole, accettate da tutti,  secondo le quali si giunge ad assumere una decisione politica. Si fonda sul rispetto delle stesse regole e procedure, nonché su valorinon negoziabili: interessi vitali, libertà, eguaglianza di tutti i cittadini, rispetto dei diritti e dei doveri, controllo della concentrazione di poteri (economia, informazione e comunicazioni, ecc.).

Il presupposto democratico è la “sommatoria” di chiari e inequivocabili regole e ordinamenti, che pongano le condizioni per giungere a realizzare quell’ideale di partecipazione dei cittadini all’“autogoverno”

Il presupposto democratico non è un ideale astratto di giustizia, equità e status sociale. Ma la “sommatoria” di chiari e inequivocabili regole e ordinamenti, che pongano le condizioni per giungere a realizzare quell’ideale di partecipazione dei cittadini all'”autogoverno.” L’esercizio della democrazia, in sintesi, è basato sul rispetto di valori, regole e procedure che favoriscono l’autentica partecipazione del Demos alla vita politicae non sul “laissez faire, laissez passer” del neo liberalismo economico che continua a produrre ricorrenti crisi nell’economia reale a scapito dei più deboli (Vds Nota 2 in calce). Per dare concretezza alla grande e luminosa idea della Democrazia occorrono persone virtuose e competenti che abbiano la conoscenza di questi valori e che siano in grado di tutelarli da assalti dissolutori e sappiano opporsi agli impulsi del soggettivismo egoistico, derivanti dall’atteggiamento impulsivo naturale dell’uomo (Homo homini lupus).

Che cos’è la virtù e perché è fondamentale

La virtù è una forza d’animo capace di compiere azioni che abbiano un vigore morale con l’assunzione di valori assoluti e immutabili. Non inficiabili dalle dottrine del relativismo etico. Tali dottrine riconoscono quale unico metro di valutazione della realtà la propria percezione, individuale, soggettiva ed egoistica della realtà. La virtù è un vigore morale che comporta correttezza, rettitudine, onestà, solidarietà e coraggio per controllare passioni, desideri smodati, disonestà, dissolutezza e immoralità. In sintesi essa è costituita dai pilastri della cultura occidentale: Armonia, Limite, Misura e Proporzioni, presupposti di una razionalità che conduce alla Conoscenza, valorizza, protegge, difende – e non annichilisce come l’irrazionalità – la specie umana ed i Diritti Universali dell’Uomo, basati su principi di equità e di solidarietà (Vds. Nota 3 in calce).

L’Articolo 2 della Costituzione Italiana e le nuove generazioni

Non a caso la nostra Costituzione all’Articolo 2, recita: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. È questo lo “stile di vita” che, svincolato da ogni finalità di partiti politici, può conseguire vantaggi per l’intera collettività, nonché educare correttamente – soprattutto tramite l’esempio concreto di una irreprensibile condotta “Dentro le regole e con professionalità– le giovani generazioni ad apprendere conoscenze ed etiche virtù, onde comportarsi appropriatamente, astenendosi da prendere ciò che non ci è stato dato o non ci appartiene; adottare condotte irresponsabili e un linguaggio falso o offensivo; perseguire vizi promossi dall’orgoglio, dalla sete di ricchezza e da effimeri successi; abbandonarsi al ladrocinio, all’appropriazione indebita, alla corruzione e al riciclaggio.

Non ci sono più Paesi alleati o nemici, ma solo competitor (rivali) sul piano economico e finanziario

Stiamo vivendo in un’epoca in cui non ci sono più Paesi alleati o nemici, ma solo competitor (rivali) sul piano economico e finanziario. Contraddistinto da avvento delle multinazionali che – attraverso lo sviluppo di attività lobbistiche unitamente alla formazione di trattati e norme internazionali per agevolare la protezione e lo sviluppo dei rispettivi interessi – hanno indebolito il potere di controllo degli Stati. Inoltre hanno condizionato le rispettive scelte politiche, degli Stati medesimi, aggirando le regole della competizione democratica, usurpandone ruoli economici e sociali; costituzione di oligopoli informatici che hanno ulteriormente ampliato e concentrato in poche società il potere di influenza e di controllo dell’economia finanziaria a scapito di quella reale, in cui i proprietari e gli amministratori delegatisi preoccupano se le macchine che impiegano possano sviluppare una coscienza, mentre agiscono senza averne alcuna.

