Il “Mondo di mezzo”: il vero pericolo per la sicurezza e la democrazia in Italia

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La teoria del “Mondo di mezzo”, esposta da Massimo Carminati, rappresenta il dagherrotipo della disastrata democrazia in Italia

La teoria del “Mondo di mezzo ” – esposta da Massimo Carminati, ex Nar (Nuclei Armati Rivoluzionari) e accusato di essere a capo dell’organizzazione “Mafia Capitale”, “…anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno del sottomondo gli faccia delle cose che non le può fare nessuno….” – rappresenta il dagherrotipo della disastrata democrazia in Italia, in cui si assiste a un completo distacco della classe politica dalla concreta ed effettiva realtà del Paese.

 copyright: Marco Verch

Fortunatamente, c’è ancora voglia di valori. Lo conferma la vicinanza espressa dal Paese a Fabrizio Frizzi. L’esempio singolo del “Combattente col sorriso”, però, non è sufficiente a ricompattare la democrazia

La nostra società – ancorché spesso rancorosa, succube di passate contrapposizioni e divisa sulle scelte necessarie per difendere la propria identità e autonomia – ha però recentemente dato dimostrazione tangibile del desiderio, nell’animo dei cittadini, di valori fondanti della nostra cultura occidentale (Armonia, Limiti, Proporzioni e Misura). Infatti, il 28 marzo 2018 una folla commossa ha dato l’ultimo saluto al “Combattente col sorriso” (Fabrizio Frizzi) assurto – dopo la morte – a simbolo nazionale di responsabilità, professionalità, dedizione al lavoro, onestà, rispetto delle regole, generosità, altruismo e amicizia. Ma per ricompattare la nostra disastrata democrazia non è sufficiente, purtroppo, ancorarsi all’esempio del “Combattente col sorriso”, bensì occorre il nostro impegno quotidiano per riconquistare i valori della nostra cultura e neutralizzare e/o ricondurre nell’alveo della legalità il cosiddetto “mondo di mezzo” che la sta distruggendo.

La Piramide di Maslow e la democrazia in Italia

La democrazia che abbiamo edificato in Italia non è basata su valori, ma su consorterie in grado di aggregare la più elevata percentuale numerica di elettori. Cioè entità digitali astratte e non persone con i loro reali bisogni. Le indagini demoscopiche pre-elettorali sono andate alla ricerca dei numeri dei votanti per questa o per quella lista, non degli effettivi bisogni del Paese ben descritti nella piramide di Maslow. Uno sguardo fugace a essa mostra chiaramente che il bisogno di appartenenza (ivi compresa quella a un partito) è avvertita da una classe ristretta di cittadini: quelli che hanno già soddisfatto i bisogni primari. Probabilmente, anche più acculturati e maggiormente impegnati a raggiungere, talvolta a qualsiasi costo, il vertice dell’autorealizzazione. Invece, la base è costituita dalla maggioranza della popolazione – verosimilmente anche meno acculturata – che si dibatte ogni giorno sia nelle spire dei bisogni fisiologici sia in quelle della sicurezza.

La “Casta” politica oggi

La “Casta” che eleggiamo con le nostre espressioni di voto – nella speranza che si impegni nel soddisfare le nostre esigenze, soprattutto fisiologiche e di sicurezza – si impegna, invece in: alchimie numeriche delle maggioranze governative da conquistare; costituzione di fondazioni tramite le quali dissimulare le donazioni di sponsor e accaparrarsi i fondi europei destinati al sottosviluppo; conduzione della competizione politica. Coinvolgendo le Istituzioni nell’agone ideologico-dottrinale; agevolazione di intrallazzatori – per l’assegnazione di cariche pubbliche – anziché di onesti professionisti, che allontana sempre più la classe politica dalla conoscenza e dal controllo della realtà effettiva del Paese.

