skip to Main Content

Kosovo, KFOR: Cresce sicurezza nonostante i rischi di radicalizzazione

Il pericolo della radicalizzazione fondamentalista riguarda tutti i Balcani

I recenti sviluppi sulla radicalizzazione dei Balcani, soprattutto in chiave Isis, hanno messo in allarme le intelligence europee. Soprattutto, in quanto l’area è molto vicina al Vecchio Continente e si temono infiltrazioni di jihadisti. Uno dei paesi “a rischio” è il Kosovo. Qual è la sua situazione? Difesa e Sicurezza lo ha chiesto al comandante della KFOR, la forza Nato nella nazione, il generale italiano Giovanni Fungo: “La radicalizzazione di matrice fondamentalista rappresenta un problema che coinvolge, in realtà, l’intera area balcanica – ha spiegato l’alto ufficiale -. L’attenzione nei confronti di tale fenomeno rimane alta da parte di tutte le istituzioni presenti. Prime tra tutte, proprio quelle kosovare. Queste, già nel corso del 2014 hanno elaborato una legislazione estremamente rigorosa nel perseguire le attività di proselitismo e nel reprimere il fenomeno dei foreign fighters”.

Uno dei principali fattori di radicalizzazione sono le difficoltà sociali ed economiche

“Peraltro, la particolarità che si riscontra nei Balcani, a differenza di quanto accade in altri paesi, è che uno tra i principali fattori di radicalizzazione è individuabile nelle gravi i difficoltà sociali ed economiche”, ha aggiunto il comandante di KFOR. “In Kosovo, ad esempio, il tasso di disoccupazione è oltre il 35%, con punte del 65% tra i giovani compresi tra i 25 e 35 anni. L’economia, invece, è in larga parte fondata su finanziamenti della Comunità Internazionale, investimenti da parte di singoli (Stati) (principalmente Usa, Germania e Turchia) così come sulle rimesse della diaspora. Al riguardo, il disagio sociale che ne deriva può essere facilmente incanalato in un più ampio sentimento di riscatto sociale”.

KFOR mantiene alta la guardia su possibili infiltrazioni

“Alla luce di ciò, la Kosovo Force (KFOR) mantiene costantemente alta la propria attenzione su possibili infiltrazioni di matrice fondamentalista, anche per le evidenti implicazioni in chiave di force protection – ha spiegato il generale Fungo -. Un’importante opera di prevenzione e di contrasto è da tempo attuata dalle autorità locali, che hanno dimostrato efficacia ed impegno nel contrastare questo fenomeno. La polizia del Kosovo (KP) ha raggiunto una buona capacità di prevenzione delle minacce. Inoltre, la collaborazione con le autorità locali e internazionali (European Union Rule of Law Mission – EULEX), deputate al mantenimento della sicurezza in Kosovo è consolidata ed i risultati conseguiti evidenti. La situazione di sicurezza in Kosovo è in generale soddisfacente e penso che ciò possa essere senz’altro ascritto alla presenza ed al lavoro di KFOR negli ultimi 17 anni”.

KFOR garantisce la sicurezza insieme alla Polizia e a Eulex

“È importante evidenziare come KFOR non sia sola nel garantire un ambiente stabile e sicuro in Kosovo, ma svolga il proprio lavoro in maniera sinergica con la Polizia kosovara e la missione EULEX. Infatti – ha ricordato l’alto ufficiale italiano – KFOR continua ad operare nella cornice giuridica della Risoluzione 1244/1999 delle Nazioni Unite, ponendosi quale terzo ‘responsabile’ della sicurezza in Kosovo, dopo la Kosovo Police (primo responsabile) ed EULEX, missione dell’Unione Europea per lo stato di diritto (secondo responsabile). In particolare, a KFOR è devoluto il compito di contribuire a creare le condizioni necessarie per uno sviluppo economico, sociale e politico della regione, garantendo la sicurezza e la libertà di movimento nonché vigilando sulla corretta applicazione, da parte della Serbia, del Military Technical Agreement del 1999. Proprio questi aspetti relativi alla sicurezza sono fondamentali anche per l’implementazione degli accordi tra Pristina e Belgrado, avviati nel 2013. Attualmente la presenza della NATO in Kosovo conta oltre 4000 soldati (circa 550 italiani) di 30 Paesi, di cui 22 della NATO e 8 non appartenenti all’Alleanza Atlantica”.

Gli incidenti inter-etnici in Kosovo sono sensibilmente diminuiti

Il generale Fungo, peraltro, è un veterano del Kosovo, avendovi compiuto missioni in diversi anni e con ruoli differenti. “Ho seguito, fin dai primi anni della Guerra, le vicende della crisi in Kosovo. Oggi, a distanza di 17 anni, quale Comandante di KFOR, la mia impressione è certamente positiva – ha spiegato -. La situazione è sensibilmente migliorata, alla luce della progressiva riduzione della presenza militare della NATO che da 55mila soldati del 1999 è scesa ai circa 4 mila di oggi. Gli incidenti inter-etnici sono diminuiti significativamente e, oggi, solo il sito del Monastero ortodosso di Decane continua ad essere vigilato dai soldati della KFOR, mentre gli altri siti religiosi della Chiesa Serbo-Ortodossa, che erano considerati a rischio, sono progressivamente passati sotto la protezione della polizia kosovara”.

