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Italia, Individualismo e corsa alla supremazia tecnologica stanno dissipando principi e valori etici

Individualismo corsa alla supremazia tecnologica stanno dissipando principi e valori etici che sono il fondamento della comunitas sui quali la democrazia si regge

 Nel recente passato abbiamo accennato su queste pagine alla disgregazione sociale della nostra democrazia ma riteniamo doveroso tornare in argomento con maggiori dettagli, in quanto l’individualismo e la corsa alla supremazia tecnologica stanno dissipando principi e valori etici che sono il fondamento della comunitas sui quali la democrazia si regge. Ma qual è la necessità di tornare in argomento sulla disgregazione sociale? La necessità è data dalla constatazione che gli atteggiamenti e le abitudini degli esseri umani che vivono in società influenzano la natura e la fisionomia stessa del gruppo sociale e, in proiezione, della funzione statuale. E noi, dopo 160 di Unità Nazionale, invece di migliorare stiamo peggiorando.

La sovranità in Italia, non solo diritti ma anche e soprattutto doveri

Per chiarire: se in Italia vivono circa 70 milioni di individui, sotto il profilo giuridico, la sovranità apparterrà a ciascuno di loro. Teoricamente ogni persona condividerà la sovranità e tutti avranno la stessa sovranità sullo Stato. Lo Stato non è altro che l’unione fra tutte le persone che risiedono all’interno dei suoi confini, le quali hanno sovranità in percentuale pari al loro numero. Di conseguenza l’individualismo di ciascuno – replicato per 70 milioni di volte – avrà delle incidenze negative sulla compagine sociale e infine sul funzionamento e sull’esistenza dello Stato stesso e delle sue Istituzioni. Questa sovranità non si può esercitare solo reclamando diritti, come ogni giorno assistiamo sui media e sui social network; ma soprattutto adempiendo quei doveri di solidarietà che la nostra organizzazione democratica – eretta su basi egualitarie: Liberté, Égalité, Fraternité (Libertà, Uguaglianza, Fratellanza) – ha fatto assurgere a paradigma fondante dell’Unità Nazionale. Pena la disgregazione sociale.

Ma andiamo con ordine. Cosa intendiamo per individualismo?

L’individualismo è la tendenza a far prevalere abitualmente ed eccessivamente gli interessi individuali e personali su quelli collettivi. Questo comportamento può giungere all’egocentrismo, cioè alla tendenza di porre sé stessi al centro di tutto.

Cosa intendiamo per disgregazione?

Per un consesso sociale disgregazione significa privo di quei fattori di coesione morale, politica e sociale che lo rendono una comunità, disperdendone i fattori aggreganti. Pertanto in una società ampiamente individualista, lo Stato non avrà quella coesione necessaria per tutelare i propri interessi vitali nazionali, soprattutto nel contesto della frenetica competizione internazionale fra sistemi-Paese e sarà debole in ogni suo aspetto. Sotto il profilo politico sarà dilaniato dagli interessi personali e/o di lobby che, inevitabilmente, non possono essere quelli dell’intera comunità.

I tradizionali valori della nostra cultura occidentale hanno iniziato ad essere intaccati quando abbiamo iniziato a scimmiottare la cultura anglosassone e ad assumere come parametro di valutazione del nostro Umanesimo il linguaggio binario dei computer

I tradizionali valori della nostra cultura occidentale (Armonia, Proporzione, Limiti e Misura) hanno iniziato ad essere intaccati nel momento in cui abbiamo iniziato a scimmiottare la cultura anglosassone e ad assumere come parametro di valutazione del nostro Umanesimo il linguaggio binario dei computer. La storia – (Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis “la storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita, messaggera dell’antichità” Cicerone  – De Oratore II, 9) – certamente non si ripete ma gli eventi e le illusioni del passato ritornano sempre sotto un diverso travestimento e l’insieme dei costumi tradizionali che regolamentavano per convenzione la vita sociale non solo vengono dimenticati, ma addirittura sviliti, stravolti e disgregati.