I politici che eleggiamo in Italia sono in buona parte lo specchio di ciò che vorremmo essere o delle promesse “populistiche” che fossero realizzate

La causa di questo decadimento è da ricercare, molto probabilmente, nello sgretolamento ed evaporazione dei nostri ideali, valori e della nostra cultura in tutti i ceti sociali. I politici che eleggiamo in Italia sono in buona parte lo specchio di ciò che vorremmo essere o delle promesse “populistiche” che vorremmo vedere realizzate. Il titolo di “Onorevole”, che presso gli antichi Romani racchiudeva il significato di “degno di onore” – essersi preso un “onus” un “peso”, un incarico, un impegno nei confronti del popolo – oggi, purtroppo, non ha più significato perché si è perso in “onorevoli” sempre più spesso impegnati in arene personali di potere, denaro o prestigio, che poco hanno a che fare con l’interesse pubblico. Assumere un pubblico incarico è certamente sinonimo di onore, prestigio e rispetto i quali non costituiscono la “rendita” di un titolo. Onore prestigio e rispetto si guadagnano “sul campo”, attraverso l’impegno in imprese o opere encomiabili, a in favore di tutta la comunità.

 copyright: Don Camillo e l’onorevole Peppone

Ci culliamo nell’illusione di poter sopravvivere in modo sicuro nel nostro piccolo mondo, lontano da rivalità con Paesi che riteniamo amici, da guerre e crisi

Non si diventa “onorevoli” con lusinghe elettorali promettendo “panem”; ovvero denaro per tutti anche senza lavorare, assistenza a tutti, donazioni del proprio stipendio in favore dei più poveri, “et circenses”, spensieratezza, assenza o risoluzione di tutti i problemi attraverso un taglio netto all’immigrazione. Ci culliamo nell’illusione di poter sopravvivere in modo sicuro nel nostro piccolo mondo, lontano da rivalità con Paesi che riteniamo amici, da guerre e crisi senza altre valide prospettive di autorealizzazione. “Ripulire” i grafici dell’immigrazione e della crescita del PIL rassicura in apparenza, tutti che ci troviamo nel mondo più bello possibile. Come se non sapessimo che un’economia basata sul massimo sfruttamento delle risorse ambientali e umane – in cui si riscontra, oltre ad una risicata occupazione, anche assenza di continuità o restrizione di diritti – mentre crea, nello stesso tempo distrugge anche la forza lavoro.

Lo scollamento tra politici e votanti lascia aperto il “mondo di mezzo” in cui gli intrallazzatori sono liberi di occuparsi di tale realtà

Lo scollamento tra politici e votanti lascia aperto il “mondo di mezzo” in cui gli intrallazzatori sono liberi di occuparsi di tale realtà, sfruttandone i reali bisogni per conseguire profitti economico-finanziari. Gli intrallazzatori stessi rappresentano – alla distratta e poco acculturata classe dirigente (talvolta anche connivente) – le istanze della popolazione, dissimulate secondo il perseguimento dei propri interessi e dei propri obiettivi. Tutto il tessuto sociale e culturale, desertificato e depauperato di valori – perché ritenuto inutile o offensivo per le altre culture – è stato sostituito dalle informazioni, dando origine a un vuoto incolmabile all’interno della società, incanalandola nel “pensiero debole” (Vattimo-Lyotard).

Le mancanze della scuola in Italia

Nella scuola l’insegnamento, che privilegia il rispetto delle regole, è il fondamento della democrazia. Nonché luogo deputato a “tessere” l’amalgama fra le diverse componenti sociali per comporre una società armonica. Qui assistiamo a mancanza, da parte dei genitori, del riconoscimento dell’importanza del peculiare ruolo culturale degli insegnanti. Tant’è che assistiamo ad aggressioni, minacce e addirittura atti di sfregio nei confronti di professori; assenza di stimolo allo studio, poiché si confonde l’accessibilità alle informazioni e l’intuito per le strumentazioni digitali con la cultura; ricerca del raggiungimento di standard Europei o Statunitensi – propri di un sistema culturale molto differente dal nostro – che valutano il raggiungimento degli obiettivi non attraverso la complessità del pensiero, ma attraverso test; smarrimento e difficoltà dei docenti i quali, anziché insegnare solo la propria materia, devono anche dedicarsi a quanto era prima oggetto di educazione familiare (educazione alimentare, educazione al rispetto dell’ambiente, educazione sentimentale, etc).

Vengono meno le famiglie e i principi che in esse erano tramandati

Il venir meno delle famiglie e dei principi in esse tramandati, ha oberato la scuola di un gravoso impegno che non sempre riesce ad assolvere egregiamente. Inoltre, ci sono continui cambiamenti attraverso le riforme che – nel corso degli anni – hanno distrutto, ricostruito, trasformato, rinominato la didattica. Senza riuscire a incidere sulle reali difficoltà scolastiche. Ma svuotando sempre più la didattica stessa delle conoscenze – da sempre alla base della nostra cultura – colmandola di competenze. Ancora non ci si è accorti che non possono esistere competenze senza conoscenza. E tale lacuna si riflette anche sul potere normativo. Si aggiunge il decadimento culturale, atteso che quanto era studio, riflessione, conoscenza è stato convogliato sul binario dei test perché ritenuto inutile per la crescita dello studente. Per contro, viene richiesta sempre più frequentemente una didattica ad personam, difficilmente realizzabile in classi numerose, persino di 33 alunni.

