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Isis e il terrorismo di matrice jihadista non sono morti, si sono trasformati

L’attacco a Vienna conferma che Isis, seppur sconfitto militarmente, non è ancora morto ed è pericoloso

Il 3 novembre un susseguirsi di attentati con armi da fuoco a Vienna, rivendicati da ISIS, ha provocato la morte di 4 persone ed il ferimento di altre 17. I tragici eventi sono calati all’improvviso e con sorpresa su una capitale europea che finora era stata risparmiata da attentati jihadisti. Le Autorità austriache non avrebbero dato il dovuto peso agli avvertimenti dei colleghi slovacchi. D’altro canto dette Autorità – come buona parte dell’opinione pubblica europea spesso non addentro alle dinamiche terroristiche – potrebbero aver ritenuto che, dopo la sconfitta militare dello Stato Islamico, il sanguinario fenomeno terroristico fosse stato in buona parte anemizzato o quanto meno confinato in aree extra europee. Purtroppo le dinamiche terroristiche obbediscono a ben altri paradigmi come dimostrato dalla “guerra contro il terrore” scatenata da George Walker Bush dopo l’attacco alle “Torri Gemelle” nel settembre 2001.

La sconfitta militare di IS ha diffuso la sua carica eversiva a livello globale, dando ai transfughi la possibilità di raggiungere una “catena” di altri “santuari” grazie alle varie Wilayat

Come la “guerra al terrore” ha prodotto metastasi jihadiste in quasi tutta l’area a cavallo del tropico del Cancro, così la sconfitta militare di Isis non ha annientato la sua peculiare carica eversiva, bensì l’ha diffusa globalmente dando ai transfughi la possibilità di raggiungere una “catena” di altri “santuari”. Prime fra tutti le wilayat Khorasan e India, sorte già nel 2015. Al riguardo la seconda sembra sia la responsabile degli attentati alle chiese cristiane compiuti nello Sri Lanka nell’aprile 2019 dal National Thowtheet Jama’ath e rivendicati dallo Stato Islamico.

Le Wilayat dei jihadisti attive oggi

Alla costituzione di queste wilayat ne sono seguite altre. In particolare le wilayat:

  • ISGS (Islamic State in the Greater Sahara, Stato Islamico nel Grande Sahara) costituita nel dicembre 2015 nella zona frontaliera tra Mali, Niger e Burkina Faso. Obiettivo, colpire dal Mali al Marocco, passando per la Libia, la Tunisia e l’Algeria;
  • ISWAP (Islamic State West African Province – Provincia dell’Africa occidentale dello Stato Islamico) costituita nell’agosto 2016;
  • East Asia, con un primo embrione costituito nel 2019 nelle Filippine ove gruppi estremisti militanti locali hanno dato vita ad un sedicente “Stato Islamico del sud-est Asiatico”, teso ad estendere la propria azione a tutta l’area indonesiana;
  • al-Sham, costituita nell’agosto 2019, in Iraq, nel deserto di Badia al-Sham a ovest dell’Eufrate, ad opera di miliziani dello Stato Islamico fuggiti da Raqqa, Deir Ezzor e Hasaka, con l’intento di ricreare un embrione dell’Islamic State in Iraq;
  • Idlib, ove tuttora dimorano, con la complicità turca, molti transfughi dell’ISIS.

La democrazia e la cultura occidentali ci hanno abituato a schemi comportamentali improntati alla massima libertà anche sotto il profilo religioso

La nostra democrazia e la nostra cultura mediterranea, dopo anni di guerre per determinare equilibri di potenza fra gli Stati europei e rivoluzioni politico-sociali in Europa e nel Nuovo Mondo, ci hanno abituato a schemi comportamentali improntati alla massima libertà anche sotto il profilo religioso: abbiamo attuato una separazione fra Stato e Religione relegando l’uno nell’ambito politico, l’altra nella sfera personale e spirituale. Basti pensare al discorso di Pericle sulla democrazia del 461 a.C. (nota a fondo pagina), il quale già da allora faceva una netta separazione fra pubblico e privato, ove nel pubblico era richiesto il rispetto delle regole mentre nel privato ognuno era libero di pensare ed agire come meglio gradiva purché non danneggiasse gli altri.