Migliora la sicurezza anche nelle aree a maggioranza serba

“Nel corso di questi anni, anche la situazione di sicurezza delle aree a maggioranza serba è notevolmente migliorata – ha precisato il comandante di KFOR -. Ciò, parallelamente a una maggiore integrazione dei serbi del Kosovo nelle organizzazioni di sicurezza locali. Questo crescente processo di integrazione contribuisce a rafforzare l’immagine delle forze di sicurezza del Kosovo. Il ruolo di KFOR in questo contesto è stato e resta fondamentale per il monitoraggio e l’assistenza a favore delle organizzazioni di sicurezza. Sia il quadro locale che quello regionale evolvono, e la forza NATO necessita di adattarsi a tali cambiamenti, garantendo le condizioni per il processo di normalizzazione guidato dall’Unione europea. Negli oltre 17 anni di questa missione il Kosovo è passato dall’essere una terra di conflitti e tensioni etniche ad un’area relativamente stabile che si sta avviando verso la normalizzazione. La Forza Multinazionale NATO in Kosovo risulta essere l’attore internazionale percepito quale più affidabile, grazie all’opera svolta a favore di tutta la popolazione senza distinzione di etnia o religione”.

Il Kosovo deve comunque affrontare e risolvere problemi importanti

“Il Kosovo deve ancora affrontare e risolvere problemi importanti – ha ricordato il generale Fungo -. Che vanno dalla crisi economica, alla demarcazione del confine con il Montenegro, alla corruzione, quest’ultime condizioni fondamentali perché possa candidarsi a entrare in Europa, senza dimenticare l’emergere di possibili tensioni che potrebbero essere determinate dagli attuali elevati flussi migratori che interessano l’intera regione balcanica. Come detto, KFOR opera sin dal 1999 per l’attuazione della Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU volta a creare in Kosovo un ambiente sicuro e a garantire la libertà di movimento nell’area. Per fare ciò KFOR lavora in modo sinergico con le altre organizzazioni della Comunità Internazionale presenti nella regione e con le istituzioni civili e di sicurezza locali”.

Il ruolo strategico dei Joint Regional Detachments di KFOR

“Oggi KFOR ha a sua disposizione uno strumento che integra e bilancia assetti operativi – ha detto il generale italiano -. Questi sviluppano attività di pattugliamento nelle aree sensibili, controllo di itinerari e capacità di controllo della folla anche eliportati, con assetti di collegamento con le autorità locali, d’intelligence, sorveglianza e ricognizione ad ampio raggio. Evidenzio il lavoro che quotidianamente svolgono gli uomini e le donne dei tre Joint Regional Detachments (che si dividono l’intero territorio del Kosovo). I quali, con i loro team dislocati nelle varie municipalità, si interfacciano sia con gli amministratori locali sia con la popolazione per comprendere appieno e direttamente la situazione, per valutarne le dinamiche socio-economiche e di sicurezza, al fine di migliorare il quadro di situazione complessivo dell’area interessata”.

Sviluppare la massima sinergia tra attori locali e comunità internazionale

“Da quando ho assunto l’incarico di Comandante della KFOR ho condotto numerosi incontri con le principali autorità politiche e religiose locali – ha aggiunto il comandante della missione NATO -. Nonché con i rappresentanti diplomatici e delle Organizzazioni Internazionali operanti nell’area”. L’obiettivo è “ribadire l’importanza della mutua cooperazione tra tutti gli attori, al fine di sviluppare, nell’ambito del ‘comprehensive approach’, la massima sinergia tra Istituzioni locali e Comunità Internazionale e definire ed implementare politiche di intervento volte allo sviluppo di tutti i settori strategici del Kosovo. Inoltre, compatibilmente con le risorse disponibili, KFOR interviene direttamente, su richiesta delle varie municipalità, per sostenere progetti infrastrutturali. Questi consentono il miglioramento delle condizioni di vita, il rilancio delle economie locali e la crescita delle attività commerciali. Il 2 dicembre, Kfor ha inaugurato un nuovo ponte (investimento di 400.000 euro finanziati dalla NATO) sul fiume Bistrica nel Nord del Kosovo”.

L’impegno della NATO nei Balcani e in Kosovo continuerà

“L’impegno della NATO nella regione balcanica e in Kosovo continuerà per contribuire ad assicurare quelle condizioni di sicurezza necessarie alla completa stabilizzazione e normalizzazione della regione – ha concluso il generale Fungo -. Si tratta di un processo il cui termine non è definibile a priori e che potrà essere realmente conseguito solo attraverso il dialogo e la cooperazione tra tutte le parti in causa. La NATO è pronta – come ha dimostrato fino ad ora – ad accompagnare tale processo fino a quando ce ne sarà bisogno”.

Back To Top