Gli aspetti valutativi vengono demonizzati e genitori e/o educatori non redarguiscono gli studenti sul mancato rispetto delle regole

C’è poi incapacità nei genitori e impossibilità e/o inopportunità negli educatori di rimproverare o redarguire gli studenti sugli atteggiamenti di mancato rispetto delle regole. Atteggiamenti che hanno, di conseguenza, instillato negli studenti stessi la presunzione di saccenteria – che alimenta bullismo e reazioni violente – nonché di inesistente maestria. Vengono anche demonizzati tutti gli aspetti valutativi, sia additati come fattori negativi all’interno del percorso didattico sia accusati di provocare danni irreparabili negli studenti. La bocciatura – quasi totalmente scomparsa, in alcuni gradi di istruzione – o l’insufficienza nelle materie sono viste come atti ingiusti e non leciti, spesso finiti sotto processo al TAR. La sospensione del giudizio in una materia diventa offesa alle capacità di uno studente, senza capire che saper affrontare una difficoltà e/o anche una “sconfitta” fa parte dell’allenamento alla vita, soprattutto se tale “sconfitta” si verifica per scarso impegno o non predisposizione al percorso di studi intrapreso.

Nella scuola in Italia non c’è sempre una selezione appropriata degli educatori

Infine, nella scuola si assiste a una selezione non sempre appropriata degli educatori, i maggiori responsabili della costruzione di un quadro sociale che deve senza dubbio essere ispirato alla mediazione degli interessi e non allo scontro o all’accaparramento dei medesimi. Il maggiore responsabile della realizzazione di un quadro sociale armonico – ispirato alla mediazione degli interessi e non allo scontro o all’accaparramento dei medesimi – è dato dall’insegnamento che privilegia conoscenza, competenza e rispetto delle regole, valori che esprimono il fondamento della democrazia.

Le Istituzioni, invece, sono state lottizzate ed impiegate per la competizione politica

Le Istituzioni sono state lottizzate ed impiegate per la competizione politica come evidenziano: proroghe (di uno o più anni) nel rinnovo delle cariche dei vertici militari, la cui durata nell’incarico è stata solo recentemente definita (ottobre 2017): “da due anni, più eventuale proroga a tre anni, rigorosamente non rinnovabili”; vicende giudiziarie che coinvolgono le Amministrazioni, come ad esempio l’affaire Consip; contaminazioni della Magistratura: dicembre 2017, arresto di magistrato operante a Reggio Calabria che favoriva imprenditori e amici nelle cause civili; gennaio 2018, sospeso dalle funzioni e dallo stipendio magistrato che pilotava le aste al tribunale di Pisa; marzo 2018, giudice della Commissione tributaria del Lazio arrestato per corruzione in atti giudiziari, ecc.

Le Istituzioni devono essere impiegate per neutralizzare o ricondurre nella legalità il “mondo di mezzo”

Le Istituzioni devono essere correlate correttamente con la politica e impiegate per neutralizzare o ricondurre nella legalità il “mondo di mezzo”. Quest’ultimo le ha surrogate nella loro insostituibile funzione di collegamento fra istanze sociali ed economiche ed il vertice politico, deputato a soddisfarle con provvedimenti amministrativi o legislativi. Il “cesaropapismo” è atavico e le raccomandazioni sono sempre esistite a tutti i livelli (università, politica e lavoro), ma un tempo erano persone “illuminate” o culturalmente valide coloro che designavano altre persone più o meno al loro livello nelle alte cariche pubbliche. Tali scelte, peraltro, non originavano quei crateri di disfunzionalità e corruzione ai quali oggi assistiamo. Non a caso Augusto quando fondò l’Impero Romano si circondò di intellettuali e non solo di soldati e burocrati, mentre oggi con i reality show – in cui tutti si possono permettere tutto – abbiamo vanificato l’importanza sia della conoscenza sia della competenza sia della cultura.

