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Iraq, Isis: C’è un sostituto di al-Baghdadi se dovesse essere morto

Per la prima volta Isis annuncia che è pronto un nuovo leader

Mistero sulla sorte del leader Isis, Abu Bakr al-Baghdadi. Per qualcuno è morto a seguito di alcuni raid aerei in Iraq 2 giorni fa. Per altri è rimasto ferito più o meno gravemente. Qualcuno, infine, suggerisce che non si trovi più a Mosul e sia fuggito in Siria. Episodi simili sono già accaduti in passato, a volte su input dello stesso comandante supremo per confondere le acque. Oggi, però, è diverso. Per la prima volta il Daesh afferma che c’è un successore nel caso in cui il Califfo sia morto. Ciò significa che i vertici dello Stato Islamico si sono riuniti in questi giorni e hanno scelto un nuovo capo. Senza l’ok di al-Baghdadi, che nella migliore delle ipotesi è nascosto da qualche parte. Di fatto, il Califfo è stato esautorato, a meno che non decida di mostrarsi in pubblico, con tutti i rischi che comporta per la sua incolumità.

Decisione obbliga a seguito di diversi fattori

La decisione si è resa obbligata, in quanto a Mosul Ovest regna il caos, secondo testimoni locali citati dai media iracheni. Soprattutto dopo che è cominciata a circolare la notizia sulla presunta morte di al-Baghdadi. Tra i jihadisti regna la confusione, riporta Alsumaria, rilanciando la tesi che nell’attacco dei giorni scorsi ad Anbar, in cui hanno perso la vita 13 comandanti Daesh e 64 miliziani, potrebbe essere morto anche il Califfo. A prescindere da ciò, c’è stata comunque la perdita di numerosi capi importanti. Peraltro, in un momento critico per lo Stato Islamico, che sta perdendo terreno ovunque. In Siria si stringe il cerchio intorno a Raqqa e al.Bab è ormai quasi persa. In Iraq, è imminente l’offensiva nemica finale a Mosul.

Il peggior nemico di al-Baghdadi è al-Baghdadi stesso

Non solo. Al-Baghdadi recentemente, invece di ascoltare i suoi comandanti ha avviato una campagna di purghe in Iraq e Siria, per eliminare i personaggi “scomodi”. Cioè tutti quelli che non sono allineati ai suoi ordini o che rappresentano un rischio per la sua leadership. Ciò ha causato due effetti: da una parte ha fatto esplodere la diffidenza dei jihadisti Isis nei confronti dei loro stessi compagni. Dall’altra ha accelerato la ribellione interna al Daesh, alimentata anche dal fatto che il Califfo è scomparso e da tempo non si fa vedere in giro, ma emana i suoi diktat tramite i fedelissimi. Questi elementi, uniti alla forte depressione causata da tutte le sconfitte subite, hanno fatto sì che i vertici sul campo dello Stato Islamico prendessero una decisione, seppur rischiosa per le loro vite.

L’articolo di Alsumaria sull’annuncio Isis e sul fatto che a Mosul regna il caos (testo in arabo)

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