skip to Main Content

Internet, fake news e informazione: qual è la vera realtà oggi?

Internet, Fake News E Informazione: Qual è La Vera Realtà Oggi?

La realtà fattiva è ormai stata soppiantata da quella percepita. Propalata ad arte da chi sfrutta il web come arma

Le continue accuse e smentite sul presunto ritocco delle foto di migranti morti durante il viaggio verso l’Europa e l’Italia pongono un interrogativo serio su quale sia la nostra società oggi. Il fatto che le fake news, nonostante smentite eccellenti, diventino virali conferma che abbiamo raggiunto il paradosso. La realtà fattiva è stata ormai soppiantata da quella percepita e propalata ad arte. I fatti quindi sono diventati meno importanti delle opinioni. Anzi, vengono alterate da una realtà virtuale, impiegata come arma psicologica per condizionare non solo la pubblica opinione ma anche i suoi governanti. Su tutti i fronti. In questa deriva, Internet è complice. Ma non certo inconsapevole. Qualcuno sta sfruttando le sue caratteristiche di immediatezza e universalità non come un bene comune da preservare e sviluppare, ma come arma. Un’arma molto potente, però, difficilmente controllabile dai meno esperti e smaliziati.

Siamo entrati in una cyber warfare per il controllo delle masse

Basterà, infatti, che altri ugualmente bravi o con risorse ICT e professionali migliori gli si contrappongano e il gioco è fatto. La fake news spacciata per verità tornerà a essere bufala e si ricomincerà da capo in un circolo vizioso. O meglio e siamo entrati in una articolata e complessa cyber warfare per il controllo delle masse. Esperti più autorevoli di noi hanno già diagnosticato che mentre fino al 1900 i conflitti erano prevalentemente basati sulle capability, da allora e fino al 1991, si sono sviluppati sul confronto ideologico capitalismo-comunismo. Dal 1991 ad oggi questo è diventato psicologico e tutti gli strumenti messi in campo dell’ICT vengono impiegati per condizionare masse e relativi governanti.

La battaglia si sta combattendo con fake news, propaganda e anti-propaganda a colpi di tecnologia e cyber esperti. Ma in questo campo nulla è per sempre, tutto è fluido

Al momento la battaglia si sta combattendo con fake news, propaganda e anti-propaganda a colpi di tecnologia e cyber esperti. Ma in questo campo nulla è per sempre, tutto è fluido. Ciò in quanto la guerra delle bufale è caratterizzata da un elemento strategico. La corsa ad accaparrarsi gli strumenti e la “cyber-forza-lavoro” migliori, per sovvertire i risultati del “nemico” e “spingere” le proprie campagne alla sua conquista. Anche qui, però, si tratta di vittorie di Pirro e aleatorie. E’ impossibile avere a disposizione il meglio e per sempre. Di conseguenza, prima o poi, arriverà qualcuno più capace ed “equipaggiato” che cambierà nuovamente le carte. Nel mezzo ci sono gli utenti, veri e propri proiettili dell’arma-Internet. Senza di loro il sistema non funziona. Sono fondamentali per colpire gli obiettivi strategici e far propagare l’onda d’urto, coinvolgendone altri che facciano lo stesso, su web e social media. D’altronde solo loro, con la forza di un click, possono far diventare virale una bufala non verificata e “affondare” le contro-informazioni, nonostante siano formali e certificate.

I professionisti delle fake news hanno cambiato target. Dagli influencers sono passati alla massa, sfruttando temi scottanti già consolidati e il sensazionalismo

Fino a poco tempo fa a livello di propaganda e contro-propaganda su Internet si agiva su soggetti precisi: gli influencers. Navigatori con un seguito ampio, in grado di far diffondere molto velocemente un contenuto rilanciato su web e social media. Nel caso di una fake news, però, c’era il rischio che il contenuto venisse bloccato dal suo “megafono”, per evitare di perdere follower in caso di conferma che si trattasse di una bufala. Oggi, perciò, si predilige puntare su temi ad effetto e su un’audience più ampia, che non è in grado di valutare la veridicità o meno della notizia. Sfruttando vulnerabilità già consolidate a livello generale, come i migranti per esempio, ma con l’aggiunta di “rivelazioni shock” che, facendo leva su sentimenti ed emozioni, destano sempre morbosa curiosità e patologica attenzione, anche in accorti lettori. Grazie al binomio tema-chiave e sensazionalismo, si genera una diffusione a tappeto che assicura alla bufala una maggior possibilità di diventare virale rispetto a una veicolata da influencers, anche se la tematica trattata rivesta magari poco interesse per il pubblico.

 

Su Internet e social media è diventata più credibile una bufala rilanciata dall’uomo qualunque, che una notizia vera diffusa da istituzioni e aziende

Peraltro, sulla diffusione incontrollata delle fake news riveste un’importanza strategica anche chi le rilancia. Sempre per il paradosso che la realtà percettiva ha soppiantato quella fattuale. Gli utenti su Internet e social media si sono rivelati più diffidenti verso le istituzioni e le aziende, rispetto al mondo reale. Perciò, un’organizzazione o un’impresa che smentiscano una bufala di partenza avranno maggiori difficoltà a essere credute dagli utenti, pur in presenza di prove concrete a sostegno della loro tesi. Il caso della foto recente del bambino migrante annegato è emblematica in questo senso. Anche con la conferma ufficiale che fosse vera da parte di un organismo internazionale come l’UNHCR, la notizia falsa ha continuato a circolare in rete e con essa tutta una serie di commenti al vetriolo.