L’esempio di Caligola e del cavallo senatore

Valori che ovviamente sono visti come inutile occupazione di pochi “sfigati”, mentre persone minimamente perspicaci riescono ad avere – senza di essi – molta visibilità. Pertanto nel teatro mediatico odierno riviviamo situazioni già portate alla ribalta dalla storia, allorquando Caligola nominò senatore il suo cavallo per dimostrare al popolo che il suo destriero era più bravo dei senatori incapaci e demotivati che aveva eletto.

Cosa è il potere legislativo

In sintesi intendiamo ricordare che il potere legislativo ha l’attribuzione di fare le leggi e, in alcuni Paesi a democrazia avanzata, anche al popolo spetta questa potestà con l’istituto del referendum. In Italia non solo facciamo leggi ad personam ma siamo talmente abili da aggirare anche la volontà popolare espressa con una procedura di democrazia diretta, applicando alla lettera l’aforisma: “Fatta la legge trovato l’inganno”. Infatti, il referendum che ha abolito la legge sul finanziamento pubblico ai Partiti, è stato poi vanificato con una legge parlamentare. E dal referendum abrogativo, promosso dai Radicali nell’aprile 1993, emerse il 90,3% dei voti espressi a favore dell’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti. Peraltro, il Parlamento aggiornò – con la legge n. 515 del 10 dicembre 1993 – la già esistente legge sui rimborsi elettorali, definiti “contributo per le spese elettorali”, vanificando la volontà popolare.

Il potere amministrativo

Il potere amministrativo ha l’obbligo, con provvedimenti urgenti, di sanare situazioni di criticità, come quelle prodotte da terremoti, e non di favorire gli interessi privati distribuendo abitazioni provvisorie non agibili e rifiutate dagli aventi diritto. E come se ciò non bastasse, impedisce a cittadini terremotati – ma non assegnatari di abitazioni provvisorie – la realizzazione di abitazioni amovibili per continuare ad esercitare la propria attività lavorativa, applicando in maniera ottusa i dettami burocratici previsti per le aree fabbricabili in situazioni di normalità.

Il potere giudiziario

Il potere giudiziario ha il compito più delicato ed ingrato: mitigare la “dura lex, sed lex” applicando le relative sanzioni non in base all’appartenenza politica, ma in base alle condizioni sociali del colpevole, imponendo altresì al reo il minino o massimo oppure l’esenzione della pena sulla base della piramide dei bisogni. Ma non sempre abbiamo assistito all’erogazione di pene edittali nel pieno rispetto dei principi stabiliti dall’art.133 c.p. primo comma: “Nell’esercizio del potere discrezionale il giudice deve tener conto della gravità del reato, desunta:

1.dalla natura, dalla specie, dai mezzi, dall’oggetto, dal tempo, dal luogo e da ogni altra modalità dell’azione;

2.dalla gravità del danno o del pericolo cagionato alla persona offesa dal reato;

3.dalla intensità del dolo o dal grado della colpa”, bensì sulla base dell’appartenenza e/o militanza politica del reo.

L’Articolo 98 della Costituzione e la legge 382 dell’11 luglio 1978

Eppure, per evitare simili storture, l’articolo 98 della Costituzione prevede: “I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione. Se sono membri del Parlamento, non possono conseguire promozioni se non per anzianità. Si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d’iscriversi ai partiti politici per i magistrati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari ed agenti di polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari all’estero”. Limitazioni in tal senso sono state adottate – per i militari – con la legge n. 382 dell’11 luglio 1978 “Norme di principio sulla disciplina militare”, mentre per le restanti categorie nessuna di tali limitazioni è stata adottata.

L’apparato burocratico trascura i suoi adempimenti

L’apparato burocratico – immerso in farraginose regolamentazioni, talvolta associate a diffusa corruzione – invece di snellire le proprie procedure per adeguarsi alla celerità degli attuali mutamenti ed istanze sociali, trascura i suoi doverosi adempimenti. E senza che alcuna responsabilità venga attribuita ai corrispettivi dirigenti. Ne sono dimostrazione le ricorrenti immagini televisive che mostrano dipendenti pubblici assenteisti con la copertura di compiacenti colleghi che ne timbrano i cartellini; la distribuzione di case popolari ad opera di esponenti di spicco della criminalità organizzata ai quali cittadini bisognosi, in assenza del potere statuale, si rivolgono per soddisfare le loro presunte esigenze; le innumerevoli proteste ed appelli di cittadini e religiosi che vivono in quartieri controllati o aree di influenza di gruppi camorristici e mafiosi che invocano incisivi interventi dello Stato per ristabilire una serena convivenza civile.