La crisi dell’uomo contemporaneo ha origini profonde

La crisi dell’uomo contemporaneo provocata da incertezze, paure, angoscie, individualismi, amore per il lusso e la vita materiale, con abbandono dei valori tradizionali, è già stata oggetto di censure, con ironie e sagacia da Quinto Orazio Flacco, all’inizio della decadenza dell’Impero Romano. Crisi che oggi si sta ripetendo sotto altre forme. Infatti, le quotidiane osservazioni effettuate sia sulla realtà effettiva sia su quella virtuale ci inducono a ritenere che la corsa verso la supremazia tecnologica – avviata dalla cultura anglosassone e divenuta funzione strategica delle medie e grandi potenze – è incentrata esclusivamente sull’individualismo la cui ampia diffusione induce alla disgregazione sociale.

Qual è la situazione in Italia

Purtroppo queste sono le immagini fotografiche attuali in Italia che danno come risultanze:

  • il “metodo Palamara” nella gestione del terzo potere fondamentale dello Stato e nell’amministrazione della giustizia, indispensabile fattore di coesione sociale secondo il principio “La legge è uguale per tutti”, che invece si traduce in “La legge si interpreta per gli amici, si applica per i nemici”;
  • il “frazionismo politico” abbinato al “trasformismo ideologico” – mai tramontato dalla creazione del Regno d’Italia – che tutt’oggi condiziona la governabilità del Paese ed allontana i cittadini dalla politica;
  • le competizioni e la gelosia fra Apparati istituzionali dello Stato ed in primis fra le Forze di Polizia e le Forze Armate, spesso tradotti in comportamenti deontologicamente scorretti, che rafforzano la sfrontatezza giovanile nell’impulsiva mancanza di rispetto dell’Autorità;
  • l’esercizio della potestà educativa giovanile che sottopone a critiche, censure e ricorsi amministrativi – talvolta coniugati con aggressioni fisiche – educatori di ogni livello e grado piuttosto che ricercare nei propri figli le cause dei vari insuccessi;
  • l’incoscienza giovanile che pretende di partecipare a festini con “droga party” senza mettere in conto la probabilità di atti di violenza e stupri, ritenuti impossibili;
  • le aggressioni gratuite di teppisti, anche minorenni, nei confronti di anziani e/o handicappati che additano all’assenza di fattori etici in favore dei più deboli e degli indifesi;
  • la morte dell’Amore con l’“utero in affitto” e l’inseminazione artificiale, spesso attuati al solo scopo di soddisfare interessi egoistici o conservare patrimoni personali;
  • le offese diffamatorie tramite social network a personalità e ad alte cariche dello Stato che spesso si traducono in reati penalmente perseguibili, calpestando qualsiasi tipologia di “Netiquette”, cioè regole che dovrebbero essere rispettate durante qualsiasi interazione con altri utenti di Internet;
  • l’evasione fiscale che ha raggiunto la quota di circa 110 miliardi di euro e che la UE ci impone di sottoporre a stringenti controlli con un’equa riforma fiscale;
  • il dileggio nelle competizioni artistiche di simboli religiosi nonché della nostra bandiera che rappresenta la nostra storia, le nostre tradizioni, i nostri Valori, la nostra cultura, la nostra lingua, le nostre famiglie, cioè noi Italiani.

La tecnocrazia fin dall’avvio della globalizzazione ha puntato tutte le sue strategie sulla dissoluzione di quei pilastri etici che hanno costituito le fondamenta della nostra cultura occidentale. Per fare ciò dovevano essere demoliti i nostri valori e esaltato al massimo l’individualismo, propagandando come soluzione ad ogni problema, sia individuale sia collettivo, la creazione di un apposito algoritmo, in sostituzione di una politica con fondamenti etici.

L’etica, origini e applicazioni

Il termine «etica» – dal greco ethos – fa riferimento al costume, al comportamento e al modo di agire dell’uomo, che all’atto pratico si traduce in morale, cioè l’insieme dei valori e principi ideali in base ai quali l’individuo e la collettività decidono liberamente la scelta del proprio comportamento nelle varie epoche storiche. L’etica si basa su leggi morali – valide universalmente e note a tutti in modo non formale – che ritroviamo nei principi fondamentali della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, indispensabile per realizzare il “benessere sociale”. Cioè porre limiti al desiderio del singolo individuo per conseguire un obiettivo maggiore: una società unita ed armoniosa in cui autorealizzarsi, garantiti dalla sicurezza personale e dall’ordine pubblico.