L’economia reale è direttamente collegata a quella finanziaria

Inoltre, nella nostra epoca l’economia reale è direttamente collegata all’economia finanziaria in quanto il denaro impiegato nel circuito dell’economia reale (produzione di beni e servizi) torna nel sistema finanziario (investimento dei guadagni dell’economia reale, restituzione di prestiti e interessi, spese di produzione, ecc.) determinando fluttuazioni nel “libero mercato” in base all’andamento dell’economia reale. Ma la concentrazione di notizie economiche, nelle mani di tali oligopoli, ha originato ingenti profitti impiegati da banche o multinazionali in investimenti speculativi, inseguendo le teorie della deregulation. Nell’assenza di regole fanno da padroni i prodotti derivati, i subprime, e i titoli tossici – altamente rischiosi – nonché i fondi sovrani di Stati esteri in grado di influenzare e condizionare la stessa sovranità degli Stati in cui vengono investiti.

I nuovi rampolli – nati da commistioni di élite politiche, finanziarie e criminalità organizzata – e tutti i loro limiti

Ci sono poi commistioni di élite politiche, finanziarie e rampolli della criminalità organizzata. Spesso educati e formati nei medesimi atenei di fama internazionale, unitamente a training in banche di rilevanza mondiale. Educazione improntata esclusivamente a modelli matematici e binari – con esclusione di discipline umanistiche – finalizzata unicamente ad accumulare profitti economico-finanziari a qualsiasi costo. Formazione nella quale poco o nulla contano i valori umani e i bisogni fisiologici necessari per la sopravvivenza dell’umanità. Per costoro, infatti, sono parametri completamente sconosciuti il principio della solidarietà; le paure di perdere l’occupazione e la casa; l’impossibilità di mandare i figli a studiare nelle Università; l’incertezza di poter avere, un giorno, un’adeguata pensione e i concetti collegati eticamente e politicamente della redistribuzione del reddito.

Non manca neppure il condizionamento delle classi politiche a quelle economico-finanziarie, come confermano i diktat delle agenzie di rating o lo scandalo Panama Papers

Infine, la nostra società è caratterizzata da diktat delle agenzie di rating che, strettamente collegate con i potenti centri della finanza speculativa, determinano e dettano le condizioni di sopravvivenza delle economie reali degli Stati; condizionamento – se non subordinazione – delle classi politiche a quelle economico-finanziarie, a causa di una nonautonoma e concreta politica a tutela dei rispettivi interessi vitali nazionali. In tale quadro le classi politiche sono strettamente vincolate a quelle economiche per le ingenti rimesse di denaro percepite dai centri dell’economia finanziaria per il sovvenzionamento delle frequenti e costose campagne elettorali; costituzione di numerosi paradisi fiscali in cui hanno trovato rifugio e protezione non solo gli evasori fiscali, ma anche i proventi della criminalità organizzata ed il frutto della corruzione e del latrocinio delle classi politiche – come evidenzia lo scandalo di Panama Papers – provocando una pericolosa commistione fra finanza legale e finanza criminale.

Gli interessi dei ricchi detengono il potere statale e hanno influenzato e condizionato per secoli le classi politiche

Gli interessi dei ricchi – da sempre collegati alle classi politiche – detengono il potere statale ed hanno influenzato e condizionato per secoli le classi politiche stesse. Potere e ricchezza non sono mai stati separati in quanto i titolari di ingenti patrimoni hanno sempre avuto strette relazioni con il potere.  Tuttavia, finora questo connubio era circoscritto all’interno degli Stati in quanto le chiavi del potere erano strettamente tenute dai Governanti che subordinavano il potere economico a quello politico. In sintesi, la politica ha finora sempre evitato l’avvento della supremazia economica sia applicando il concetto di capitalismo diffuso, sia quello di proprietà statale dei mezzi di produzione –  praticato per oltre un cinquantennio dal comunismo – sia ricercando una terza via per la redistribuzione della ricchezza attraverso la social democrazia. Il tutto per prevenire il governo di ricche oligarchie, che avevano caratterizzato l’ancien régime.

