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Italia, cosa ci attenderà nel “day after” del coronavirus?

Italia, Cosa Ci Attenderà Nel “day After” Del Coronavirus?

Dante Alighieri e il suo viaggio nell’Inferno, che avvenne negli stessi giorni in cui noi affrontiamo l’emergenza del coronavirus

Il Consiglio dei Ministri all’inizio del corrente anno, in un tempo non sospetto sull’emergenza del coronavirus, ha istituito una giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri per il 25 marzo. Da data in cui, secondo gli studiosi, il Poeta della Divina Commedia iniziò il suo viaggio nell’Inferno. L’evento è stato assunto quale simbolo di unità nazionale in quanto per il Ministro Dario Franceschini “Dante è l’unità del Paese, Dante è la lingua italiana, Dante è l’idea stessa di Italia”. In occasione della prima ricorrenza esponenti dell’Accademia della Crusca hanno invitato gli italiani – in analogia a quanto avvenuto con i canti da finestre e balconi – a declamare i primi versi e gli ultimi della “cantica» dell’Inferno, che recitano rispettivamente:

 Nel mezzo del cammin di nostra vita

mi ritrovai per una selva oscura,

ché la diritta via era smarrita.                                           

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura

esta selva selvaggia e aspra e forte

che nel pensier rinova la paura!                                  

Il maestro ed io entrammo in quel cammino nascosto per tornare alla luce del sole; 

e senza prenderci un attimo di riposo salimmo in alto, lui per primo e io dietro, 

fino a quando vidi gli astri del cielo attraverso un’apertura circolare. E di lì uscimmo per rivedere le stelle.

Come sarà il “Riveder le stelle” in Italia, finita l’emergenza del COVID-19?

“Riveder le stelle” è quello che tutti in Italia auspichiamo come fine di una quarantena per il coronavirus, che ci sembra interminabile alla quale purtroppo si associano angosciosi pensieri strettamente correlati con il nostro futuro. Già è iniziata la polemica fra “complottisti”, i quali sostengono che la pandemia sia stata indotta ed esponenti della comunità scientifica che la smentiscono. Ma nessuno si preoccupa di delineare precauzioni e soluzioni per il futuro. Futuro che ci sembra denso di incognite, di pericoli e sconvolgenti minacce ad iniziare da:

  • Come comportarsi dopo la quarantena visto che per il vaccino anti covid19 occorre attendere il prossimo autunno/inverno?
  • Con quali precauzioni ed accortezze si potranno riprendere le normali attività sia lavorative che sociali?
  • Cosa accadrà alla nostra economia ed al nostro debito pubblico che è stratosferico?
  • In questa fase di quarantena il terrorismo jihadista sembra quiescente. Ma dopo cosa farà nella considerazione che è stato nominato il successore del defunto califfo Al Baghdadi in Muhammad Al Mawla, alias Abu Ibrahim al Quraishi, alias Hajji Abdallah, alias Abdul Amir Salbi, alias Abu Umar Al Turkmani?

Continua ad esserci l’assenza di un Sistema-paese che possa adeguatamente fronteggiare la disastrosa recessione post-pandemia e i “predatori” sono pronti

Purtroppo è difficile essere ottimisti quando il dissesto economico dell’Italia dopo l’epidemia del COVID-19 chissà dove arriverà. I nostri politici che, fino al recente passato, non sono stati in grado di ridurlo o attenuarlo, attualmente – con la pandemia in corso – che cosa sapranno fare? Purtroppo, si sono dimostrati non solo poco competenti per risanarlo; ma si sono anche scontrati in risse ideologiche. Nonostante tutti gli sforzi che ora si vogliono compiere per sostenere l’economia, anche a livello internazionale, è palese l’assenza di un Sistema-paese che possa adeguatamente contrastare la disastrosa recessione. C’è poi il capitolo dei predatori e degli “assalti alla diligenza”, che sembrano peraltro già avviati in danno di nostri comparti industriali e finanziari. Li vedremo nel “Day after” e quando pensiamo al futuro tutto ciò ci fa temere soprattutto per quello dei nostri figli e nipoti.

