Isis perde 3 capi strategici in Iraq e Siria. A rischio l’intera campagna

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La Coalizione conferma: morti di Imad Abdullah Hamud al-Mahallawi, Abu Turk e Falah al-Rashidi

Isis in Iraq e Siria perde tre comandanti strategici per condurre operazioni nei due paesi. Si tratta di Imad Abdullah Hamud al-Mahallawi, Abu Turk e Falah al-Rashidi. Lo ha confermato il portavoce della Coalizione a guida Usa anti-Daesh, John Dorrian, citato da Bas News. Il primo è stato ucciso il 21 dicembre 2016. La sua morte riduce la capacità d’azione dello Stato Islamico nella Valle dell’Eufrate. Il secondo, invece, ha perso la vita il 4 gennaio del 2017 a Shirqat ed era responsabile degli affari finanziari del Califfato. L’ultimo, al-Rashidi, invece era a capo della produzione di auto-bomba. Queste sono largamente usate a Mosul, anche se la loro efficacia è stata quasi azzerata. È stato ucciso lo stesso giorno di Turk.

La morte dei 3 crea a Daesh grandi problemi su operazioni offensive, finanziamento e difesa dal nemico

La morte dei 3 capi Isis, crea grandi problemi alla formazione su tutti i fronti più importanti: le operazioni offensive, il finanziamento al Daesh e la difesa dal nemico. Soprattutto in Iraq, dove l’operazione Stiamo Arrivando Niniveh continua ad avanzare a Mosul. Ciò nonostante tutti i tentativi di contrattacco per distrare le forze e rallentare l’offensiva nemica. Peraltro, la Valle dell’Eufrate è strategica per lo Stato Islamico, in quanto attraversa i due paesi. Perdere il comandante dell’area significa non avere più capacità di coordinamento dei gruppi che vi operano e di conseguenza minor libertà di movimento e maggiore esposizione al nemico.

Le finanze di Isis non bastano più per garantire la sopravvivenza in Iraq e Siria

Infine, c’è la questione delle finanze di Isis, che negli ultimi tempi si sono ridotte all’osso. Oggi, infatti, non garantiscono più la sopravvivenza del Daesh in Iraq e Siria. Peraltro, nessuno stratagemma usato finora per reperire nuovi fondi ha funzionato. Dal depredare la popolazione locale al tassare ogni membro delle famiglie che vogliono fuggire dalle aree di conflitto. A ciò si sono uniti i furti recenti dei “tesori” dello Stato Islamico da parte di membri stessi del Califfato. L’ultimo episodio in ordine di tempo è stata la fuga del “ministro delle Finanze” (Zakat Diwan) dello Stato Islamico, Abu Tabark. Come riporta Rudaw, sembra che l’uomo sia fuggito da Mosul a metà dicembre e tutti i check point dei jihadisti nell’area sono stati allertati. È stata fatta anche un’irruzione nella sua casa, trovata deserta. Non è chiaro se abbia portato con sé anche parte dei fondi del Califfato. L’intensità delle sue ricerche, però, fa pensare di sì.

L’articolo su Bas News con la conferma di Dorrian e altri elementi sull’operazione anti-Isis