Il presupposto per la realizzazione della società è rappresentato dalla solidarietà

Aristotele nel primo libro della sua Politica sosteneva: “L’uomo è per natura un animale sociale” e cioè ha bisogno di confronti e di rapporti, senza i quali sarebbe un animale solitario. La socialità, inoltre, è fondamentale anche per avviare il processo della conoscenza che non è fatta solo di esperienze ma anche e soprattutto del confronto con l’altro: lo scambio di opinioni, il dialogo, il rapporto con il nostro simile che ci arricchisce, ci apre a nuove idee e contribuisce al nostro processo di formazione. Il presupposto per la realizzazione della società è rappresentato dalla solidarietà, principio per il quale l’individuo agisce non per calcolo utilitaristico o per imposizione, ma per libera e spontanea espressione della socialità che lo caratterizza.

Cosa implica la solidarietà

La solidarietà è un principio posto dalla nostra Costituzione tra i valori fondanti dell’ordinamento giuridico, tanto da essere riconosciuto e garantito, insieme ai diritti inviolabili dell’uomo all’articolo 2 che recita: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. La solidarietà politica, nella nostra democrazia, si estrinseca nell’esercizio della sovranità popolare con la piena partecipazione democratica di tutti i cittadini all’organizzazione del Paese da cui ne discende:

  • il «dovere civico» dell’esercizio del diritto di voto (art. 48), il primo dei pilastri su cui si regge la democrazia. Lo stesso Giuseppe Mazzini – strenuo difensore della repubblica democratica – sosteneva che sarebbe stato inadeguato fondare l’unità e l’armonia di una nazione predicando solo il perseguimento egoistico dei diritti. Secondo il patriota genovese, il principio obbligatorio per conseguire il “benessere sociale” è appunto l’adempimento dei doveri;
  • il sacro dovere della difesa della Patria (art. 52), che presuppone una comunanza di valori e di principi ancorati al legame affettivo del territorio, alla coscienza del cittadino fedele ai valori repubblicani e costituzionali, alla sua lealtà nell’osservare le leggi (art. 54);
  • il dovere di adempiere con disciplina e onore le funzioni pubbliche (art. 54) da parte di coloro cui siano affidate. Con la voce «disciplina» non s’intende tanto fare riferimento all’ubbidienza o al rapporto di dipendenza del funzionario pubblico, quanto all’insieme di attitudini, perizia, competenza, prudenza, cortesia e assenza di condizionamenti che ne dovrebbero caratterizzare l’operato.

La solidarietà economica

La solidarietà economica è volta a superare quelle disparità economiche fra cittadini derivanti inevitabilmente dalle diverse condizioni patrimoniali da cui il dovere imposto a tutti di concorrere alle spese pubbliche in ragione della capacità contributiva di ciascuno (art. 53). Dovere che si fonda sull’accettazione di un legame di responsabilità sociale nei confronti di altri individui, ancorché estranei ad un rapporto familiare. Inoltre, presuppone un vincolo di lealtà nei confronti di tutti gli altri consociati per garantire la sopravvivenza stessa dell’ordinamento costituzionale. L’evasione fiscale, in ogni sua manifestazione, rappresenta la rottura di questo vincolo di lealtà e quindi la violazione di uno dei “doveri inderogabili di solidarietà”.

La solidarietà sociale

La solidarietà sociale è rappresentata da:

  • il dovere di ogni cittadino di svolgere, secondo le proprie possibilità e le proprie scelte, un’attività lavorativa/produttiva che concorra al progresso della società (art. 4);
  • il dovere che grava sui genitori di mantenere, istruire ed educare i figli (art. 30). Dovere costituzionale che sottolinea l’importanza socialmente educativa della famiglia, riconosciuta quale luogo privilegiato per la formazione dei minori;
  • il dovere di istruzione per ogni cittadino cui si fa l’«obbligo scolastico» di prendere un titolo di studio di scuola secondaria superiore o una qualifica professionale. L’istruzione è, dunque, un altro fattore di solidarietà sociale, indispensabile affinché si diffonda nella collettività l’adesione ai principi dell’etica repubblicana, così come tradotti negli enunciati normativi fondamentali della Carta Costituzionale.