Nel mondo islamico, invece, non c’è spazio per una netta separazione tra religione e politica. Soggetti estremisti hanno inoltre sviluppato un’ideologia politico-religiosa impostata sui dettami della jihad contro le “tirannie” locali e per rivalsa contro l’Occidente che le appoggia

Ben altra cultura ha animato e anima da secoli il mondo islamico ove una religiosità totalizzante – che comprende precetti spirituali, regole sociali ed amministrative, norme giuridiche, ordinamenti politici e principi strategici (dar al Islam, “sede” dell’Islam e dar al harb, “sede” della guerra) – non lascia spazio ad una netta separazione fra religione e politica. Questi postulati hanno suscitato in soggetti estremisti un’ideologia globalizzante finalizzata alla conquista del mondo intero. Tali assiomi politico-religiosi – in seguito alle conquiste coloniali delle potenze europee rese obsolete dall’avvento della dottrina marxista-leninista, dopo il fallimento dei tentativi di modernizzazione del mondo islamico e poi con la presa del potere delle aree islamizzate da governi caratterizzati da una limitata presenza istituzionale e scarsa capacità di controllo del territorio – hanno suscitato un’ideologia politico-religiosa impostata sui dettami della jihad contro le “tirannie” locali e per rivalsa contro l’Occidente che le appoggia.

In Europa sono arrivate o già vi vivono intere generazioni di giovani islamici disoccupati, frustrati ed emarginati. Questi hanno aderito alla lotta armata e all’estremismo islamico con la speranza di migliorare la loro condizione socio-economica

Satrapi e/o dinastie regali – incapaci di elaborare tecniche di controllo politico e securitarie secondo i dettami del classico modello di stato westphaliano, pur di perpetuare il loro dominio, hanno mantenuto e mantengono in uno stato di degrado e sottosviluppo gran parte delle popolazioni da loro governate, alterando inevitabilmente, in dette aree, equilibri istituzionali e sociali già di per sé fragili e precari. L’impossibilità di: accesso ad un lavoro, coltivazione produttiva della terra, sfruttamento autoctono delle risorse naturali, disattese rivendicazioni socio-economiche, squilibri prodotti da anni nella gestione delle risorse idriche e fondiarie, scontro tra comunità etniche e/o storicamente marginalizzate dallo Stato centrale, emarginazione e sottosviluppo, costituiscono tutti fattori di conflitto e di lotta politica, anche armata, giustificata sulla base di interpretazioni radicali e violente dell’Islam. Questi elementi sono diventati la bandiera sotto la quale intere generazioni di giovani islamici, diseredati, disoccupati, frustrati ed emarginati approdati in Europa o ivi già residenti (2^ e 3^ generazione) – con la speranza di migliorare la loro condizione socio-economica – intendono combattere.

L’attacco di Vienna e i precedenti in Francia ne sono la conferma. L’Europa finora non ha saputo ancora trovare una soluzione al problema delle migrazioni e al suo interno stanno nascendo delle vere e proprie micro Wilayat

Pertanto gli attacchi di Vienna e quelli precedenti effettuati in Francia, costituiscono un attacco all’Europa che finora non ha saputo trovare una soluzione all’annoso problema delle migrazioni, sia legali sia clandestine, che hanno prodotto sacche di pesante emarginazione nelle grandi città occidentali in cui si sta sempre più imponendo il governo della sharia. Tali aree stanno diventando aree islamiche alla stregua delle succitate wilayat, nelle quali le forze di polizia e i vigili del fuoco non riescono ad entrare. Sono queste le condizioni ideali in cui il messaggio jihadista trova sempre maggiore spazio per lo sviluppo di terrorismo e insurrezioni, condotti da lupi solitari, “terroristi fai da te”, foreign fighter, cellule dormienti e gruppi sovversivi locali in lotta contro le “tirannie”. Questo messaggio favorisce non solo il supporto logistico degli attentatori e le azioni terroristiche, ma anche lo sviluppo di alleanze, strumentali e non, con nuclei di locali oppositori statuali per attivare insurrezioni.

