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Kazakistan: passi verso la stabilizzazione, ma il fuoco cova sotto la cenere

In Kazakistan la situazione si sta formalmente stabilizzando, ma le repressioni proseguono e non si sa quali saranno i compiti dei soldati russi, che continuano a confluire nel paese centro asiatico

La situazione in Kazakistan sembra si stia lentamente stabilizzando: gli scontri tra polizia e manifestanti, in particolare ad Almaty, si fanno più sporadici. Il fuoco, però, cova sotto la cenere e la tensione rimane alle stelle. Soprattutto dopo l’annuncio del presidente Tokayev di sparare sui dimostranti senza preavviso. Non a caso le repressioni di manifestanti e oppositori continuano, seppur con minor clamore. Inoltre, prosegue nella nazione centro asiatica l’arrivo dei militari regolari russi, che segue quello delle forze special: truppe e mezzi corazzati di Mosca continuano ad essere scaricati agli aeroporti di Almaty e Zhetygen. Non si sa, però, quali saranno i loro compiti e che regole d’ingaggio avranno. Si teme che non si limiteranno a proteggere gli obiettivi sensibili e strategici, ma che possano essere impiegate anche per contribuire attivamente alle operazioni cinetiche contro le proteste.

L’arrivo delle truppe di Mosca, inoltre, ha già fatto nascere gruppi di guerriglieri come il KLF, i quali annunciano che le combatteranno. Intanto,  soldati e manifestanti si sono arrangiati ognuno a proprio modo per completare le rispettive missioni

L’arrivo dei soldati russi in Kazakistan, peraltro, ha già acceso la miccia della guerriglia locale. Nelle ultime ore sui social network sono emerse diverse milizie, come il Kazakhstan Liberation Front (KLF), le quali hanno annunciato che combatteranno le truppe di Mosca nel paese. Si rischiano quindi bagni di sangue e che la situazione nella nazione centro asiatica si deteriori ulteriormente. Di cerco c’è invece, che finora a seguito delle rivolte ci sono stati oltre 160 morti e 5.000 persone arrestate, di cui non si conosce la sorte. Inoltre, nel corso di questi giorni si è visto di tutto: da improvvisate unità di cavalleria dei dimostranti a membri dell’esercito con indosso gli elmetti blu delle forze di peacekeeping dell’ONU, probabile retaggio della passata partecipazione alle missioni UNIFIL in Libano o MINURSO nel Sahara Occidentale.

Soldati in Kazakistan con gli elmetti dei caschi blu ONU

I sedicenti membri del KLF

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