La crisi di Wall Street del 1929 mise in evidenza che la ricchezza finanziaria aveva assunto la supremazia sul potere politico

Tutto ciò ha funzionato fino al 1929 quando la crisi di Wall Street mise in evidenza che la ricchezza finanziaria aveva assunto la supremazia sul potere politico determinando il crollo dell’economia reale e creando le premesse per lo scoppio della 2^ Guerra Mondiale. Il «Giovedì nero», del 24 ottobre 1929, costrinse l’allora leader della democrazia mondiale – tanto decantata da Alexis de Tocqueville – il presidente Franklin Delano Roosevelt a promuovere il New Deal («Nuovo Corso») con un piano di riforme economiche e sociali allo scopo di risollevare le sorti del Paese.

L’avvocato Ferdinand Pecora salvò gli Usa e non solo

L’élite politica americana, ancora pervasa da valori umanitari, seppe ricostituire gli Stati Uniti d’America soprattutto grazie ai provvedimenti concepiti dal Consigliere della Commissione del Senato USA – l’avvocato e magistrato italo americano Ferdinand Pecora. Questi mise in luce molteplici pratiche irregolari inerenti i mercati finanziari. Inoltre sostenne la promulgazione del “Glass-Steagall Act” e del “Securities exchange Act”, provvedimenti normativi tramite i quali vennero innanzitutto separate le attività delle banche finanziarie da quelle commerciali. Tali provvedimenti impedirono alle banche finanziarie di fare investimenti speculativi con i soldi dei risparmiatori, inducendole ad operare solo con il “proprio” denaro, cioè il capitale versato dagli azionisti. In sostanza tali misure impedivano che l’economia reale fosse direttamente esposta ai pericoli di eventi negativi derivanti dagli investimenti finanziari di natura speculativa.

Bill Clinton e il Gramm-Leach-Bliley Act cambiarono ancora il corso della storia

Questi provvedimenti hanno consentito la sopravvivenza della democrazia, ancorché condizionata dalla “sovranità limitata”, fino al 1999 quando il Presidente Bill Clinton li abolì e contestualmente li sostituì promulgando la legge Gramm-Leach-Bliley Act. Questa permise la costituzione di gruppi bancari abilitati a svolgere sia l’attività bancaria tradizionale sia l’attività di banca d’investimento e assicurativa. Il provvedimento sanzionava quell’orientamento neo-liberista anglosassone imperniato sulla liberalizzazione finanziaria, l’abolizione delle barriere tariffarie, investimenti diretti di capitali esteri in altri Stati, la deregolamentazione, nonché l’anemica e progressiva riduzione dell’intervento dello Stato sulle regole di mercato. Inoltre, fu nuovamente consentito agli istituti di credito di inserirsi nella gestione delle aziende commerciali e della produzione, indirizzando il risparmio privato su operazioni collegate al rischio d’impresa. Indirizzo assolutamente contrario al mandato fondamentale rilasciato dal privato risparmiatore il quale vuole che il suo risparmio sia tutelato e non sia soggetto – a sua insaputa – ad azioni di carattere speculativo.

La crisi del 2007 ribadisce che lo Stato democratico è in seria difficoltà

Da allora in poi siamo andati sempre più verso l’esautorazione della democrazia e, dopo la crisi del 2007 – in tutto e per tutto simile a quella del 1929 e che si trascina tuttora – possiamo affermare che lo Stato democratico sia ormai in una seria crisi

Per rivitalizzare la democrazia occorre ridefinire il potere, stabilendo nuovamente gli equilibri tra quello statale e quello economico privato

