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L’Iraq lavora con Russia e altri paesi ad accordo sullo scambio prigionieri Daesh

L’Iraq Lavora Con Russia E Altri Paesi Ad Accordo Sullo Scambio Prigionieri Daesh

L’ambasciatore iracheno a Mosca conferma che Baghdad sta lavorando con la Russia a un accordo sullo scambio di prigionieri, in particolare legati al Daesh

L’Iraq sta lavorando con la Russia e altri paesi per trovare un accordo sullo scambio di prigionieri, in particolare legati al Daesh. Lo ha confermato l’ambasciatore di Baghdad a Mosca, Haider Mansoor Al-Ithari, in una conferenza stampa. Il diplomatico, parlando di un gruppo di donne implicate in attacchi terroristici nel paese mediorientale, ha spiegato che al momento la sua nazione ha il diritto esclusivo di processare le foreign fighters dello Stato Islamico. Ciò in quanto al momento è difficile trasferirle nella loro patria, affinché scontino lì la pena. Comunque, ha precisato, “Iraq e Russia stanno lavorando per scambiarsi i rispettivi prigionieri, finché sull’argomento non verrà raggiunta un’intesa”. Finora, lo stato ha condannato a morte e all’ergastolo numerosi jihadisti stranieri, a seguito del loro coinvolgimento nelle azioni di Isis. Altri, invece, sono stati arrestati all’estero e Baghdad vorrebbe che fossero portati nel paese per subire la stessa sorte.

Il provvedimento, su cui l’Iraq discute anche con altri paesi, è legato alle mogli straniere e ai figli dei jihadisti Isis. Soprattutto foreign fighters ma non solo

Il problema è che insieme ai jihadisti del Daesh in Iraq, accusati di terrorismo e condannati a pene dure, le forze di sicurezza di Baghdad hanno catturato anche le loro famiglie. Non ci sono dati ufficiali a riguardo, ma sembra che siano detenute centinaia di mogli e figli stranieri dei miliziani Isis, la cui sorte è per ora incerta. Questi, infatti, spesso non sono coinvolti direttamente con le azioni dei loro mariti e padri, ma hanno comunque abbracciato lo Stato Islamico. Di conseguenza, sono legati all’ideologia jihadista. A seguito di ciò, Baghdad lavora – oltre che con la Russia – anche con altri paesi per estradarli. A patto, però, che non siano considerati terroristi.

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