Ai doveri di cui parla l’articolo 2 non ci si può né ci si deve sottrarre. Come i diritti sono inviolabili per il benessere individuale, così i doveri sono inderogabili per la loro capacità di creare una stretta relazione tra individuo e comunità, idonea a realizzare quel tanto decantato “Sistema-Paese” che ancora non siamo riusciti a realizzare.

Il “benessere individuale” può essere conseguito solo nel contesto sociale

Il “benessere individuale”, pertanto, può essere conseguito solo nel contesto sociale, cioè attraverso la saggia ed oculata amministrazione del proprio patrimonio (spirituale e materiale), nell’ambito di una società armonicamente costituita sulla interconnessione di valori e principi unanimemente condivisi. Valori che anche se mutano nel loro percorso storico si originano comunque dalla realtà sociale e politica dell’epoca e si riferiscono all’organizzazione economica/giuridica ed alle tradizioni di una collettività.

La lezione di Publio Terenzio Afro, l’Umanesimo e il Rinascimento

Publio Terenzio Afro un commediografo romano, probabilmente di etnia berbera, attivo a Roma dal 166 a.C. al 160 a.C. ha affermato in una delle sue commedie: “Homo sum, humani nihil a me alienum puto” (Sono un essere umano, niente di ciò ch’è umano ritengo estraneo a me) in parole più semplici: «Sono un essere umano, tutto ciò ch’è umano mi riguarda”). Aforisma che nei contesti moderni, ha avuto un grande successo con l’Umanesimo e il Rinascimento in cui si sviluppò l’ideale della dignità umana. La citazione divenne portavoce dell’humanitas che si diffuse prima in Europa e poi nel mondo intero a difesa di tutto il genere umano.

Il primato della tecnologia, oggi incentrato esclusivamente sulla disgregazione dell’individuo, è teso a demolire l’Umanesimo

Ma il primato della tecnologia, oggi incentrato esclusivamente sulla disgregazione dell’individuo, è teso a demolire questo Umanesimo -edificato con grandi sacrifici e sangue versato – per trasformare la persona in “individualista”, cioè in un essere autonomo capace di condurre la sua vita con un senso di distacco dalla società e dagli altri. L’individualista pertanto non riconosce come principi fondanti di una società il rispetto degli altri, il sostegno reciproco e la solidarietà, componenti essenziali del benessere sociale.

Il benessere individuale secondo i tecnocrati

Secondo i tecnocrati il benessere individuale si raggiunge mediante la tecnica, diventata il paradigma per il conseguimento della felicità. Per costoro la felicità si ottiene con il calcolo che gli algoritmi sono capaci di sviluppare per comporre, nel mare degli interessi individuali, quelli che sono gli interessi personali di ciascuno di noi, senza tenere in considerazione i valori sociali della comunità in cui viviamo. La nostra individualità viene frazionata dagli algoritmi, ragion per cui anche la nostra stessa persona subisce una disgregazione, cioè viene separata dalla propria famiglia, dalle proprie conoscenze, dai propri valori e dalla propria eredità storica.

Il Covid-19 e lo smart working

A tutto ciò si aggiunga che oggi con l’emergenza del COVID-19 in atto, i tecnocrati – approfittando della segregazione e del distanziamento sociale – stanno alimentando la crescita dell’individualismo attraverso l’incentivazione dello smart working. Non per sconfiggere la pandemia, ma per accrescere la produttività ed aumentare a dismisura i profitti. Tutto ciò a svantaggio dei rapporti umani che sono il legame indispensabile per mantenere la coesione sociale.

