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Iran, Mohsen Fakhrizadeh come è stato ucciso veramente?

La morte del capo del programma nucleare iraniano, Mohsen Fakhrizadeh, suscita dubbi. Le tesi più accreditate sono due: l’uso di un’arma robotizzata o un commando

E’ giallo sulle modalità con cui è stato ucciso il capo del programma nucleare iraniano Amad (Hope), Mohsen Fakhrizadeh. I media internazionali, citando fonti locali, riportano versioni diverse sull’episodio avvenuto ad Absard. Tutte, però, lasciano dubbi e domande. Le tesi più accreditate sono due: la prima vede l’uso di un’arma robotizzata, posta all’interno di un furgone pieno di esplosivo. Il mezzo, conclusa l’operazione sarebbe poi stato distrutto per non lasciare tracce.  La seconda, invece, coinvolge un commando con numerosi operatori e un forte supporto logistico. Questo avrebbe fatto detonare un furgone al passaggio dei veicoli, che ha impattato quello di coda e poi, anche grazie ad alcuni cecchini, ha bersagliato i restanti due di proiettili. Infine, il fisico iraniano sarebbe stato estratto dal suo veicolo e giustiziato. Anche qui ci sono versioni contrastanti. Alcuni riportano che era già morto, colpito mentre era in macchina, mentre per altri era ancora vivo.

L’impiego di un’arma a controllo remoto, però, avrebbe lasciato tracce. Inoltre, come avrebbe potuto colpire più bersagli in contemporanea?

Entrambe le tesi, però, presentano delle lacune. Nel caso della prima, i colpi sparati dal commando (secondo diverse fonti locali e fotografie in circolazione sui social media) sarebbero stati diretti quasi tutti verso il posto di guida, in quanto il fisico era al volante. Finora, però, non è stato rinvenuto alcun residuo di parti metalliche o di un eventuale sistema di controllo da remoto che potrebbero appartenere a una presunta arma di questo tipo. Qualunque ritrovamento, invece, sarebbe stato ampiamente pubblicizzato da Teheran per scopi propagandistici. Inoltre, c’erano più bersagli (due o tre macchine), che un unico sistema non sarebbe stato in grado di colpire in contemporanea. Di conseguenza, gli altri avrebbero avuto il tempo di reagire, magari posizionandosi per fare scudo al veicolo della personalità.

Anche su un eventuale raid di un commando ci sono varie perplessità

La seconda ipotesi apparsa sui media presenta altrettanti dubbi. Innanzitutto, se l’esplosione di una bomba ha bloccato la macchina di coda del convoglio di Fakhrizadeh, perché quella di testa e la centrale non si sono sganciate subito? Soprattutto perché teoricamente non c’erano ostacoli e dopo l’esplosione il commando ha cominciato a investirle di colpi. Non ci sono nemmeno segni o ammaccature sulla prua delle macchine, che potrebbero far pensare a sbandate e contatti involontari con le barriere di cemento per cercare di sfuggire all’attacco. Inoltre, come è stato fatto uscire il fisico iraniano dal veicolo se questo era blindato? Ciò senza contare che per fermare quelli superstiti alla deflagrazione, i cecchini avrebbero dovuto sparare al motore e non all’abitacolo. Invece i cofani non presentano segni.

L’Iran oggi ha due problemi: con chi sostituire Fakhrizadeh e come colmare la maxi falla nella sicurezza che ha portato alla sua morte. Questo ultimo tema è il primo da affrontare, se Teheran vuole evitare che si ripetano episodi di questo tipo

Qualcosa di più forse potrà emergere prossimamente da una delle guardie del corpo di Fakhrizadeh, sopravvissuto agli eventi e attualmente ricoverato in un ospedale. Secondo fonti locali l’uomo non sarebbe in pericolo di vita, ma comunque le sue condizioni sono gravi. Di conseguenza, almeno per il momento non è in grado di rispondere alle domande degli investigatori iraniani.  Di certo c’è, invece, che Teheran ora ha due problemi: il primo è con chi sostituire Fakhrizadeh per portare avanti la ricerca in campo atomico. Il secondo, invece, è legato alla sicurezza. Come è stato possibile eliminare così facilmente uno degli uomini più importanti e protetti della Repubblica Islamica? Per di più, nonostante il fatto che il regime eserciti un controllo capillare sulla popolazione? La questione è la prima che andrà risolta e bisognerà farlo velocemente, a meno che la nazione mediorientale non voglia vedere il ripetersi di quanto accaduto.

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