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Il virus di Wuhan e l’Italia. Ecco perché non bisogna farsi prendere dal panico

Marco Filippi: Non bisogna farsi prendere dal panico, soprattutto in Italia, per il virus di Wuhan

Il virus cinese o di Wuhan potrebbe essere arrivato anche in Italia. La notizia circola sui media tra smentite e sospetti, ma di chiaro al momento c’è poco. Come lo sono i dati forniti da Beijing, che secondo gli esperti vedono un tasso molto più ampio di contagi a fronte di un numero di decessi corretto. L’unica cosa certa è che non bisogna farsi prendere dal panico. Lo ha spiegato a Difesa e Sicurezza Marco Filippi, esperto di Crisis Manager & SME in Safety, Security ed Emergency Management. “ Considerata la situazione generale, e il leggero ritardo nella diffusione dell’allarme da parte del ministero della Salute cinese, che già dai primi giorni di gennaio ha avuto contezza dell’accaduto, dato l’allarme ufficiale internazionale i primi del mese e viste le prime misure restrittive applicate ai viaggi internazionali solo alcuni giorni fa, è assai probabile che il virus si sia minimamente diffuso in Europa come in Usa, Giappone e così via – ha sottolineato, come riporta anche un suo studio su Analytica -. Ma, stante la sua bassa letalità, è probabile che non abbia avuto e non darà modo di far notare la sua presenza, con le persone eventualmente infette che presentano segni e sintomi tipici della influenza, per poi guarire spontaneamente. Permane quindi anche nel nostro paese principalmente il rischio di un – al momento – inutile allarmismo, che generi a sua volta panico e che porti ad instabilità sociale e politica”. 

In caso di pericolo concreto del “virus di Wuhan”, l’Italia è pronta

In caso di minaccia del “virus cinese” l’Italia è pronta. “Il nostro sistema sanitario è uno dei più evoluti e nel contempo problematici di Europa, ma ha in sé tra i migliori virologi e ricercatori UE, coordinati dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) – ha detto Filippi -. Disponiamo di asseti specializzati, ovvero due ospedali di riferimento che sono il Sacco e lo Spallanzani attrezzati per il bio-contenimento, siamo in rete con OMS ed ECDC. Disponiamo di alcune ambulanze specializzate per il trasporto in isolamento, e un assetto aereo di trasporto in bio-contenimento dell’Aeronautica Militare Italiana, unico o quasi al mondo. Alcune associazioni di volontariato, inoltre – ha ricordato l’esperto – si sono dotate di strumenti propri. Poi, ci sono anche alcune polizie locali e protezioni civili e non dobbiamo trascurare la capability offerta dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, tramite la propria rete di mezzi ed uomini NBCR. Ciò al pari dell’Esercito con il Reggimento NBC ed altre capabiltiy tra cui ospedali da campo Role 2 e 3 attrezzati al bio-contenimento. Infine, il livello di base, ovvero i medici di famiglia e gli ospedali, si erano ben attrezzati e avevano ricevuto le linee guida mondiali ai tempi della SARS, così come molto si è lavorato in sede di Emergenza Urgenza per il trasporto in genere di malattie infettivi”.

Se la mortalità dovesse diventare alta, si potrebbe riattivare la vecchia dottrina di Guerra Fredda della Difesa Civile

“Caso diverso sarebbe la mutazione del virus verso una forma ad alta letalità – ha aggiunto Filippi -. Là il focus si sposta dalle capacità di risposta sanitaria a quelle di imporre e mantenere ampie zone di quarantena  in maniera molto veloce. Occorre in entrambi i casi ricordare, vista la specificità della situazione, l’ottimo servizio svolto e pressoché in silenzio dai nostri istituti zoo-profilattici, che monitorizzano costantemente le epidemie epizootiche su tutto il territorio nazionale. In tal caso però sarebbe necessario, come lo è per altri motivi, soprattutto la tensione nucleare tra potenze in atto, riattivare le vecchie dottrine di Guerra Fredda della Difesa Civile, ovvero quel tipo di pianificazione atta a proteggere la popolazione in caso di guerra, attacchi terroristici anche non convenzionali (e qua abbiamo ottime pianificazioni ma sono di natura riservata) o in caso di crisi nazionale che superi la capacità di risposta del Paese o della pianificazione di Protezione Civile convenzionale”.

Che cos’è il New China Virus e quanto è pericoloso

Ma cos’è esattamente il “virus cinese”? “Al momento siamo di fronte a un Coronavirus, che già in passato ha effettuato il c.d. ‘salto di specie’ passando da animali infetti agli esseri umani – ha spiegato Filippi -. SARS e MERS anche essi Coronavirus, hanno creato la prima una pandemia attorno al 2003. La seconda, peraltro ha determinato focolai epidemici divenuti endemici in Medio Oriente (ovvero ormai malattie stanziali). Nel primo caso si sono avuti alcuni morti e molti infetti, ma la pronta risposta mondiale ha arginato il problema. L’altra patologia, invece, ha creato problemi sanitari di natura logistica ed assistenziale, con la necessità di offrire cure intensive ad un buon numero di persone. Il caso del Coronavirus ‘New China Virus’ al momento presenta caratteristiche di alta infettività e bassa/bassissima mortalità. Ovvero, molte persone si ammalano,  ma pochissime muoiono. E, secondo i dati già acquisiti, si tratta di persone fragili per pre-esistenti condizioni di salute”. 

I quattro problemi che pone il virus di Wuhan

Il New China Virus, comunque, pone problemi di quattro tipi. “Il primo è la paura, ovvero, si crea un gran numero di persone, i ‘worried well’, che seppur dotate di adeguato livello culturale ed informazioni corrette, reagiscono allo stress di un potenziale contagio in maniera primitiva – ha avvisato l’esperto -. Ciò si traduce nell’intasamento dei servizi di emergenza medica e dei pronto soccorso. Inoltre, questi fanno scorte di cibo ed acqua, assaltando i supermercati e così via. Il secondo è di natura logistica: che si applichi una cordonatura sanitaria ai trasporti o una vera e propria quarantena, l’impatto sui trasporti che siano via ferrovia, nave, auto od aereo si avrà una “disruption of services” proporzionale alle misure applicate. Andando quindi a creare impatti su economia e relazioni personali e di affari, importanti. Il terzo – ha proseguito Filippi – è di natura economico-finanziaria: i pazienti di natura grave necessitano di isolamento – procedure di costosa attuazione e mantenimento, ma anche di cure intensive o sub intensive (ventilazione assistita, idratazione via fleboclisi, farmacologia avanzata). Inoltre, servirà un’indagine ed un eventuale abbattimento degli animali che hanno fatto da serbatoio al focolaio infettivo. L’ultimo, infine, è di natura politica e sociale: ovvero il ‘Public Trust’. Sia il decisore politico sia il tecnico avranno attenzione dei media, dei social e del pubblico locale e internazionale – ha concluso l’esperto -. Questi, però, esprimeranno un giudizio in base a paura, effetti conseguiti e costi sostenuti. Giudizio, peraltro, spesso amplificato dalla situazione contingente”.

Chi è Marco Filippi

Marco Filippi è Expert Crisis Manager & SME in Safety, Security ed Emergency Management. Laureato in Coordinamento delle Attività di Protezione Civile alla Università di Perugia, si è specilizzato presso i COE NATO ed EU in Crisis Management e CBRNe Consequence Management. Si occupa da circa 25 anni della analisi dei rischi, della gestione delle emergenze sul campo e formazione del personale addetto in collaborazione con strutture pubbliche e private. Inoltre, partecipa ai maggiori progetti internazionali in materia.

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