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InfoWar, qualcuno alimenta le divisioni in Italia con l’esca del coronavirus

La Information Warfare (InfoWar) in Italia vive una nuova vita grazie al Coronavirus. I vettori di questa “infezione della mente” sono articoli ed email “avvelenati”

La Information Warfare (InfoWar) in Italia vive una nuova vita grazie al Coronavirus. La conferma viene da una serie di contenuti “avvelenati” e da diversi falsi messaggi che circolano nel nostro paese, legati all’emergenza COVID-19. Nel primo caso si tratta di articoli, analisi e scenari, che al loro interno contengono elementi “critici” per chi ne fruisce. L’esempio è la bufala di inizio marzo sull’intervento di elicotteri per sanificare le città, in teoria diretta all’Italia ma che in breve è diventata virale in tutto il mondo. Oppure il falso ritrovamento di un contenitore nei pressi di una zona nel focolaio, con tanto di scritte U.S. Army e COVID-19, destinata proprio al nostro paese.  Nel secondo sono email, che però non contengono malware o link a siti malevoli. L’“arma” è il testo stesso. Gli esperti di cyber security delle forze dell’ordine ne hanno intercettati diversi, avvisando subito che si trattava di fake news. Il danno, però, era stato già fatto, in quanto erano stati già letti e rilanciati migliaia di volte, alimentando la preoccupazione e il panico. L’ultimo è quello legato alla Regione Lombardia, che avrebbe calendarizzato la riapertura delle attività post pandemia.

L’obiettivo è sempre lo stesso: condizionare la popolazione, in questo caso per alimentare l’incertezza e le divisioni

Chi sta diffondendo fake news in Italia ha due obiettivi: trarre guadagni illeciti o condizionare l’opinione pubblica. In questo ultimo caso per scherzo o arrecare danni ai bersagli che, nel caso della InfoWar, sono le istituzioni locali o centrali, alimentando le divergenze tra i due. I messaggi malevoli, infatti, vengono diffusi con un timing non casuale, legato a momenti in cui c’è interesse particolare verso il soggetto da colpire. Vedi la mail sulla Regione Lombardia, mentre era appena scoppiato il caso del Pio Albergo Trivulzio. Questo è il classico esempio di Information Warfare, che sfrutta la bolla cognitiva della popolazione per alimentare l’incertezza e le divisioni. Alcuni, infatti, vedrebbero la riapertura come una notizia positiva, ma che pone tutta una serie di altre problematiche connesse. Altri, invece, come una totalmente negativa in quanto i casi di contagio dal coronavirus sono ancora estremamente alti.

Le nuove armi della InfoWar: dai social network a WhatsApp. Meno controlli e maggiore “reputation” di chi condivide i contenuti

Peraltro, chi cerca di alimentare la InfoWar in Italia usa nuove armi. Finora i social network erano quelli preferiti a livello internazionale per la loro immediatezza e facilità di condivisione dei testi. Le grandi piattaforme, però, recentemente hanno cominciato a ricorrere ai ripari, aumentando i controlli e limitando la diffusione di contenuti legati al coronavirus. Di conseguenza, lo strumento principale per veicolare le fake news “avvelenate” sono diventati gli instant messenger come WhatsApp e altri. Questi mantengono le medesime caratteristiche dei social media e aggiungono la crittografia end-to-end, che rende molto più difficile effettuare verifiche. Inoltre, i messaggi bypassano in automatico i filtri impostati da diversi software anti fake news. Infine, la diffusione delle bufale viene avvantaggiata, in quanto l’origine non è un utente generico, ma un contatto riconosciuto da chi le riceve, e quindi teoricamente più affidabile.

L’Italia, a seguito della pandemia, è diventata un enorme Target Audience. Ciò, indipendentemente da età, sesso o livello culturale

D’altronde, il “terreno di gioco” per la InfoWar è molto fertile al momento. In tutto il mondo, Italia compresa, c’è grande richiesta di informazioni sull’evoluzione del coronavirus da parte della popolazione. Inoltre, l’obbligo di rimanere a casa alimenta i timori e le curiosità, che vengono soddisfatte navigando in rete per cercare le ultime notizie sul COVID-19. Le fonti ufficiali, anche grazie alla non sempre linearità di azioni e dichiarazioni soprattutto nel nostro paese, vengono viste con sospetto. Si preferisce cercare alternative, che rispondano al proprio bias cognitivo. Ciò ha fatto sì che l’intero paese sia diventato un enorme target audience, indipendentemente da età, sesso o livello culturale. La conferma viene dal fatto che in diverse occasioni, persone conosciute come autorevoli abbiano nell’ultimo mese rilanciato contenuti “avvelenati” sulla pandemia, contribuendo a renderli virali.

I temi centrali della InfoWar in Italia sono le tre maggiori vulnerabilità percepite dalla popolazione: emergenza sanitaria, economia e politica. La campagna, peraltro, è ancora in corso

I temi centrali su cui in Italia si sta muovendo la InfoWar in salsa coronavirus sono tre: l’emergenza sanitaria, l’economia e la politica. Sono le maggiori vulnerabilità percepite direttamente dalla popolazione. Sul primo fronte si gioca sui numeri dei contagi e sulla bontà dei provvedimenti. Dal lockdown alle cure, passando per la disponibilità di dispositivi sanitari come le mascherine e i respiratori. Sul secondo, vengono sottolineati i problemi concreti a fronte di risposte vaghe, ipotetiche e “sulla carta”. Sia in ambito UE sia interno. Non a caso, la polemica legata al MES modificato tiene banco sui media e sta minacciando la tenuta del governo. Sul terzo, infine, si esaltano le divergenze tra esponenti dell’esecutivo e tra l’opposizione, evidenziando ogni crepa e minimizzando, invece, i punti di contatto. Non è chiaro se si tratti di un’attività mirata contro il nostro paese o faccia parte di una strategia più generale, che ha preso di mira anche altre nazioni come il Regno Unito. Ciò che è certo, invece, è che sia ancora in corso e molto pericolosa, nonché se non verrà fermata in tempo si rischiano pesanti ripercussioni in ambito interno e internazionale.

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