Giorgia Meloni e “l’argenteria” dell’Italia a rischio

Dei “predatori” ne ha parlato apertamente Giorgia Meloni, a capo di Fratelli d’Italia, nel suo intervento alla Camera in occasione delle comunicazioni del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sugli sforzi del governo per combattere il coronavirus. A tal proposito, ha denunciato senza mezze parole, che “anche i più incalliti ‘euroinomani’ si accorgono che qualcosa non ha funzionato – ha sottolineato -. L’Europa che abbiamo sognato non esiste, quello che abbiamo visto è l’Europa degli egoismi, che aspetta il terremoto in casa nostra per fregarsi l’’argenteria’”.

Il pessimismo nel nostro paese per ora è imperante: si pensa che terminata l’emergenza, sarà peggio

Il pessimismo per ora è imperante perché si pensa che il dopo sarà peggio ancora. Ai morti da coronavirus seguiranno i morti da catastrofe economica. I primi segnali si sono già visti, con principi di sommosse al sud, dettate dall’emergenza alimentare, tamponati in extremis dal governo col il DPCM del 28 marzo. Non siano pessimisti, ma realisti: ci aspettano anni difficili. L’angoscia è grande: non basterà un piano Marshall, dovremo ricorrere a prestiti forzosi e saremo tutti parecchio più poveri. Quasi sicuramente tutto cambierà ma non come nel Gattopardo, cambierà davvero! Sarà molto probabilmente uno scenario da “Day after”. Preoccupazione presente da tempo in Lombardia e Veneto e per la quale molte aziende, pur con le precauzioni possibili, hanno cercato di non chiudere, provocando il degrado sanitario al quale stiamo assistendo! Se a tutto ciò si aggiunge la percezione dell’agonia di una politica che ha deteriorato il nostro Paese, non possiamo fare iniezioni di ottimismo al popolo italiano. Gente semplice, che per la gran parte ha camminato con i piedi per terra e insegnato ai propri figli a fare altrettanto, bandendo ogni abuso e altezzosità, fiducioso nelle Istituzioni. 

Il coronavirus ha rimesso in gioco ciò in cui abbiamo creduto negli ultimi 30 anni

La vita serena (70 anni di pace) che la nostra generazione ha vissuto, sia risollevandosi dalle terribili guerre del Novecento sia evitando di farsi coinvolgere eccessivamente in quelle dell’ultimo cinquantennio, non poteva non incontrare questo grande ostacolo che ci è toccato in modo del tutto imprevedibile. Tuttavia, se non ci fosse stato il coronavirus, le cose si sarebbero trascinate per decenni nello stato di diaspora sociale in cui abbiamo vissuto. Nell’ultimo trentennio abbiamo vissuto nell’arroganza, con l’esclusiva adorazione del dio denaro e nella pratica della sua religiosa economia finanziaria.

Cosa ha portato lo stato di “diaspora sociale” in Italia

Durante questo stato di diaspora sociale, abbiamo finora: 

  • denigrato sulle prime pagine dei giornali l’operato delle forze dell’ordine, senza nemmeno conoscere bene i fatti. Quelle stesse forze che ora invochiamo in nostro aiuto e che sono sovente oggetto di aggressione nel contesto di operazioni finalizzate al contenimento dell’epidemia in atto; 
  • dato prova di invidia sociale, avidità, ipocrisia ed egoismo verso tutto e verso tutti. Nell’ossessiva e affannata ricerca del vestito alla moda, dell’ultimo modello di smartphone, della macchina più bella e di uno smodato edonismo – che tuttora non riusciamo a controllare – siamo riusciti a raggiungere oltre 90 mila denunce per violazione delle regole anti corona virus;
  • adottato mezzucci per migliorare contratti di lavoro, favorendo la cultura del precariato e dello sfruttamento intensivo delle professionalità e delle capacità, che la quarantena ha fatto saltare mettendo in luce tutte le contraddizioni sociali e del modo del lavoro;
  • attuato una superficiale e asociale educazione dedicata alle nostre famiglie, con specifico riferimento ai figli, lasciando che gli stessi aggredissero insegnanti ed educatori, si abbrutissero nelle vergognose “movida” notturne, si insultassero, azzuffassero e persino ammazzassero per una partita di calcio;
  • assecondato la nascita e la crescita di hacker e cracker che sovente assaltano le nostre infrastrutture critiche – provocando danni irreparabili – operanti perfino in questo periodo contro le strutture sanitarie stremate dalla lotta per il contenimento dell’epidemia;  
  • incensato e legittimato l’aggressione ai nostri danni di organizzazioni para-statuali ostili, quali ONG straniere e rispettivo naviglio;  
  • dissestato la dirigenza ammnistrativa ed in particolare quella del Sistema Sanitario Italiano, introducendo criteri di selezione che hanno ignorato meriti e capacità;
  • distrutto ambulanze, pronto-soccorsi e apparecchiature sanitarie per presunti ritardi e/o omissioni di soccorso; 
  • privilegiato i sistemi di corruzione e conflitti interpersonali, con soprusi e violenze specie in pregiudizio di extracomunitari e stranieri irregolari.