ISIS si è decentrato in analogia a quanto attuato da Al Qaeda, dando vita a cellule autonome e a una jihad puntiforme sia nelle campagne sia nei centri abitati. La propaganda tradizionale e online ha contribuito divulgando un messaggio universalistico che si è reso adattabile alle diverse rivendicazioni socio-economico-politiche a livello globale

ISIS – pur se sconfitto militarmente e non più con il dominio delle capitali del terrore, in realtà si è decentrato in analogia a quanto attuato in passato da Al Qaeda, dando vita a cellule autonome, pilotate da una atavica e consolidata direttrice strategica (la costituzione del Califfato) per lo sviluppo di una jihad puntiforme sia nelle campagne sia nei centri abitati, ovvero in zone soggette all’oppressione del “governo di infedeli”. La promozione della sua propaganda – in grado di trasmettere, di organizzare, di emozionare, di conquistare cervelli – specie se deboli o frustrati – non è da sottovalutare. La diffusione di tale ideologia politico-religiosa, sia tramite pamphlet sia tramite web, ha forgiato una tremenda forza narrativa capace di scavalcare i confini locali, divulgando un messaggio universalistico che si è reso adattabile alle diverse rivendicazioni socio-economico-politiche a livello globale.

L’indottrinamento dei reclutandi IS ormai avviene nel cuore dell’Europa, inclusa anche l’Italia, tramite imam itineranti, moschee clandestine e istruzioni sul web. La jihad inoltre è affidata a lone wolves, foreign fighters e reclute. A loro si aggiungeranno in futuro anche bambini-soldato dell’Isis (i Cuccioli del Califfato, Caliphate Cubs)

L’indottrinamento dei reclutandi non avviene più a Damasco, a Raqqa o a Dacca, ma nel cuore dell’Europa, inclusa anche l’Italia. Tramite imam itineranti, moschee clandestine e istruzioni sul web per recuperare le terre perdute – dalla Spagna, alla Russia, alla Cina – nonché invadere e conquistare le “terre degli infedeli” al fine di costituire il califfato e diffonderlo mediante la jihad, offensiva e aggressiva. Jihad affidata per lo sviluppo a lupi solitari, foreign fighter rientrati nel Paese di origine e a nuovi aspiranti, reclutati – fra le seconde e terze generazioni di migranti musulmani – nelle varie aree operative. A costoro in un prossimo futuro si aggiungeranno anche “I cuccioli dell’Isis” (i caliphate cubs), bambini-soldato nati nel corso del triennio di esistenza del “Califfato dell’ISIS”, che nonostante la giovanissima età, sanno sparare, sgozzare e compiere vere e proprie esecuzioni sommarie. Episodio già registrato in Indonesia il 13 maggio 2018 a Surabaya, allorquando sono state attaccate tre chiese da una famiglia di attentatori suicidi legati a IS, con l’impiego di bambini.

Le menti e i finanziatori del terrorismo di matrice jihadista sono wahhabiti e salafiti, interessati a diffondere un credo dell’Islam basato su una visione politica intesa anche quale mezzo per cementare relazioni internazionali per ricostituire il “Califfato”

Tutte le forme terroristiche implicano la presenza di ideologi, di una dottrina geopolitico-strategica che le innesca, le alimenta e le dirige sugli obiettivi (strategici) da perseguire. Lo sviluppo del fenomeno necessita di due fattori fondamentali: gli sponsor, ovvero i registi occulti e i finanziamenti necessari per condurre, nel tempo, prolungate attività di forme conflittuali a bassa intensità. La strategia del terrorismo di matrice jihadista non si sottrae a questo paradigma conflittuale. Anzi vi aggiunge la partecipazione sia diretta sia mediata non solo di soggetti attivi contendenti ma anche di terzi interessati a perseguire autonome finalità. Senza la volontà di menti dirigenziali wahhabite e salafite, interessate a diffondere un credo dell’Islam basato su una visione politica intesa anche quale mezzo per cementare relazioni internazionali per ricostituire il “Califfato”, non sarebbe sorto un sistema di alleanze e di inimicizie geopolitiche. Né la nozione di jihad, adattata ai diversi contesti operativi locali, sarebbe mai divenuta globale.

