skip to Main Content

Kazakistan, la crisi si acuisce e preoccupa l’Europa

Il presidente Toqayev accetta le dimissioni del governo, ma la crisi in Kazakistan si acuisce ugualmente

In Kazakistan è in corso una crisi violenta, che potrebbe avere forti ripercussioni in Europa e in Italia, a seguito del fatto che il paese è uno dei primi esportatori di petrolio nella regione. Il presidente Qasym-Jomart Toqayev ha accettato le dimissioni del governo e ha nominato il vice primo ministro, Alikhan Smailov, come premier ad interim. Il resto dei ministri rimarrà in carica provvisoriamente fino alla formazione di un nuovo esecutivo. Toqayev nelle ore precedenti aveva dichiarato lo stato di emergenza nella nazione, a seguito dello scoppio di numerose proteste in varie città per il rialzo inaspettato dei prezzi del gas e del carburante, che in breve avevano causato scontri con le forze di sicurezza. Soprattutto ad Almaty.

Le proteste continuano, nonostante i tentativi di bloccare gli assembramenti. L’Europa è preoccupata

A seguito della prosecuzione delle proteste e degli scontri che si acuiscono sempre di più e che stanno vedendo anche l’assalto ai palazzi di governo, in Kazakistan è stato anche innalzato il livello di sicurezza a livello generale e ad Almaty è stato istituito un coprifuoco dalle 23:00 alle 07:00. Inoltre, c’è stata una stretta ai movimenti all’interno e fuori delle principali città. Toqayev, infatti, è convinto che le manifestazioni popolari continueranno anche nei prossimi giorni, nonostante l’imposizione di divieti di assembramento. Soprattutto dopo che ad alcuni civili sembra che siano state consegnate delle armi da ignoti. Le forze di sicurezza hanno anche cominciato a limitare la disponibilità di internet per cercare di ostacolare l’organizzazione di presidi, ma non sembra che al momento le misure stiano dando i risultati sperati. La situazione, seppur fluida, è estremamente tesa ed è vista con preoccupazione anche all’estero.

Back To Top