I “partner” UE hanno isolato, screditato e abbandonato l’Italia nel momento di maggior bisogno

Per le nostre intemperanze, gli italiani sono stati tacciati come: sporchi, chiassosi, indisciplinati, folcloristici, inaffidabili, “pigs” e mafiosi. Ciò anche se la nostra cultura ha portato la civiltà alle orde barbariche che ci hanno invaso e che ora ci denigrano. Cultura – quale massima espressione di armonia, proporzioni, limiti e misura – tramite la quale sono stati costruiti strade, acquedotti, sostituite leggi e diritto alle ordalie barbariche, prodotte invenzioni (Marconi, Meucci, Fermi, ecc.), dato vita alle moderne tecnologie comunicative, nonché riempito musei altrui e nostri di magnifiche opere artistiche ed intellettuali. Nonostante questo nostro vasto tributo di civiltà siamo stati isolati, screditati ed abbandonati nel momento di maggior bisogno dai “partner” europei che maggiormente hanno beneficiato di questo nostro non piccolo apporto di civiltà. Costoro hanno sigillato il nostro Paese lasciandoci soli a risolvere una pandemia mondiale, se non addirittura appropriandosi indebitamente di prodotti sanitari a noi destinati da altri paesi amici.  Ed ora sembrano definitivamente orientati a ridurci sul lastrico.  

La maggioranza degli italiani sono coloro che nel rispetto delle regole e con abnegazione sostengono chi è stato colpito dalla pandemia. I “chiassosi” e contestatori sono una minoranza

Non dobbiamo tuttavia dimenticare che a fronte di una minoranza chiassosa e contestatrice c’è una maggiorana di milioni di italiani silenziosi che assolvono instancabilmente il proprio dovere. Italiani silenziosi che, nel rispetto delle regole democratiche e con abnegazione, stanno lavorando ed assistendo – sotto i bombardamenti di COVID19 – chi è stato affetti dalla pandemia. Sono costoro che ci consentono di sopravvivere nella quarantena provvedendo a produrre, preparare e distribuire tutti i generi ed i prodotti di prima necessità, indispensabili per la nostra sopravvivenza.  E speriamo che siano ancora loro a trascinare il popolo italiano per far fronte agli assalti alla “diligenza Italia”.

Nel post-coronavirus non bisognerà consentire ad altri, specie se “partner” europei, di affondare la nostra nazione per realizzare ad ogni costo i loro interessi nazionali

Tutte le suddette problematiche – esaltate dalla crisi del coronavirus – si rifletteranno sul futuro dell’Italia e nostro. Bisognerà essere attenti a ciò che succederà dopo per prendersene cura e non abdicare. Ciò per non consentire ad altri, specie se “partner” europei, di affondare la nostra nazione, con il recondito fine di realizzare ad ogni costo i loro interessi nazionali. Per non farla lunga riteniamo che due siano le cose più importanti e apparentemente antitetiche da tenere presenti per il dopo:

  • saremo sicuramente molto meno benestanti e saremo molto più spesso chiamati ad aiutare figli e nipoti;
  • scaturiranno dalla crisi spinte nuove e come dopo ogni conflitto, ci saranno progressi e cambiamenti di vita se sapremo rimanere uniti e solidali. Solo così riusciremo a vivere un’altra rivoluzione epocale.