Il mondo islamico ha cercato di stringere in uno schiaccianoci le popolazioni europee già dal Sacro Romano Impero di Carlo Magno

Non dimentichiamo che la rivalsa verso l’Occidente è atavica dato che sin dal Sacro Romano Impero di Carlo Magno – primo embrione della nostra Unione Europea, sorto con la fusione fra le culture barbariche e quella greco-romana – il mondo islamico ha cercato di stringere in uno schiaccianoci le popolazioni europee che, pur dominate dall’Impero, già godevano di autonomie locali. Basti ricordare:

  • il califfato andaluso che a Roncisvalle, nel 778 d.C., cercò di penetrare il Sacro Romano Impero;
  • l’Impero Ottomano che sotto la guida di Solimano il Magnifico, per conquistare l’Europa centrale, nel 1529 cinse d’assedio Vienna. Vienna all’epoca era il centro nevralgico del Sacro Romano Impero Germanico che Carlo V d’Asburgo intendeva rendere monolitico con la costruzione di una unità politico-religiosa cristiana. Ed oggi Vienna è stata raggiunta da questa rivalsa.

Cosa fare per contenere la minaccia attuale e i rischi futuri derivati dal terrorismo di matrice jihadista

Per contenere tale minaccia – che rischia di scardinare la già traballante Unione Europea, ivi compreso il nostro Paese – è inutile militarizzare il territorio, aggiornare la lista degli obiettivi sensibili, potenziare le strutture di Technical Intelligence – con un esborso enorme di risorse umane e finanziarie – in quanto la “fantasia operativa” dei terroristi è imprevedibile. Per contro occorre:

  • porre un freno all’immigrazione illegale accogliendo i rifugiati – solo tramite organizzazioni umanitarie certificate – nonché i migranti economici con procedure diplomatiche bilaterali concordate con gli Stati interessati;
  • far rispettare ad litteram a tutti le leggi e le garanzie giuridico-sociali che le democrazie europee hanno conquistato dopo secoli di sanguinose lotte;
  • consentire le pratiche religiose solo nelle sedi ufficiali, anemizzando quelle clandestine o non ufficiali;
  • permettere a tutti l’accesso ad un lavoro e ad una dignitosa vita sociale, punendo severamente lo sfruttamento dei diseredati e la loro emarginazione.

Solo il rispetto delle regole democratiche potrà evitare che quelle aree europee di sottosviluppo occupate da islamici diseredati siano da essi considerate come “Dar al harb”, e quindi scatenare contro di esse la jihad terroristica.

Gli Indomabili

Gli Autori

Luciano Piacentini – Brevettato incursore, è stato Comandante di Unità Incursori nel grado di Tenente e Capitano. Assegnato allo Stato Maggiore dell’Esercito, ha in seguito comandato il Nono Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” e successivamente ricoperto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Ha prestato la sua opera negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico. E’ laureato in Scienze Strategiche e Scienze Politiche.

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 20122, Longitude, rivista mensile del MAECI.

Pino Bianchi – Architetto, esperto in risk management, organizzazione, reingegnerizzazione dei processi e sistemi di gestione aziendali. Per oltre venti anni ha diretto attività di business, marketing, comunicazione e organizzazione in imprese multinazionali americane ed europee. Consulente di direzione in ICT, marketing, comunicazione, business planning e project financing.

ANTIOCO – Ha maturato varie esperienze lavorative in Italia e all’estero occupandosi di consulenza direzionale, sviluppo di mercati, cooperazione internazionale e gestione commerciale per rilevanti realtà industriali. Da sempre attento ai temi della security, ha ricoperto in realtà strategiche nazionali vari ruoli di responsabilità occupandosi di business continuity, security strategic planning, security communication, ricerca e analisi informativa e corporate intelligence.

Francesco Bussoletti

Claudio Masci e Luciano Piacentini sono gli autori di: “The future of intelligence”, articolo del 15 aprile 2012, pubblicato su Longitude, rivista mensile del MAECI, nonché dei libri: “L’intelligence tra conflitti e mediazione”, Caucci Editore, Bari 2010 (esaurito) e di “Humint… questa sconosciuta (Funzione intelligence evergreen)”, acquistabile da Amazon.

NOTA: Il celebre discorso di Pericle agli Ateniesi tenuto nel 461 a.C. nel quale viene espresso il principio della “democrazia” che dovrebbe essere valido ed applicato ancora oggi, soprattutto da chi ci governa:

“Qui ad Atene noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento. Qui ad Atene noi facciamo così,

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private. Qui ad Atene noi facciamo così,

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso. Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.  Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo

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