Chi diffonde bufale e propaganda agisce su 2 terreni: quello virtuale e quello reale, che si condizionano a vicenda

Si è giunti al fatto che una persona qualunque, anche senza alcun titolo o conoscenza per affrontare l’argomento al centro di un contenuto, con un semplice click possa condividerlo e mutare le percezioni di un intero Paese. Venendo considerata dai suoi connazionali autorevole al pari, se non più, di un’istituzione. Proprio il risultato a cui ha puntato chi usa Internet e social media come arma. Che peraltro, agisce non solo sul versante “virtuale”, ma anche su quello fisico. Chi, infatti, rilancia una fake news tradizionalmente tende a discuterne – se non altro per accentuarne gli aspetti che ritiene più shoccanti – con la propria cerchia di familiari, amici e conoscenti. Questi faranno altrettanto, amplificando il messaggio sul territorio reale, che comunque sarà “corroborato” da un’ampia diffusione della bufala sul web. A “conferma” della sua “genuinità”. Perciò, un cane che si morde la coda.

Mel mondo del web ci si è dimenticati della differenza tra informazione e opinioni. Siamo arrivati alle fake news delle fake news

L’effetto della così rapida diffusione e proliferazione delle fake news non è degli Stati, di Internet o delle Organizzazioni, ma solo dei cittadini e degli internauti. Per una superficialità sempre più diffusa, si tende a dimenticare la differenza tra informazione e opinioni. La prima viene prodotta da soggetti qualificati, le seconde da ognuno di noi. Sicché tutti, invece, parlano e pubblicano contenuti su qualsiasi argomento, spesso avendone una conoscenza superficiale o addirittura nulla. Ciò ha ingenerato un effetto perverso, secondo cui spesso un post viene considerato alla stessa stregua di una notizia certificata. Quante volte abbiamo sentito la frase, solitamente allarmante: “Ho letto una notizia secondo cui…”. Poi con una piccola verifica si scopre che questa “notizia” in realtà era solo lo sfogo di qualcuno sui social media, che magari criticava qualcosa senza darne giusta causa. Per cui da una bufala ne è nata un’altra. Tutto ciò è abilmente sfruttato da menti geniali che analizzando i contenuti dei social network hanno desunto i comportamenti e le preferenze degli associati e li stanno impiegando per conseguire loro specifici fini.

L’arma anti-fake news? Accendere la mente

L’arma migliore per combattere efficacemente il fenomeno delle fake news è “accendere il cervello”. Albert Einstein diceva che “La mente è come un paracadute, funziona solo se si apre”. Solo i lettori possono stabilire se un contenuto sia una bufala o meriti di essere condiviso. Perciò è lui l’ago della bilancia. Chi crea notizie false ha come interesse influenzare un determinato target. Ma per farlo deve necessariamente diffonderle il più possibile e se la sua propaganda “non prende”, ha fallito. Quindi, con un po’ più di attenzione e responsabilità da parte di tutti, cercando di non rilanciare né di condividere argomenti e notizie dubbie o da telegiornale, per i professionisti della bufala diventerà molto più difficile far circolare i loro messaggi. A riguardo c’è un detto tra i pubblicitari molto calzante: Se non sei visibile, non esisti.

Le 5 W e i confronti con fonti diverse sono la soluzione per fare la prima scrematura di una notizia, ma per essere sicuri bisogna approfondire

Una soluzione contro le fake news viene dal giornalismo tradizionale e dalle sue regole di base. In particolare quella delle 5W. WHO: chi sono i soggetti; WHAT: Che cosa è successo; WHEN: quando; WHERE: dove, e WHY: perché. Ponendosi queste semplici 5 domande, il lettore potrà farsi un’idea se il contenuto di cui fruisce è quantomeno verosimile. Soprattutto nei casi in cui una notizia stoni con la realtà consolidata. Non solo. L’ideale sarebbe approfondire, ma con poco tempo a disposizione si può almeno effettuare un confronto tra fonti diverse sullo stesso tema o cercare la “versione ufficiale”. Gli agenti delle fake news non possono contrastare un meccanismo di verifica che impedisce la diffusione immediata e virale della fake news, perché il tempo che perde il lettore nella verifiche annulla l’effetto domino che i propalatori di fake intendono perseguire e quindi li “rende invisibili” e cioè inesistenti sulla rete e sugli smartphone. Perciò, in tal caso passerebbero ad altro. Tutto il loro lavoro si basa, infatti, sulla velocità di diffusione che se viene meno annulla gli effetti della propaganda.

Gli Indomabili

Gli Autori

Luciano Piacentini – Brevettato incursore, è stato Comandante di Unità Incursori nel grado di Tenente e Capitano. Assegnato allo Stato Maggiore dell’Esercito, ha in seguito comandato il Nono Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” e successivamente ricoperto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Ha prestato la sua opera negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico.

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 20122, Longitude, rivista mensile del MAECI.

Pino Bianchi – Architetto, esperto in risk management, organizzazione, reingegnerizzazione dei processi e sistemi di gestione aziendali. Per oltre venti anni ha diretto attività di business, marketing, comunicazione e organizzazione in imprese multinazionali americane ed europee. Consulente di direzione in ICT, marketing, comunicazione, business planning e project financing.
Claudio Masci e Luciano Piacentini sono gli autori di: “The future of intelligence”, articolo del 15 aprile 2012, pubblicato su Longitude, rivista mensile del MAECI, nonché dei libri: “L’intelligence tra conflitti e mediazione”, Caucci Editore, Bari 2010 (esaurito) e di “Humint… questa sconosciuta (Funzione intelligence evergreen)”, acquistabile da Amazon a questo link.
Back To Top