La criminalità organizzata è diventata transnazionale e ha cambiato volto, sfruttando anche le nuove tecnologie

La criminalità organizzata nazionale è diventata transnazionale cambiando volto – con il riciclaggio di denaro sporco – ed investendo in attività imprenditoriali che appaiono assolutamente rispettabili. Sfruttando lo strumento tecnologico – concepito per avvicinare culture, accomunare valori e incrementare il benessere sociale – ha potenziato e ben dissimulato le proprie attività criminali, soprattutto nel dark web, giungendo ad esercitare condizionamenti diretti ed indiretti sulla classe politica. In una “società globalizzata” non si può pensare che un’azione – anche se accaduta in un luogo lontano – non possa avere ripercussioni in Italia, data l’ampia interconnessione dei fenomeni. Tant’è che abbiamo visto giovani occidentali e talvolta connazionali che hanno deciso di servire la causa del terrorismo e di partire per difendere una “ideologia” che, sebbene irrazionale e violenta, ha purtroppo riempito il vuoto lasciato dalla distruzione dei nostri “ideali democratici”.

La guerra al terrorismo si combatte con dialogo, confronto e scambi culturali e informativi. La HUMINT svolge un ruolo strategico

La “guerra al terrorismo” non si combatte chiudendo le porte – o facendo solo calcoli e percentuali sulla possibilità di infiltrazione di migranti – ma occorre un impegno costante e oculato che necessita di dialogo, di confronto, di scambi culturali ed informativi e non di scontro con altre culture. Occorre privilegiare la Human Intelligence (Humint), associata alla strumentazione della Intelligence tecnologica, per superare difficoltà e percepire le reali intenzioni dell’avversario, elaborando perspicacemente le informazioni acquisite e le appropriate contromisure del caso. Ed è per questo che la garanzia e la tutela della nostra sicurezza dovrebbero essere affidate a uomini e donne formati non solo sotto l’aspetto squisitamente militare, ma in modo più “esteso” culturalmente e moralmente – in termini di peculiari apprendimenti storici, etnici e culturali anche stranieri – nonché di etica professionale. Conoscenze trasversali, che rendono tali uomini e donne padroni del passato per raffrontarlo al presente ed elaborare archetipi validi per un futuro migliore.

 source: New Polity

È nell’assenza di controlli e nell’assordante silenzio della politica che trovano spazio gli abitanti del “mondo di mezzo”

Occorre rimuovere il “mondo di mezzo” che esercita a tutto campo l’intermediazione fra le istanze della base e la potestà risolutiva della classe politica. Ciò ripristinando al suo posto le Istituzioni che devono tornare ad occupare lo spazio necessario del rispetto delle regole comuni; recepire e confrontare valori ed interessi diversi e contrapposti, proponendo un’oculata ed appropriata composizione al Decisore Politico; evitare di dissolvere la politica in discussioni tecniche sugli strumenti di gestione democratica che fanno perdere di vista le progettualità da realizzare ed i mezzi e metodi per raggiungerle. È nell’assenza di controlli e nell’assordante silenzio della politica che trovano spazio gli abitanti del “mondo di mezzo” per anemizzare il potere coercitivo dello Stato, ponendosi al servizio di gruppi di interessi e lobby che perseguono fini privati e personali. Fini non certamente dei cittadini, specie i più bisognosi che costituiscono la cosiddetta “maggioranza silenziosa”.

Le domande senza risposta sul caso di Barbara Balzerani e sulle sue recenti affermazioni

Così un’intera fascia di popolazione resta esclusa dai processi decisionali concentrati nelle mani di pochi, in grado di orientarli in direzione di interessi particolari. Un esempio illuminante di questo “mondo di mezzo” è rappresentato da alcune domande – tratte da un social network – che la gente comune si è posta senza avere risposte, riguardanti la nota brigatista Barbara Balzerani: “Quale Paese è mai quello in cui una condannata a più ergastoli può tornare in libertà? Quale Paese è mai quello in cui chi ha ucciso nel tentativo di sovvertire l’ordine democratico si può permettere di pontificare? Quale Paese è mai quello in cui si permette una provocazione quale la presentazione del libro di una terrorista mai pentita, per di più in una struttura pubblica occupata (a nostre spese) da chi considera la Balzerani una compagna e non una criminale? Quale giornalismo è mai quello che amplifica le sue improvvide affermazioni?….”