L’imperativo categorico, a questo punto, è rivitalizzare la democrazia e restituire i poteri usurpati dalla finanza economica alla politica. Occorre evitare che oligarchie finanziarie – attraverso l’imposizione di partnership fra pubblico e privato – abbiano il sopravvento alterando definitivamente il gioco democratico a favore dei potentati economici. A proposito, bisogna ridefinire il potere e ristabilire gli equilibri fra potere statale ed economico privato. Soprattutto mediante il ripristino della separazione fra banche commerciali e finanziarie, per impedire speculazioni finanziarie con il denaro dei risparmiatori, provocando il tracollo dell’economia reale. Le banche pubbliche non devono puntare ai profitti, ma avere come finalità la tutela del risparmio del cittadino. Incrementando la vendita ai risparmiatori italiani di BoT (Buoni ordinari del Tesoro) e CcT (Certificati di credito del Tesoro). Riducendo quella dei BTp (Buoni del Tesoro poliennali – con i quali è stato internazionalizzato il debito pubblico) – che favoriscono gli speculatori della finanza internazionale.

Come sono cambiate le Banche nel tempo

Le Banche commerciali raccoglievano il denaro nella forma di depositi a risparmio delle persone e lo impiegavano concedendo prestiti, previe corrispettive garanzie. Le medesime banche svolgevano le operazioni ordinarie in favore delle famiglie e delle imprese, lavorando nell’economia reale, senza partecipare alla “bisca” delle borse finanziarie. Per contro, oggi possono effettuare sia operazioni commerciali, sia assicurative e finanziarie, giocare in borsa, fare investimenti finanziari e speculativi – anche con il denaro dei risparmiatori – impiegandolo in operazioni rischiose e addossando le eventuali perdite a danno dei risparmiatori stessi, spesso inconsapevoli dei rischi che corrono.

La rilevanza strategica dell’Intelligence economica per lo Stato

In tale contesto assume peculiare rilevanza l’impiego da parte dello Stato dell’Intelligence economica, ma a livello strategico. In quanto la qualità delle informazioni acquisite deve contribuire a determinare le decisioni più appropriate per la tutela degli interessi vitali nazionali. Tale Intelligence, infatti, è l’unica in grado di fornire risposte in merito a chi e perché ha attivato le minacce. In altri termini occorre consolidare la capacità del decisore politico di discernere – immediatamente – quali siano le contromisure più idonee da adottare, sulla base della qualità delle informazioni fornite. Ed è la qualità delle informazioni che consente di decidere tempestivamente ed efficacemente, atteso che viviamo nell’era dell’informazione. La società è pervasa soprattutto dalla disinformazione che manipola sia interessi politici sia interessi economici in un contesto contraddistinto da pressione mediatica nonché da un non elevato livello di istruzione e di cultura, per questo occorre fornire al decisore informazioni di qualità.

Per capire tutte le minacce, economica in primis, occorre comprendere le motivazioni, gli obiettivi e le tendenze dell’aggressore. Che sia “fisico” o operi tramite l’ICT

La minaccia economica – come tutte le minacce e le connesse strategie di attacco – mutano in continuazione. L’unica costante che le caratterizza è che dietro ciascuna minaccia e strategia c’è la mano dell’uomo, che le mette in atto e le guida. Di conseguenza, per assumere le appropriate decisioni a livello strategico, occorre comprendere le motivazioni, gli obiettivi e le tendenze dell’aggressore. Le strategie della globalizzazione operano prevalentemente attraverso l’ITC(Information and Communications Technology), che mediante algoritmi riesce a scoprire e bloccare quasi sempre tempestivamente le varie forme di pericolo. Ad esempio, un sito Web di phishing configurato per sottrarre credenziali di accesso e rimuoverlo o farlo rimuovere dal registro dei domini. Ciò, tuttavia, non è sufficiente a garantire la sicurezza a lungo termine, poiché un analogo dominio potrebbe essere configurato il giorno successivo. Per contro, scoprire che questo dominio è stato impostato da un gruppo APT (Advanced Persistent Threat) – sponsorizzato da uno Stato estero per sviluppare attività di spionaggio – è molto più importante per supportare le decisioni politiche.

