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Isis implode a Mosul. Alcuni capi vogliono destituire al-Baghdadi

Isis Implode A Mosul. Alcuni Capi Vogliono Destituire Al-Baghdadi

I leader ribelli esortano a interrompere l’alleanza con il Califfo

È scontro all’interno di Isis a Mosul Ovest. Come era stato anticipato, alcuni comandanti e miliziani non hanno più fiducia nel Califfo, Abu Bakr al-Baghdadi. Di conseguenza, hanno messo in discussione la sua leadership. A capo dei dissidenti del Daesh, secondo Shafaaq, ci sarebbe il siriano Abu Abdullah al-Shami. Questo ha esortato gli altri capi dello Stato Islamico a interrompere l’alleanza con al-Baghdadi. Non ci sarebbe, infatti, garanzia che il Califfo sia ancora vivo. In particolare, il comandante ribelle ha citato il codice di comando della formazione jihadista. Questo revoca i poteri di guida a un leader in caso non siano certe le sue capacità o dove sia. Sul primo versante, è lampante la disfatta che il gruppo sta subendo in Iraq, soprattutto nella provincia di Niniveh. Sul secondo, si ritiene si nasconda vicino al confine con la Siria. Nessuno, però, sa con certezza dove e se è vero.

Chi è al-Baghdadi e perché è in fuga

Al-Baghdadi era uno dei luogotenenti del terrorista giordano, Abu Musab al-Zaqawi, a capo di Ansar al-Islam in Iraq. Dopo la sua morte, la formazione terroristica si trasformò in Isis con al-Baghdadi al comando. La sua figura di Califfo emerse nel 2014, quando proclamò lo Stato Islamico in Iraq e Siria. Nell’occasione, Mosul fu scelta come capitale nel primo paese e Raqqa nel secondo. A seguito delle atrocità commesse dal Daesh sotto il suo comando, gli Usa hanno messo una taglia sulla sua testa di 25 milioni di dollari. Inoltre, in tutta l’area è partita una massiccia caccia all’uomo per catturarlo o ucciderlo. In risposta, il Califfo si è dato alla macchia sparendo ufficialmente dalla circolazione per poi riapparire di sorpresa con un nuovo sermone.

Il Califfo risponde al crescente dissenso interno con purghe in Iraq e Siria

Al-Baghdadi, peraltro, ha capito che sta crescendo il fronte interno di Isis dei dissidenti. A seguito di ciò, ha avviato una serie di purghe ai massimi livelli per eliminare i comandanti “traditori”. In Iraq e in Siria. nel primo paese, è stato ucciso l’emiro Daesh di Zangili a ovest di Mosul. Come riporta Alsumaria News, un gruppo di miliziani dello Stato Islamico ha fatto irruzione in casa sua. Lo hanno prelevato e giustiziato in una piazza con un colpo di pistola. Su precise direttive di al-Baghdadi. I jihadisti hanno bloccato anche tutte le vie di accesso al quartiere. Lo scopo era effettuare un rastrellamento dell’area, alla ricerca dei 3 figli dell’emiro. Un alto comandante Isis era stato ucciso a Tal Afar da un gruppo di miliziani del Daesh. Sull’episodio non ci sono altre informazioni, ma con buona probabilità anche in questo caso l’ordine è partito da al-Baghdadi.

La scusa a Raqqa è che alcune spie stanno vendendo i comandanti al nemico

In Siria, al-Baghdadi ha avviato una di purghe analoga, in particolare nella zona di Raqqah. Come riporta l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), miliziani dello Stato Islamico hanno arrestato in città 16 tra combattenti e comandanti. Tra questi l’emiro di al-Fakhikha. L’operazione è avvenuta dopo i raid mirati della Coalizione internazionale, che hanno causato la morte di 3 leader Daesh. Il più importante è il tunisino is Abo Sufian al-Orani, l’ufficiale di collegamento tra i vertici dei jihadisti in Siria e in Iraq. È stato ucciso insieme al comandante giordano Abo Hamza Riadiat, dopo aver ordinato a 220 combattenti di lasciare Raqqah e di dirigersi in Iraq per fornire sostegno ai gruppi sotto attacco.

Alle purghe al-Baghdadi aggiunge un’esistenza da fantasma. Ma questa volta dovrà fare un’eccezione

Alle purghe, al-Baghdadi ha aggiunto un’esistenza da latitante. Tanto da essere soprannominato il fantasma. Per spostarsi usa la rete di tunnel sotterranei che lo Stato islamico ha scavato dal 2014. L’obiettivo, infatti, è muoversi nella zona di Mosul senza essere rilevato dal nemico. Soprattutto evitando i rischi di subire un attacco aereo con droni o caccia, che sarebbe fatale. Il Califfo è accompagnato sempre da diversi comandanti Isis. Ciò per averli vicino a sé per poterli controllare meglio. Nessuno, infatti, sa dove sia o quale sarà la prossima meta. Nemmeno i suoi più stretti collaboratori. Non è certo, nemmeno, che sia ancora in vita. Lo ha appunto ricordato Abu Abdullah al-Shami. Questa volta, però, a differenza di quanto avvenuto finora dovrà necessariamente farsi vedere. Con tutti i rischi che comporta. Pena la sua probabile esclusione dalla leadership del Daesh.

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