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Il Niger presenta al G5 Sahel la ricetta contro il traffico illegale di migranti

Il Niger Presenta Al G5 Sahel La Ricetta Contro Il Traffico Illegale Di Migranti

Il Niger al G5 Sahel: La nostra dottrina ha permesso una riduzione del 90% del traffico illegale di migranti tra il 2016 e il 2018

Il Niger e tutto il G5 Sahel focalizzano l’attenzione sulla lotta al traffico di migranti nella regione e in Africa. Lo fanno con una riunione di coordinamento per fare il punto della situazione e stabilire nuove strategie di cooperazione tra i paesi coinvolti. In particolare, l’incontro si è concentrato sul sostegno operativo ai paesi impegnati nella lotta e ha definito meccanismi concreti per la cooperazione tra i servizi di sicurezza interna e d’intelligence, prima di istituire un meccanismo per monitorare l’attuazione degli impegni risultanti. Niamey, che presiede l’organismo, ha illustrato la sua dottrina, proposta come modello in quanto ha permesso una riduzione dell’arrivo di irregolari pari al 90% ad Agadez tra il 2016 e il 2018.

La dottrina di Niamey nella lotta al traffico illegale di migranti

Il Niger ha spiegato agli altri membri del G5 Sahel (Mali, Mauritania, Burkina Faso e Ciad) e ai partecipanti della riunione di coordinamento la sua strategia. Questa prevede che ogni straniero, anche cittadino di un paese membro dell’ECOWAS entrato legalmente – se trovato in un veicolo che ha lasciato Agadez e Arlit fraudolentemente verso l’Algeria o la Libia – perda il suo diritto di libera circolazione nel paese africano. Sarà intercettato e riportato ad Agadez. Qui potrà scegliere se continuare in autonomia il suo viaggio o unirsi al centro di transito dell’IOM per essere rimandato a casa. Inoltre, viene avviata in automatico un’azione legale contro i conducenti e veicoli fermati in queste circostanze. A ciò si aggiunge una rigorosa catalogazione dei migranti che entrano nella città di Agadez dalle stazioni di polizia di Tanout e Abalak, al fine di identificare i flussi di migranti in transito e le loro nazionalità.

Dal monitoraggio attento delle rotte dei trafficanti di esseri umani in Niger ai ghetti dove sono “ospitate” le vittime, passando per i pattugliamenti in aree mirate e ai processi veloci contro i criminali

Il Niger ha anche ricordato al G5 Sahel e agli altri partecipanti le iniziative intraprese per contrastare attivamente il traffico illegale di migranti. Niamey ha effettuato un’analisi esaustiva delle coordinate GPS dei punti d’acqua che potrebbero essere utilizzati dai trafficanti nel deserto. Inoltre, ha identificato i “ghetti” utilizzati per ospitare i migranti irregolari e quotidianamente organizza intensi servizi di pattugliamento in aree mirate. Sia ad Agadez sia nei suoi dintorni e nel deserto. E per Niamey i risultati ci sono stati. Oltre alla sensibile riduzione del flusso di migranti irregolari, nel 2017 ne sono stati intercettati 6.159 (contro i 2.653 del 2016). Inoltre, sono stati portati davanti ai tribunali 268 trafficanti, sequestrati 140 veicoli e condannate 37 persone nel paese africano.

Le azioni politiche, investigative e umanitarie del paese africano per fermare il fenomeno. Dalla collaborazione con lo IOM a quella recente con l’UNHCR

Sul versante politico/investigative/ umanitario, il Niger ha spiegato agli altri membri del G5 Sahel che è stato creato un Centro specializzato nel contrasto ai traffici illegali di migranti. Ciò nell’ambito del rafforzamento dell’intero sistema giudiziario, in relazione a tutti i tipi di contrabbando. L’obiettivo è rafforzare la capacità tecnica investigativa del team di esperti (CIS), che ha già smantellato numerosi network criminali dediti al traffico di esseri umani. L’assistenza alle vittime, invece, è fornita attraverso gli IOM Trafficking Centers e l’Agenzia Nazionale per la Lotta al Traffico di Esseri Umani (ANLTP). A proposito, a dicembre del 2017, il paese africano ha firmato un accordo con l’Agenzia ONU per i rifugiati (UNHCR). Scopo: stabilire un meccanismo emergenziale di transito ed evacuazione dalla Libia al Niger. Il meccanismo, nonostante non sia ancora pienamente operativo, ha già salvato oltre 1.000 persone. Di queste solo 25 sono state ricollocate in Europa.

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