La nostra unica alternativa al collasso è creare un Sistema-paese, incentrato sulle strutture portanti di esclusiva competenza statuale che agiscano in simbiotica cooperazione con il comparto strategico industriale privato

Ma per dimostrare una solida unità nazionale e affrontare le nuove sfide che ci attendono, non è sufficiente l’apporto di solidarietà individuale che abbiamo saputo dimostrare con i canti dai balconi e dalle finestre. Né con la raccolta di fondi in favore di strutture sanitarie per dotarle di strumenti efficaci contro il COVID-19. Occorre dare prova concreta di tale solidarietà ed unità degli Italiani, per realizzare quel tanto decantato Sistema-paese incentrato sulle strutture portanti di esclusiva competenza statuale – non delegabili né privatizzabili – che agiscano in simbiotica cooperazione con il comparto strategico industriale privato. Un Paese, può essere considerato quale sistema quando un certo numero di organismi ed infrastrutture diversi, sia pubblici sia privati, siano orientati e indirizzati a perseguire uno scopo comune afferente esclusivamente agli “Interessi Vitali Nazionali”. Semplificando, la coesione e cooperazione dell’intero apparato economico-produttivo della Nazione – composto da soggetti pubblici e privati, preposti allo svolgimento di attività di primario interesse per lo Stato – che operino seguendo le linee strategiche dallo stesso tracciate.

L’Italia e le aree strategiche degli interessi vitali nazionali

L’Italia – per posizione geografica e carenza di risorse – presenta elevate criticità dovute alla crescente interazione e interdipendenza con il resto del mondo, soprattutto nell’area mediterranea. Qui la penisola, rappresenta lo sbocco marittimo dell’Europa Centrale, la cui economia dipende anche dalle linee principali del traffico marittimo internazionale. Il nostro Paese è un ponte gettato verso l’Africa, i Balcani e il Medio Oriente. Di conseguenza il nostro “interesse vitale nazionale” ricade in due aree strategiche. In particolare l’area:

  • euro-atlantica nella quale occorre obbligatoriamente riconoscersi tenuto conto che non disponiamo né siamo animati da una “volontà di potenza” o da velleità espansionistiche, talché il nostro apparato difensivo necessita del sostegno di una consolidata alleanza protettiva;  
  • mediterranea, ove i nostri partner europei avrebbero dovuto riconoscerci il ruolo di “ponte”, sostenendoci nello sviluppo di una politica economica espansiva nell’area tenuto conto che i ponti sono – per lo più – a doppio senso di circolazione. Infatti, gli stessi partner europei, in quanto tali, avrebbero necessariamente incrementato anche i loro rispettivi interessi vitali nazionali. Fattore ben chiaro alla strategia espansiva cinese delle “nuove vie della seta”: ha richiesto l’apertura di due hub sulla nostra penisola a Genova e Trieste e si appresta a fagocitarci con offerte di interessata amicizia. 

Il Sistema-paese è strategico non solo per la tutela della Sicurezza Nazionale e la salvaguardia dei nostri interessi vitali nazionali, ma soprattutto per affrontare la ricostruzione dell’apparato economico-produttivo finita l’emergenza

Purtroppo l’area mediterranea non è garantita da solidi “agreement” con la UE, come evidenzia chiaramente l’irrisolvibile problema dei migranti con i partner europei. Pertanto occorre spesso mediare di volta in volta i nostri interessi nazionali con quelli dei nostri partner – e non sempre con favorevole conclusione – come nel caso della Libia. La realizzazione del Sistema-paese assume, dunque, un’indiscussa importanza. Non solo per la tutela della Sicurezza Nazionale e la salvaguardia dei nostri interessi vitali nazionali; ma soprattutto per affrontare la ricostruzione dell’apparato economico-produttivo. Questo, messo in ginocchio da una quarantena che si protrarrà per mesi, dovrà essere tutelato dai famelici appetiti di partner e competitor esteri, che già compaiono all’orizzonte. 