La chiave per giungere a questi risultati è acquisire competenze e conoscenze, per “integrarsi” nelle varie comunità senza essere immediatamente identificato come un estraneo. Il connubio ICT-HUMINT è fondamentale

La chiave per giungere a questi risultati è acquisire competenze e conoscenze, per “integrarsi” nelle varie comunità senza essere immediatamente identificato come un estraneo. Ogni comunità ha una propria cultura, proprie regole con le quali è necessario familiarizzare per non apparire come un “forestiero”, autore delle minacce. Pertanto, man mano che le minacce diventano globali, è più importante conoscere le motivazioni, le tendenze e il “modus operandi” degli avversari che possono essere scoperti attraverso il coinvolgimento degli attori delle minacce stesse, cioè mediante la HUMINT. L’ITC può aiutare a identificare il cosa e il come di un attacco, talvolta il dove e il quando si può verificare. Ma attraverso l’ITC è difficile scoprire chi e perché c’è dietro le minacce, se non viene coinvolto il fattore umano mediante la raccolta di informazioni tramite la HUMINT: per supportare decisioni strategiche della politica che deve tutelare gli interessi vitali nazionali.

Il concetto di “wet ware” nell’Intelligence contemporanea

La raccolta d’informazioni tramite fonti umane e automatizzate non si escludono a vicenda ma, piuttosto, sono complementari. Sono quel “wet ware” – componente umana di un sistema informatico che consente di conoscere la realtà circostante e decidere le azioni opportune – che è necessario “indossare” per operare nel mondo globalizzato. Entrambi i tipi di intelligence sono necessari per le operazioni di sicurezza, pertanto la ricerca uomo-uomo sarà sempre una componente fondamentale ed evergreen del processo Intelligence, ancorché sviluppato con strumenti elettronici.

Quali devono essere oggi le attività operative dell’Intelligence Economica

Leattività operative dell’Intelligence Economica non possono essere circoscritte alla ricerca di evasori fiscali, al tracciamento del riciclaggio, ecc. Devono affrontare e cimentarsi con gli apparati informativi delle multinazionali e dei centri di potere dell’economia finanziaria – anche tramite la penetrazione di fonti HUMINT – per iniziare a contrastare la commistione fra finanza legale e finanza criminale che si sviluppa nei paradisi fiscali e si diffonde, senza essere facilmente riconoscibile, nell’economia reale; impedire che gli investimenti dei fondi sovrani si approprino delle infrastrutture che caratterizzano gli interessi vitali del Paese (energia, trasporti, viabilità, comunicazioni, ecc.). Ciò in quanto il loro possesso da parte di Stati esteri condiziona pesantemente se non annienta la sovranità statale; controllare e impedire speculazioni finanziarie tendenti ad appropriarsi dei mezzi di produzione, a creare distorsioni dell’economia reale, o a “giocare” con il denaro dei risparmiatori e contrastare le derive del mercato provocate dalla finanza legale o/e criminale.

Lo Stato deve tornare a esercitare scelte politiche in favore di tutti i cittadini e non solo di una parte. Anche avvalendosi dell’impiego dell’Intelligence Economica

Per arginare le derive oligarchiche del potere – che stanno contaminando anche le organizzazioni sovranazionali ed internazionali – occorre che lo Stato sovrano torni ad esercitare le scelte politiche in favore di tutti i cittadini e non solo di una parte. Lo Stato, avvalendosi anche dell’impiego dell’Intelligence economica a livello strategico, potrà così contribuire anche al consolidamento delle Istituzioni politiche e della tutela degli Interessi vitali Nazionali. È inevitabile che prima o poi i problemi dell’economia reale esploderanno a livello non più statale o regionale, con serie perturbazioni dell’ordine sociale.Costringendo le classi politiche all’adozione di nuovi e più equi parametri di gestione dell’arte del governoche -coniugando i tecnicismi della finanza internazionale con i valori della dignità umana– possa evolvere verso forme più aderenti ai bisogni dell’umanità, rimuovendo debolezze, errori e condizionamenti.

