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Information Warfare: i rischi per sicurezza nazionale, istituzioni e cittadini

Information Warfare: I Rischi Per Sicurezza Nazionale, Istituzioni E Cittadini

Information Warfare e tecnologia vs. cultura umanistica mediterranea-occidentale

Nell’era dell’Information Warfare – epoca in cui sia nel cyberspazio sia sul terreno reale si sta combattendo una “guerra ibrida” – le strutture sociali sono caratterizzate dall’immediatezza delle informazioni incentrate – soprattutto – su nuovi processi tecnologici. Ci troviamo immersi in una realtà con connotazioni prevalentemente tecniche che sembra si stia muovendo verso una dimensione di maggiore benessere e prosperità. La realtà virtuale – che ha prodotto profondi mutamenti non solo nel settore economico ma anche in quello sociale e culturale – è molto lontana dal linguaggio culturale quotidiano di ciascun Paese o gruppo etnico che ci ha dato finora tranquillità. La diffusa offerta tecnologica che stimola la distrazione e impedisce di pensare, non è connaturata alla progressiva evoluzione della natura umana. Invece è strategica, cioè voluta e programmata non solo per il ritorno – di notevole entità e rilevanza – dei profitti ma anche per devastare e liquidare quella cultura umanistica, mediterranea-occidentale, che ci ha consentito di superare nel tempo l’irrazionale e gli orrendi e sanguinosi conflitti che ha generato.

La frenesia tecnologica è sostenuta dal trans-umanesimo e dal post-umanesimo

La frenesia tecnologica che oggi ci pervade è sostenuta da due correnti culturali:

  1. il trans-umanesimo, che si propone di rivoluzionare, potenziare e far evolvere l’essere umano attraverso la scienza e la tecnologia, con una visione completamente meccanicistica della sua natura. L’idea è che l’uomo debba evolvere come se fosse una macchina o un dispositivo meccanico da aggiornare;
  2. il post-umanesimo, complementare della precedente, che interpreta l’uomo come un prodotto storico mutevole, trasformabile fisicamente e mentalmente in qualcosa di nuovo, un essere ibrido, cioè umano e non umano.

I seguaci di queste nuove forme culturali sostengono lo sviluppo incondizionato della tecnica senza l’ancoraggio a valori etici e morali, ma il perseguimento di questo obiettivo può condurre alla distruzione del genere umano. E la prova tangibile ne sono le armi atomiche già impiegate su Hiroshima e Nagasaki e quelle che sono in progettazione sotto il nome di “armi autonome”.

Siamo in piena Information Warfare (InfoWar)

Purtroppo non ne siamo consapevoli o non ce ne accorgiamo, ma occorre renderci conto che stiamo vivendo nell’era dell’Information Warfare (InfoWar): la guerra delle informazioni. Sì, siamo in una guerra, asimmetrica e non convenzionale, che si sviluppa ad armi impari con incredibili disparità di mezzi, tempo e risorse. Gli aggrediti spesso non sanno di dover combattere, a differenza degli aggressori. Questi ultimi, nel loro anonimo silenzio – caldo e confortevole – acquisiscono informazioni pregiate e sensibili nonché inconsapevoli comportamenti di cui avvalersi per neutralizzare gli aggrediti. In verità stiamo vivendo la cosiddetta “era ibrida”. La natura umana non viene più considerata come parte di un’entità cosmologica che evolva autonomamente attraverso la conoscenza e l’esperienza, ma come un dispositivo meccanico aggiornabile sulla base delle nuove scoperte scientifiche. Difatti un team giapponese di ingegneri dell’Università di Tokyo, è riuscito ad applicare muscoli “vivi” ad una struttura robotica: primo passo verso i cyborg del futuro.

La Tecnologia (Tecnica) da strumento a nostra disposizione, è diventato l’ambiente che ci circonda e al quale siamo diventati subordinati

A riguardo si ritiene che la tecnica (tecnologia) sia uno strumento a nostra disposizione e non ci accorgiamo che è diventata l’ambiente che ci circonda, un campo di battaglia nel quale stiamo subendo involontariamente un prolungato full immersion. Tecnica che si costruisce secondo regole misurate solo sui criteri di funzionalità, efficienza e convenienza, i quali non esitano a subordinare l’etica, nonché le esigenze e i bisogni dell’uomo alle necessità dell’apparato.  La tecnica è solo funzionalità e non concede – nel contesto di una concordia sociale che fino ad oggi abbiamo vissuto – di rielaborare ed associare, in una società più compatibile con i tempi che l’evoluzione impone, i concetti di: conoscenza, cultura, individuo, dignità, solidarietà, identità, libertà, salvezza, verità, etica, politica, religione, storia, ecc. Facendo un’equazione logica – ma non matematica – si può affermare che:

  1. logos = ragione = parola = trascendenza = civiltà mediterranea-occidentale = Armonia, Proporzioni, Limiti e Misura. Una civiltà fondata sulla conoscenza, sulla scrittura e sulla trascendenza, fondamenta sulle quali il pensiero greco, l’organizzazione giuridica romana e il cristianesimo hanno poi edificato la civiltà in cui viviamo;
  2. numero = tecnologia = sistema binario = omologazione culturale = potere numerico = potere economico. 