La disgregazione sociale

La società è costituita da interconnessioni per cui ciascuna delle sue parti si affida al funzionamento dell’insieme. Se si viene pian piano a logorare questo reciproco affidamento, fondamento per la formazione del sistema sociale, ne consegue un indebolimento dello Stato, se non addirittura la sua disarticolazione. In sintesi, subentra un progressivo, lento e sterile deterioramento delle sue Istituzioni. In questo clima si sta realizzando un’ulteriore disgregazione della nostra società con una martellante campagna di odio sociale. Il risultato finale è un progressivo sfaldamento della compagine sociale, cioè la morte della democrazia e dei suoi valori. Quando chiudi le persone in casa, alimentandone la paura con un invisibile nemico esterno, le estrometti dalle relazioni sociali e ne oscuri l’idea del bene comune. In tali condizioni esse non possono che accettare tutte le imposizioni e le restrizioni, ivi comprese quelle tecnologiche.

Abbiamo bisogno di individui consapevoli e responsabili, capaci di intendere e di volere e di assumere appropriate scelte e decisioni operative in difesa della società in cui vivono

Scordiamoci l’“ego” e ritroviamo la responsabilità come attitudine a porsi al servizio della persona e della comunità per contribuire allo sviluppo e alla realizzazione del bene comune. Non abbiamo bisogno di numeri, di algoritmi, di consumatori, di followers, di “replicanti”, di “cyborg”, ecc. ma di individui consapevoli e responsabili, capaci di intendere e di volere e di assumere – operando dentro le regole e con professionalità – appropriate scelte e decisioni operative in difesa della società in cui vivono. Riabbracciamo quei valori ideali (Libertà, Sicurezza, Fiducia, Solidarietà, Onestà, Dignità, Coraggio, Altruismo, Generosità, Sacrificio, Condivisione, Collaborazione,  Rispetto, Sincerità, Gratitudine, Impegno, – in una parola Umanesimo – che tradotti nel gergo militare si intendono come “portare lo zaino”) radicati dentro di noi che abbiamo appreso dalla famiglia e dalla scuola – cioè la nostra visione del mondo – che troppo spesso infrangiamo per inseguire ciò che dicono o fanno gli altri.

Il discorso inaugurale di Kennedy per la sua presidenza

La coesione sociale che stiamo disgregando necessita di una corale adesione all’esortazione fatta al popolo americano da John F. Kennedy – nel discorso inaugurale della sua presidenza il 20 gennaio 1961 – con cui ha rimosso l’individualismo: “Ask not what your Country can do for you, ask what you can do for your Country” “Non chiederti cosa il tuo Paese può fare per te, chiediti cosa tu puoi fare per il tuo Paese”.

Gli Indomabili

Gli Autori

Luciano Piacentini – Brevettato incursore, è stato Comandante di Unità Incursori nel grado di Tenente e Capitano. Assegnato allo Stato Maggiore dell’Esercito, ha in seguito comandato il Nono Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” e successivamente ricoperto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Ha prestato la sua opera negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico. E’ laureato in Scienze Strategiche e Scienze Politiche.

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 20122, Longitude, rivista mensile del MAECI.

Pino Bianchi – Architetto, esperto in risk management, organizzazione, reingegnerizzazione dei processi e sistemi di gestione aziendali. Per oltre venti anni ha diretto attività di business, marketing, comunicazione e organizzazione in imprese multinazionali americane ed europee. Consulente di direzione in ICT, marketing, comunicazione, business planning e project financing.

ANTIOCO – Ha maturato varie esperienze lavorative in Italia e all’estero occupandosi di consulenza direzionale, sviluppo di mercati, cooperazione internazionale e gestione commerciale per rilevanti realtà industriali. Da sempre attento ai temi della security, ha ricoperto in realtà strategiche nazionali vari ruoli di responsabilità occupandosi di business continuity, security strategic planning, security communication, ricerca e analisi informativa e corporate intelligence.

Francesco Bussoletti

Claudio Masci e Luciano Piacentini sono gli autori di: “The future of intelligence”, articolo del 15 aprile 2012, pubblicato su Longitude, rivista mensile del MAECI, nonché dei libri: “L’intelligence tra conflitti e mediazione”, Caucci Editore, Bari 2010 (esaurito) e di “Humint… questa sconosciuta (Funzione intelligence evergreen)”, acquistabile da Amazon.

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