Le lezioni di Cicerone

 “Lo Stato ci appare come l’armonia delle voci più dissimili. Equella che dai musici nell’arte del canto è chiamata armonia, nella scienza politica si chiama concordia ed è il più perfetto e il più alto vincolo di salvezza in ogni Stato. Non c’è Stato che si possa governare senza una suprema cura della giustizia.   E il popolo stesso non sarebbe più un popolo se fosse ingiusto, perché non sarebbe più una società consensuale fondata sul diritto e sull’interesse di tutti, come il popolo era stato definito…Cicerone, “De re publica”, Libro II Quaderno XLII. Assicurare ai cittadini la possibilità d’una convivenza sociale, tranquilla e dignitosa. Questo è infatti il primo scopo della convivenza sociale e questo ogni Stato deve cercar di raggiungere per mezzo delle istituzioni e delle leggi.”. Cicerone, “De re publica”, Libro IV Quaderno II. Come il timoniere non pensa che alla rotta e il medico alla salute del malato e il generale alla vittoria, così l’uomo di Stato non deve pensare che al benessere dei cittadini la cui vita dev’essere salda di potenza, abbondante di ricchezza, bella di gloria e onesta di virtù. Cicerone, “De re publica”, Libro V Quaderno II.

Gli Indomabili

Le Note

Nota 1

Abstract: “La struttura della rete di controllo delle multinazionali influenza la concorrenza sul mercato globale e la stabilità finanziaria. Finora sono stati studiati solo piccoli campioni nazionali e non esisteva una metodologia adeguata per valutare globalmente il controllo. Presentiamo la prima indagine dell’architettura della rete, di proprietà internazionale, insieme al calcolo del controllo detenuto da ciascun giocatore globale. Scopriamo che le corporazioni transnazionali formano una gigantesca struttura a cravatta a farfalla e che gran parte del controllo fluisce verso un nucleo ristretto di istituzioni finanziarie. Questo nucleo può essere visto come una “super-entità” economica che solleva nuove importanti questioni sia per i ricercatori che per i responsabili politici.)”

Nota 2

“Qui ad Atene noi facciamo così. Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così. Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento. Qui ad Atene noi facciamo così. La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private. Qui ad Atene noi facciamo così. Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso. Qui ad Atene noi facciamo così. Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore. Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero. Qui ad Atene noi facciamo così).

Nota 3

Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (Approvata dall’assemblea delle Nazioni Unite il 10 dicembre del 1948)

Articolo 1: “Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti. Sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire in uno spirito di fraternità vicendevole.”

Articolo 22: “Ogni persona, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale; ha la facoltà di ottenere soddisfazioni dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità e al libero sviluppo della sua personalità, grazie allo sforzo nazionale ed alla cooperazione internazionale, tenuto conto dell’organizzazione e delle risorse dei singoli paesi.”

Articolo 23: “1) Ogni persona ha diritto al lavoro, alla libera scelta del suo lavoro, a condizioni eque e soddisfacenti di lavoro e alla protezione contro la disoccupazione; 2) Tutti hanno diritto, senza discriminazione, ad un salario uguale per lavoro uguale; 3) Chi lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente, che assicuri a lui ed alla sua famiglia un’esistenza conforme alla dignità umana e integrata, se opportuno, da ogni altro mezzo di protezione sociale;…”.

Gli Autori

Luciano Piacentini – Brevettato incursore, è stato Comandante di Unità Incursori nel grado di Tenente e Capitano. Assegnato allo Stato Maggiore dell’Esercito, ha in seguito comandato il Nono Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” e successivamente ricoperto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Ha prestato la sua opera negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico.

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 20122, Longitude, rivista mensile del MAECI.

Pino Bianchi – Architetto, esperto in risk management, organizzazione, reingegnerizzazione dei processi e sistemi di gestione aziendali. Per oltre venti anni ha diretto attività di business, marketing, comunicazione e organizzazione in imprese multinazionali americane ed europee. Consulente di direzione in ICT, marketing, comunicazione, business planning e project financing.
Claudio Masci e Luciano Piacentini sono gli autori di: “The future of intelligence”, articolo del 15 aprile 2012, pubblicato su Longitude, rivista mensile del MAECI, nonché dei libri: “L’intelligence tra conflitti e mediazione”, Caucci Editore, Bari 2010 (esaurito) e di “Humint… questa sconosciuta (Funzione intelligence evergreen)”, acquistabile da Amazon a questo link.

 

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