Quindi stiamo costruendo una civiltà fondata sul numero ove la quantità numerica è potere, esalta la quantità di denaro da accaparrare, svilisce il senso di democrazia e ci sta conducendo in un “nuovo medio evo” governato da nuove signorie e dal vassallaggio globale.

Stiamo realizzando una società tecnologica che tende a regolare i comportamenti, ma non a regolamentarli. La IT, che una volta era l’oggetto sta diventando il soggetto e siamo dipendenti, spesso inconsapevoli, dei rischi per la nostra sicurezza

Stiamo realizzando una società tecnologica, che tende a regolare cioè ad uniformare i comportamenti ad una regola o ad un processo tecnologico. Ma non a regolamentare. Questa presuppone, infatti, l’emanazione di norme ancorate alla legittimità, specie sotto il profilo della giustificazione morale di un comportamento. Tutte le innovazioni tecnologiche (tablet, smartphone, ecc.) – strumenti individuali per la diffusione e la divulgazione della conoscenza – apparentemente rendono libero chi li utilizza. In realtà, invece, lo rendono fortemente dipendente e spesso inconsapevole dei rischi per la nostra cyber security e per la sicurezza fisica a cui andiamo incontro. Di fatto, il rapporto si è invertito. L’Information Technology che una volta era l’oggetto, sta diventando progressivamente il vero soggetto e noi ci stiamo trasformando in oggetto.

La relazione tra computer e chi lo utilizza non è mai di tipo binario, ma si sviluppa sempre sotto l’egida di un terzo

“Non c’è regolazione senza regolatore”: la relazione tra computer (tablet, smartphone ecc….) e chi lo utilizza non è mai di tipo binario, ma si sviluppa sempre sotto l’egida di un terzo. Cioè di colui che ha concepito la macchina ed i suoi programmi di funzionamento, “in base ai propri interessi.” Da come stanno realmente le cose – lo sottomettono al potere senza volto dei programmatori, soggetti che decidono come le macchine devono funzionare.  La loro nuova divinità è l’Intelligenza Artificiale (IA), la quale uniforma, omologa e cancella la personalità individuale e annulla l’identità di ciascuno di noi. È fondamentale tenere presente che chi opera dietro la macchina è un essere umano, chiamato a pensare, concepire, ideare, creare e mettere in azione strumenti informatici (hardware e software), tutte azioni che sono fondamentali per l’ottimale riuscita del prodotto finale.

Non c’è nessuna legge fisica che permetta di trasformare i segnali elettrici del computer oppure quelli biochimici del cervello in coscienza, sensazioni e sentimenti

Tutti gli apparati elettronici servono per elaborare e manipolare con una velocità pari a quella della luce, montagne di simboli che la mente umana ha notevoli difficoltà a sviluppare in pochissimo tempo.  Molta gente pensa che la vita sia simulabile in un computer e che la consapevolezza che acquisisce la mente umana attraverso la cultura e l’esperienza sia trasferibile, cioè downloadable (scaricabile), in una macchina. Tutto questo non ha alcun fondamento scientifico perché non c’è nessuna legge fisica che permetta di trasformare i segnali elettrici del computer oppure quelli biochimici del cervello in coscienza, sensazioni e sentimenti.

Negli ultimi anni con l’importanza sempre più crescente della cyber security e la necessità di tutelare le infrastrutture critiche nazionali e internazionali è stata data quasi totale fiducia alla macchina e meno all’uomo. Ma dietro ogni macchina c’è sempre un uomo

Negli ultimi anni con l’importanza sempre più crescente della cyber security e la necessità di tutelare le infrastrutture critiche nazionali e internazionali è stata data quasi totale fiducia alla macchina e meno all’uomo. Ma ci stiamo dimenticando che dietro ogni macchina c’è sempre un uomo, che analizza dati grezzi, progetta e gestisce database, collaziona ed elabora big data, crea modelli matematici di apprendimento utili per l’IA (Intelligenza Artificiale). Non ci rendiamo conto che la macchina non è capace di apprendere ed acquisire conoscenza o saggezza o capacità di agire ma può solo migliorare lo svolgimento dei compiti programmati e automatizzati con gli algoritmi che sono sviluppati dai programmatori. 