Come si risponde a questa deriva autodistruttiva in Italia?

Come rispondere a questa deriva autodistruttiva in Italia? Come ridurre pratiche corporative, finanziamenti illeciti, deficit di legittimità, moltiplicazioni dei canali rappresentativi, “la politica del nulla”, ecc., che stanno stritolando la nostra democrazia nella tenaglia tra disinteresse ed avversione? Come arginare il vento dell’estremismo – fenomeno che non va sottovalutato – tornato alla ribalta, per ora solo della cronaca, che soffia non solo in Italia ma anche in altri Paesi europei cavalcando il sentimento anti immigrazione? Non abbiamo ricette politiche da proporre ma solo valori morali da rafforzare a partire dalla responsabilità che va applicata soprattutto nel campo amministrativo ed economico: applicando il principio del danno erariale agli amministratori che sperperano il denaro pubblico in affari privati, costringendoli a ripianare il deficit in solido; ripristinando il reato penale di falso in bilancio nel settore industriale e commerciale, la cui depenalizzazione ha favorito l’emorragia dell’evasione fiscale.

Il discorso di Pericle agli Ateniesi nel 461 A.C.

Quella che stiamo vivendo non è la nostra idea di democrazia, la nostra democrazia è quella che ispirò circa 2500 anni orsono i nostri antenati, cioè quella che Pericle espose nell’agorà di Atene, nel 461 A.C., con il suo “Discorso agli Ateniesi”:

“Qui ad Atene noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così!

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.

Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, non come un atto di privilegio, ma come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.

E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.

Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così”.

I principi esposti da Pericle dovrebbero essere tradotti in realtà sociali e in direttrici politiche per difendere e rafforzare l’unico “fattore di potenza” di un Paese che non dispone né di materie prime né di risorse finanziarie, cioè la nostra “potenza culturale”

Propositi che non dovrebbero restare solo scritti in fondo al libro “Fuori”, ma che dovrebbero vivere ed essere tradotti in realtà sociali e in direttrici politiche per difendere e rafforzare l’unico “fattore di potenza” di un Paese che non dispone né di materie prime né di risorse finanziarie, cioè la nostra “potenza culturale” davvero unica, formatasi sulla storia, l’arte, la bellezza, la creatività, il gusto, l’innovazione.…Unico soft-power che possiamo impiegare per tutelare gli interessi nazionali; correggere il vituperio e la scarsa o nulla considerazione di Paesi cosiddetti amici, che pensano solo ai propri interessi, passando sopra le nostre teste senza tener alcun conto dei nostri interessi nazionali; impedire la disgregazione della UE ad opera degli stessi Paesi che non hanno alcuna intenzione di delegare la loro sovranità all’Organizzazione sovranazionale, perché intendono ricostituire il “quarto Impero”; arginare le derive anarcoidi e neonaziste verso le quali ci stiamo dirigendo.

by Gli Indomabili

Claudio Masci, Luciano Piacentini, Pino Bianchi e Francesco Bussoletti

 

Gli Autori

Luciano Piacentini – Brevettato incursore, è stato Comandante di Unità Incursori nel grado di Tenente e Capitano. Assegnato allo Stato Maggiore dell’Esercito, ha in seguito comandato il Nono Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” e successivamente ricoperto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Ha prestato la sua opera negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico.

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 20122, Longitude, rivista mensile del MAECI.

Pino Bianchi – Architetto, esperto in risk management, organizzazione, reingegnerizzazione dei processi e sistemi di gestione aziendali. Per oltre venti anni ha diretto attività di business, marketing, comunicazione e organizzazione in imprese multinazionali americane ed europee. Consulente di direzione in ICT, marketing, comunicazione, business planning e project financing.
Claudio Masci e Luciano Piacentini sono gli autori di: “The future of intelligence”, articolo del 15 aprile 2012, pubblicato su Longitude, rivista mensile del MAECI, nonché dei libri: “L’intelligence tra conflitti e mediazione”, Caucci Editore, Bari 2010 (esaurito) e di “Humint… questa sconosciuta (Funzione intelligence evergreen)”, acquistabile da Amazon a questo link.