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Isis in Iraq e Siria ha al massimo 6 mesi di vita

Isis In Iraq E Siria Ha Al Massimo 6 Mesi Di Vita

Inherent Resolve: Isis viene travolto ovunque

Isis sarà sconfitto definitivamente a Mosul e Raqqa entro sei mesi. Lo ha annunciato il generale Stephen Townsend, comandante dell’operazione Inherent Resolve. L’alto ufficiale ha confermato che in questo lasso di tempo si potranno concludere le campagne contro le due roccaforti in Iraq e Siria. Alle sue parole, si sono aggiunge quelle del colonnello John Dorrian, portavoce dell’operazione Inherent Resolve. “Il nemico viene travolto ovunque sia, non solo nelle sue roccaforti – ha spiegato -. Ma in tutte le zone che ancora controlla”. Inoltre, ha ribadito lo spokeperson, per quanto riguarda Mosul “chi non si arrenderà sarà ucciso”. A conferma di ciò, snelle ultime ore la Coalizione internazionale anti-Daesh ha condotto 43 attacchi aerei contro 92 bersagli dello Stato Islamico nei 2 paesi.

Continuano i raid aerei su Mosul

Quelli in Iraq e Siria non sono stati, però, attacchi concentrati in un’unica località, ma diffusi. L’obiettivo è colpire in contemporanea su fronti multipli per incrementare la pressione su Isis. In particolare a Mosul, dove la Coalizione quotidianamente martella il Daesh nell’area, per evitare che possa organizzare le difese in vista dell’imminente offensiva internazionale. Questa, secondo Townsend comincerà entro pochi giorni. Nel frattempo, solo martedì, sono avvenuti 9 raid aerei che hanno ulteriormente indebolito lo Stato Islamico. Nell’offensiva sono stati distrutti mezzi, armi ma anche tunnel usati dai jihadisti e dai loro capi per muoversi e trasportare assetti in sicurezza.

In Siria, entro poche settimane, Raqqa sarà completamente isolata. Procede la battaglia ad al-Bab

Anche in Siria la campagna anti-Isis prosegue spedita. Le Forze di Difesa Siriane (SDF) continuano a ottenere progressi per isolare definitivamente Raqqa. Le operazioni sul terreno sono supportate dagli attacchi aerei internazionali. Secondo le ultime informazioni, le SDF sono arrivate a meno di 11 chilometri dal confine settentrionale della città. Queste, inoltre, hanno conquistato 2 colline strategiche, da cui si possono lanciare attacchi a distanza sul centro abitato. Si conta di chiudere l’assedio su Raqqa entro poche settimane. Per Daesh la situazione è disperata anche nel nord del paese, ad al-Bab. I militari dell’operazione Euphrates Shield hanno lanciato un attacco a sorpresa nella città, riuscendovi a penetrare dopo alcune ore di scontri. E in queste ore si stanno spingendo sempre più verso il centro, obbligando i miliziani Isil a fuggire a Est.

Per Isis si mette male anche a Deir ez-Zor e Palmyra

Per Isis va male anche nelle zone di Deir ez-Zor e Palmyra. L’esercito siriano avanza sul terreno, mentre l’aeronautica continua a colpire dall’alto. Nella prima area, nelle scorse ore è stato eliminato un gruppo di jihadisti Daesh, che si era riunito nella zona per studiare una strategia di difesa dal nemico. Nella seconda, i soldati hanno ucciso 12 estremisti e continuano ad avanzare, incontrando sempre meno resistenza.

Crollano i reclutamenti dei foreign fighters e quelli sul terreno non vogliono combattere

Peraltro, Isis è in crisi di reclutamenti. Soprattutto di foreign fighters. Molti giovani, nonostante gli sforzi mediatici e di propaganda del Daesh, rinunciano a entrarvici a seguito della disfatta su tutta la linea. Dall’Iraq alla Siria, passando per la Libia. A proposito, Dorrian ha rilevato che a oggi sono tra i 100 e i 200 al mese gli aspiranti jihadisti che attraversano i confini per andare a combattere per lo Stato Islamico. L’anno scorso, invece, erano circa 2.000. La motivazione principale è che Isil non riesce a reagire all’ondata di attacchi che sta subendo a 360 gradi. A ciò si aggiunge il rifiuto di combattere di molti miliziani, che già si trovano in queste aree. Questi, come ha riportato il Washington Post, accampano le scuse più diverse per non essere schierati in prima linea. Da dolori alla schiena a mal di testa. Alcuni dei quali comprovati da presunti certificati medici.

L’articolo del Washington Post sul rifiuto dei jihadisti a combattere, con scuse corroborate da certificati medici

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