I limiti degli algoritmi verso i bias degli esseri umani

Gli algoritmi sono espressione del linguaggio matematico, tutto estremamente preciso per cui i software non possono funzionare se mancano valori numerici. Un algoritmo è un procedimento di calcolo che risolve un determinato problema attraverso un numero finito di passi elementari, chiari e non ambigui. Non è possibile trasformare la vita reale in calcoli. Questi non possono tradurre in numeri affetti, emozioni, dispiaceri, rancori, ecc. Inoltre non si tiene conto che l’uomo importa in queste azioni il proprio asset cognitivo, con le proprie capacità ma anche con i propri limiti. I bias sono limiti cognitivi ed errori di percezione che interferiscono con il pensiero, l’analisi ed il ragionamento di ogni essere umano. Nessun uomo ne è esente, poiché essi sono insiti nella cultura, nel comportamento e nel sistema cerebrale. Ragion per cui possono interferire con ogni attività lavorativa, impedendo di percepire la realtà come essa è e non come si pensa o si vuole che sia.

Le decisioni assunte attraverso le risposte date dagli algoritmi non solo sono viziate dai bias, ma anche dalle diversità etnico-sociali dell’uomo non perfettamente inserite nell’elaborazione del software

I bias, largamente studiati in neuro-psicologia, possono essere causati da società, educazione, influenze sociali, cultura, esperienze pregresse. Involontariamente interferiscono con il pensiero, instillando anche la convinzione di prendere la decisione corretta o di compiere l’azione giusta. Le decisioni assunte attraverso le risposte date dagli algoritmi non solo sono viziate dai bias, ma anche dalle diversità etnico-sociali dell’uomo non perfettamente inserite nell’elaborazione del software. I software sono sviluppati in base a modelli funzionali di contesti sociali e storici standardizzati attraverso elaborazioni statistiche (cosiddette librerie). Inoltre, le priorità che vengono assegnate al programma non sempre sono coerenti con la realtà. Infine, qualora la risposta data dalla tecnologia possa essere più o meno valida, non può prescindere dal giudizio dell’uomo, dalla sua valutazione del contesto sociale analizzato, dall’interpretazione del risultato e dalle conseguenze che può provocare.

La tecnologia, così come è “vissuta” oggi, influisce negativamente soprattutto sui giovani. Studi dimostrano una riduzione della corteccia celebrale. Ulteriore conferma viene dal boom di fenomeni come Fake News e propaganda, dati da deficit di attenzione-concentrazione dei bersagli

L’offerta strategica di tecnologia, peraltro, sta cambiando in maniera nefasta il futuro. Ciò, dato che recenti studi scientifici (Falchini, Riggio, 2016; JAMA, 2019) dimostrano una riduzione della corteccia cerebrale nei giovani, che ha provocato la perdita di innumerevoli connessioni neuronali. Riduzione dovuta all’uso eccessivo di tecnologia, che ha causato cambiamenti e distorsioni nella percezione e nella prospettiva cognitiva, rendendo questi soggetti incapaci di valutare emozioni e reazioni e portandoli a ragionare quasi come una macchina, un robot e sempre meno come persona. Non a caso sono esplosi fenomeni come le Fake News e la propaganda, che sfruttano il deficit di attenzione e concentrazione dei bersagli, sempre meno capaci di discernere una bufala da un fatto. Questi, infatti, tendono a fidarsi di quanto “postato” dai “contatti” o dagli algoritmi, rilanciando quasi in automatico i contenuti senza alcuna verifica preventiva. Tanto che ormai le opinioni espresse sul web contano più dei fatti. 

Le tecnologie create a supporto della sicurezza nazionale, rendono le Istituzioni e i privati meno competitivi e “potenti” in termini di cervelli, che rischiano di diventare più prevedibili dagli avversari

Nel corrente contesto e con uno sguardo al futuro, è fondamentale tenere presente i risultati scientifici sopra enunciati poiché evidenziano l’omologazione delle menti e degli operatori del futuro. Di conseguenza le tecnologie create a supporto della sicurezza nazionale, rendono le Istituzioni e i privati meno competitivi e “potenti” in termini di cervelli. Questi, se omologati, sono più facilmente prevedibili e in termini operativi significa essere esposti con più facilità ad operazioni aggressive e/o di contro-intelligence. Diventa pertanto fondamentale essere coscienti che lo sviluppo nel campo delle tecnologie deve necessariamente accompagnarsi al sostegno di valori etici ed allo sviluppo della mente umana, processi concatenati e non separati come erroneamente appaiono. Le ricerche scientifiche e tecnologiche illimitate sono rese possibili solo se si dispone di illimitate risorse economico-finanziarie. Queste, attualmente, sono nella disponibilità soltanto di grandi magnati, sia che operino singolarmente sia che agiscano riuniti in lobby.

