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Iraq, continua con successo la caccia ai leader Isis nel paese

Iraq, Continua Con Successo La Caccia Ai Leader Isis Nel Paese

Abdulkarim aveva guidato anche la distruzione dei santuari sciiti nell’area

In Iraq continua con successo la campagna di uccisioni mirate dei leader Isis. L’ultimo in ordine di tempo a essere stato eliminato è Harbi Abdulkarim. È stato abbattuto dalle milizie paramilitari sciite di Hashd al-Shaabi (PMU) nella zona di Tal Afar. Lo riporta una nota del Comando iracheno congiunto. Il comandante dello Stato Islamico ha perso la vita quando il mezzo su cui viaggiava è stato colpito da razzi, lanciati dalle PMU. Abdulkarim aveva diretto le operazioni di distruzione dei santuari sciiti (le Husseiniyas) in tutta la zona. Inoltre, era il responsabile della “gestione” delle schiave yazide, rapite dai loro villaggi nell’area di Sinjar e vendute all’asta ai jihadisti Daesh. Questi a metà del 2014 avevano conquistato la zona, sequestrando oltre 6.000 donne e bambini della minoranza cristiana. Da allora, più di 1.800 ne sono stati liberati o sono riusciti a fuggire. Migliaia, però sono ancora in mano ai miliziani

La lista dei comandanti Isis eliminati diventa sempre più lunga

Abdulkarim si aggiunge alla lista sempre più lunga di leader Isis uccisi in Iraq. Nei giorni scorsi, la stessa sorte era toccata ad Abu Sayyaf, uno dei massimi comandanti Daesh a Niniveh. Era uno dei boia, specializzato nel giustiziare i miliziani che avevano contravvenuto agli ordini dei vertici dello Stato Islamico. Secondo Alsumaria News, aveva trucidato almeno 100 dei suoi compagni e gettato le loro teste in un pozzo. Prima di lui, erano stati abbattuti Harbi Abdul Qader Abdul Rahman, insieme a suoi luogotenenti in un raid aereo ad al-Amel; Abu Abbas al-Qureishi (alias Abu al-Khateeb al-Saudi), avvenuta ieri in un attacco analogo ad Hayy al Nasr; il “ministro della Salute” del Califfato, Islam Yassin Taha al-Obeidi (alias Abu Muawiya); Imad Abdullah Hamud al-Mahallawi, responsabile delle operazioni nella Euphrate Valley; Abu Turk, uno dei capi degli affari finanziari dei jihadisti e Falah al-Rashidi.

Anche il Free Officers Movement (FOM) va a caccia dei comandanti Isis

A colpire i leader Isis, peraltro, non è solo la Coalizione internazionale o le forze irachene e i loro alleati. Ci sono anche gruppi sconosciuti, che stanno mietendo vittime tra le file del Daesh e che i miliziani non riescono a individuare. Per esempio, nella regione di al-Eskan, ignoti hanno attaccato una base dello Stato Islamico, uccidendo almeno 7 jihadisti. Lo riporta la Fars. Lo stesso Sayyaf è stato ucciso all’interno di Mosul Ovest da persone non identificate, che lo hanno pugnalato a morte. Non ci sono conferme ufficiali, ma sembra che la mano dietro agli assalti a sorpresa sia quella del Free Officers Movement (FOM): un gruppo paramilitare, nato a giugno del 2014 nell’area di Mosul e formato da 490 ex ufficiali del regime baathista. L’obiettivo è il contrasto al califfato nella provincia. I membri erano comandanti di unità delle forze speciali, delle telecomunicazioni e della pianificazione operativa. Personale molto ben addestrato ed equipaggiato, che agisce in autonomia ma nel rispetto delle operazioni condotte dalle forze di sicurezza irachene e dai peshmerga curdi.

Il FOM esiste dal 1996 e opera a fasi discontinue

Negli ultimi due mesi, il Free Officers Movement ha rivendicato l’uccisione di diversi leader Isis. Tra questi Abu Shahab al Suri, allora a capo dell’area occidentale di Mosul. Il FOM, peraltro, non è un fenomeno esclusivamente iracheno, ma ha una diffusione più ampia. Ci sono stati gruppi analoghi anche in Egitto, Sudan Siria e Libia. Formalmente si tratta di formazioni di militari in servizio attivo o congedati, animati da uno spirito nazionalistico, che si uniscono spontaneamente per combattere contro nemici del paese esteri o interni. In Iraq, era nato nel 1996 col nome di Free Officers and Civilians Movement e si era schierato contro l’allora presidente Saddam Hussein. Il fondatore fu il generale in pensione Najib al-Salihi e vi facevano parte militari sciiti, sunniti e turkmeni. Sembra, ma non ci sono notizie ufficiali in tal senso, che fosse riuscito a raggiungere le 30 mila unità.

Il Movimento si è diviso in 2: una parte politica e una militare, rinata nel 2014

Secondo diverse fonti, il FOM contribuì attivamente alla caduta del Rais, schierandosi con le truppe Usa nel 2003 e combattendo al loro fianco a Nord. I suoi leader si candidarono alle elezioni parlamentari del 2005, ma non furono eletti ottenendo solo 6.372 voti. Numeri che portarono il Movimento a criticare duramente le procedure e a denunciare brogli. Da quel momento, la formazione si è scissa in due tronchi: una parte politica, confluita nei partiti più grandi e una puramente militare, che si è sciolta. Poi nel 2014 l’annuncio della sua ricostituzione (richiamo in servizio attivo secondo un loro comunicato) per combattere Isis. Non è chiaro, però, se gli attuali membri del FOM siano gli stessi che componevano il gruppo in origine.

 

 

 

 

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