Come si realizza il Sistema Paese e l’importanza del “Fusion Center” per le sfide del domani

La realizzazione di tale sistema non può essere basato sull’assistenzialismo, – tout court – ma incentrato sull’applicazione rigorosa delle teorie keynesiane per lo sviluppo di infrastrutture portanti dello Stato, con l’emissione in questo momento di voltafaccia europei di titoli di stato come BOT e CCT ventennali per soli italiani. Essi dovranno essere il moltiplicatore dei posti di lavoro e fattore decisivo per l’incremento delle attività produttive. Occorre limitare l’assistenzialismo esclusivamente alle fasce dei diversamente abili e degli indigenti, solo nel settore sanitario e assistenziale, che abbiano un reddito inferiore ai 20 mila euro, con una oculata e severa applicazione di sanzioni per le false dichiarazioni. Bisogna creare un centro decisionale – “fusion center” – basato integrazione pubblico-privato, (comprehensive approach), con il supporto dell’Intelligence a livello strategico per affrontare rischi, sfide e tendenze del domani. Solo con la coesione e cooperazione delle forze produttive nazionali riusciremo a proteggere da manovre finanziarie speculative il commercio internazionale, le PMI e l’impianto economico-finanziario, le vie di trasporto e comunicazione, la ricerca scientifica necessaria per lo sviluppo, le infrastrutture critiche, il sistema finanziario e l’apparato energetico.

Finita l’emergenza COVID-19, dobbiamo ritrovare in tutti noi i sentimenti di solidarietà, fratellanza e unità nazionale che abbiamo esternato dalle finestre. È la ricetta migliore per affrontare nella quotidianità tutte quelle difficoltà e problematiche che inevitabilmente ci assaliranno

Rimaniamo, tuttavia, fermamente convinti che tra qualche mese torneremo a vivere come prima – forse meglio di prima –  se da questa grande paura avremo imparato le appropriate lezioni. Sarebbe bello – una volta spenti i riflettori e calato il sipario di questa sventurata ribalta – ritrovare in tutti noi quei sentimenti di solidarietà, fratellanza e unità nazionale che abbiamo esternato dalle finestre per affrontare nella quotidianità del nostro lavoro tutte quelle difficoltà e quelle problematiche che inevitabilmente ci assaliranno. Sarebbe bello che, ricordandoci di quei milioni di italiani che si sono rimboccati le maniche per sostenerci nel corso della pandemia, adottassimo il loro comportamento silenzioso ed altruista per la ricostruzione dalle macerie economiche e sociali provocate da questa “guerra biologica”. Solo se sapremo comportarci come cittadini modello di una consolidata democrazia, che si fonda esclusivamente sul rispetto delle regole, potremo riuscire nell’impresa. Questa è la vera, grande sfida che dobbiamo vincere tutti insieme. Senza ricorrere a corruttele, favoritismi e privilegi o a derive opportuniste.

Gli Indomabili

Gli Autori

Luciano Piacentini – Brevettato incursore, è stato Comandante di Unità Incursori nel grado di Tenente e Capitano. Assegnato allo Stato Maggiore dell’Esercito, ha in seguito comandato il Nono Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” e successivamente ricoperto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Ha prestato la sua opera negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico. E’ laureato in Scienze Strategiche e Scienze Politiche.

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 20122, Longitude, rivista mensile del MAECI.

Pino Bianchi – Architetto, esperto in risk management, organizzazione, reingegnerizzazione dei processi e sistemi di gestione aziendali. Per oltre venti anni ha diretto attività di business, marketing, comunicazione e organizzazione in imprese multinazionali americane ed europee. Consulente di direzione in ICT, marketing, comunicazione, business planning e project financing.

ANTIOCO – Ha maturato varie esperienze lavorative in Italia e all’estero occupandosi di consulenza direzionale, sviluppo di mercati, cooperazione internazionale e gestione commerciale per rilevanti realtà industriali. Da sempre attento ai temi della security, ha ricoperto in realtà strategiche nazionali vari ruoli di responsabilità occupandosi di business continuity, security strategic planning, security communication, ricerca e analisi informativa e corporate intelligence.

Francesco Bussoletti

Claudio Masci e Luciano Piacentini sono gli autori di: “The future of intelligence”, articolo del 15 aprile 2012, pubblicato su Longitude, rivista mensile del MAECI, nonché dei libri: “L’intelligence tra conflitti e mediazione”, Caucci Editore, Bari 2010 (esaurito) e di “Humint… questa sconosciuta (Funzione intelligence evergreen)”, acquistabile da Amazon.

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