Stiamo arrivando al nuovo Medio Evo tecnologico del “totalitarismo democratico”: pochi controllano gli “altri”, grazie alla tecnologia e all’impiego di processi come la “finestra di Overton”

Il sostegno e il finanziamento dato da questi magnati al progresso tecnologico sta creando una società divisa in classi, nella quale essi sono al vertice assistiti da una pletora di scienziati e ricercatori dell’élite tecnocratica con elevate conoscenze tecnico scientifiche. Il resto della popolazione sarà sfruttata se non schiavizzata e iper-controllata attraverso il condizionamento mentale per impedirne la ribellione. È questo il nuovo medio evo tecnologico che tende ad instaurare il cosiddetto “totalitarismo democratico” snaturando l’uomo della propria umanità per renderlo un automa, spersonalizzato che, assoggettato al “pensiero unico”, preferisca i paradisi virtuali propinati dalla tecnologia, piuttosto che difendere la propria personalità, la propria indipendenza, la propria libertà di pensiero. Questi condizionamenti stanno avvenendo attraverso l’impiego metodologico della “finestra di Overton”, una “ingegneria sociale” ovvero una vera e propria tecnologia di persuasione delle masse per indurre cambiamenti nell’opinione pubblica.

Dobbiamo cominciare a pensare da cosa siano realmente condizionate le nostre scelte quotidiane. Bisogna anche modificare il percorso educativo e scientifico, affinché la tecnologia sia al servizio dell’essere umano e non l’essere umano assoggettato a essa

Rebus sic stantibus dobbiamo cominciare a pensare quante delle nostre scelte che quotidianamente facciamo siano davvero libere e non influenzate/condizionate o addirittura controllate. E quante invece siano indotte da condizionamenti, suggestione, indottrinamento e offuscamenti, prodotti dall’entusiasmo per un progresso tecnologico illimitato, strombazzato ai quattro venti per fini utilitaristici e personali. Condizionamenti che hanno un’elevatissima incidenza sulla sicurezza e sulla sovranità nazionale, che un tempo venivano pregiudicate dalle cosiddette “misure attive” (Operazioni di propaganda, influenza, ingerenza, disinformazione e penetrazione economica) e che oggi sono attuate mediante i condizionamenti tecnologici operati attraverso il “soft power” diffuso tramite i social network. Per uscire da questo tunnel occorre modificare il percorso educativo e scientifico affinché la tecnologia sia al servizio dell’essere umano e non l’essere umano assoggettato a essa.

Due aforismi spiegano bene i rischi per la nostra sicurezza e futuro, nonché qual è l’unica soluzione

Consentiteci di chiudere con due aforismi:

“La dittatura perfetta avrà le sembianze di una democrazia, una prigione senza muri, nella quale i prigionieri non sogneranno di fuggire. Un sistema di schiavitù dove, grazie al consumo ed al divertimento, gli schiavi ameranno la loro schiavitù”, Aldous Huxley, scrittore britannico (1894-1963).

“La mente è come un paracadute, funziona solo se si apre”, A. Einstein.

Gli Indomabili

Gli Autori

Luciano Piacentini – Brevettato incursore, è stato Comandante di Unità Incursori nel grado di Tenente e Capitano. Assegnato allo Stato Maggiore dell’Esercito, ha in seguito comandato il Nono Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” e successivamente ricoperto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Ha prestato la sua opera negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico. E’ laureato in Scienze Strategiche e Scienze Politiche.

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 20122, Longitude, rivista mensile del MAECI.

Pino Bianchi – Architetto, esperto in risk management, organizzazione, reingegnerizzazione dei processi e sistemi di gestione aziendali. Per oltre venti anni ha diretto attività di business, marketing, comunicazione e organizzazione in imprese multinazionali americane ed europee. Consulente di direzione in ICT, marketing, comunicazione, business planning e project financing.

ANTIOCO – Ha maturato varie esperienze lavorative in Italia e all’estero occupandosi di consulenza direzionale, sviluppo di mercati, cooperazione internazionale e gestione commerciale per rilevanti realtà industriali. Da sempre attento ai temi della security, ha ricoperto in realtà strategiche nazionali vari ruoli di responsabilità occupandosi di business continuity, security strategic planning, security communication, ricerca e analisi informativa e corporate intelligence.

Francesco Bussoletti

Claudio Masci e Luciano Piacentini sono gli autori di: “The future of intelligence”, articolo del 15 aprile 2012, pubblicato su Longitude, rivista mensile del MAECI, nonché dei libri: “L’intelligence tra conflitti e mediazione”, Caucci Editore, Bari 2010 (esaurito) e di “Humint… questa sconosciuta (Funzione intelligence evergreen)”, acquistabile da Amazon.

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