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Il futuro del Mezzogiorno in Italia passa anche dallo Stabilimento Syndial di Cirò Marina

Il Futuro Del Mezzogiorno In Italia Passa Anche Dallo Stabilimento Syndial Di Cirò Marina

Quale futuro per il Mezzogiorno in Italia?

La risposta su quale sia il futuro del Mezzogiorno in Italia passa, emblematicamente, anche da ciò che sta avvenendo intorno allo Stabilimento Syndial ex Montedison di Cirò Marina. Lo stabilimento dal 1970 fino al 2009 ha prodotto salgemma raffinato – estratto in forma di salamoia a 20 km di distanza, nel paese di Belvedere Spinello – e convogliato nello stabilimento con una condotta pressurizzata. Nel 2009 è stato chiuso – per i disastri ambientali che l’estrazione del salgemma ha provocato – e destinato alla riqualificazione. La domanda è sorta spontanea in seguito alle disavventure di un amico che da anni combatte – a proprie spese – per trasformare la palude in cui ristagna la crescita e l’emancipazione della parte meridionale del nostro Paese ed al quale abbiamo potuto dare solo questa risposta: “Carissimo Nando, dopo due giorni dall’inizio della raccolta firme che hai promosso per riqualificare una cattedrale nel deserto’ (Stabilimento Syndial ex Montedison di Cirò Marina), abbiamo visto i manifesti affissi sui cancelli della Syndial strappati. Il primo commento è stato quello di attribuire lo scempio ad un atto vandalico, ma qualcun altro ha ipotizzato che potessero essere stati i vigilantes all’interno dello stabilimento. L’ipotesi non è stata confermata in quanto essendo personale di una società di vigilanza per loro è indifferente sia vigilare lo stabilimento Syndial, che deve essere smantellato, sia altre strutture”.

Chi avversa il progetto di riqualificazione della struttura conferma che nel Meridione ci sono ancora ristrettezze di vedute, le quali ostacolano il futuro di tutta l’area

“A quanto pare ci sono comunque persone che hanno avversato l’iniziativa atteso che fra i tanti commenti positivi sulla tua pagina Facebook ce ne sono anche di negativi espressi in difesa dei pochi vigilanti assunti dalla Syndial. La cosa ci ha meravigliato non poco atteso che l’episodio sembra rientrare in quella ristrettezza di vedute che molti intellettuali, nel corso della storia del mancato sviluppo del Meridione d’Italia, hanno attribuito alle relative popolazioni incapaci di scrollarsi di dosso quei vincoli di sudditanza feudale che le spingeva a richiedere a principi, conti e baroni protezioni e malleverie per assicurarsi una grama esistenza. O in quella visione nostalgica di nobili decaduti che rimpiangono tuttora il Regno delle due Sicilie dei Borboni, che assicurava loro rendite fondiarie per i vasti latifondi che possedevano. A questo punto ci è sorta spontanea una domanda: ‘Ci sarà mai un futuro per il Mezzogiorno d’Italia?’”

Nonostante l’alfabetizzazione, la comunicazione televisiva e cibernetica, la mentalità meridionale non è cambiata granché

“Ritenevamo che questo modo di pensare fosse stato superato o quantomeno trasformato dal tempo. Infatti, non siamo più nell’arretratezza culturale di un’epoca ormai tramontata in cui imperava l’analfabetismo e la “signoria”. Ma, a quanto pare, anche se oggi l’alfabetizzazione e la comunicazione televisiva e cibernetica sono molto diffuse ed offrono possibilità conoscitive un tempo impensabili, la mentalità meridionale non è cambiata granché. Per la difesa di un posto di lavoro, che comunque la tua iniziativa non intende abolire, ma anzi moltiplicare creandone altri oltre quei pochi dei vigilanti, ci si dimentica che dal 1816, anno della costituzione del Regno delle due Sicilie, fino al 1861 anno dell’unita d’Italia la popolazione del Meridione è vissuta in ristrettezze economiche costellate da frequenti conati rivoluzionari e da altrettanto feroci repressioni.”

Un po’ di storia

“Ancora oggi sulla ex strada statale 106 un disastrato monumento ricorda il tentativo insurrezionale più famoso capeggiato dai fratelli Attilio ed Emilio Bandiera, ufficiali della marina austriaca guadagnati alla causa mazziniana, i quali furono fucilati a Cosenza nel vallone di Rovito, perché credevano in un’Italia unita e libera dal giogo straniero; dopo l’unita d’Italia, l’espressione para-politica del brigantaggio assunse la forma della vendetta contro i proprietari terrieri ed i borghesi liberali, strumentalizzata politicamente dagli ex regnanti perché scaturiva da cause sociali: delusione dei contadini meridionali in ordine alla mancata riforma agraria e quotizzazione dei latifondi; coscrizione obbligatoria che sottraeva giovani braccia alla terra per un lungo periodo; gravoso carico fiscale imposto dal nuovo Regno d’Italia.”

Dalla Prima Guerra Mondiale a oggi l’economia del Meridione, quasi esclusivamente agricola, è stata fondata su latifondo cerealicolo-pastorale detenuto da una ristretta fascia sociale

“Inoltre, dalla Prima Guerra Mondiale a oggi l’economia del Meridione, quasi esclusivamente agricola, è stata fondata su latifondo cerealicolo-pastorale detenuto da una ristretta fascia sociale di baroni assenteisti, poco propensi agli investimenti e alla modernizzazione produttiva, che hanno lasciato in condizioni di vita e di lavoro umilianti le masse contadine. A nulla è valsa la riforma agraria attuata – dopo una serie di occupazioni di terre nei primi anni del dopoguerra duramente represse (stragi di Melissa, Montescaglioso, Torremaggiore) – con l’istituzione nel 1950 della Cassa per il Mezzogiorno. La piccola proprietà terriera, creata dalla riforma, era troppo frantumata per consentire una reale modernizzazione e permettere ai contadini di mantenere solo con essa la propria famiglia. Molti furono costretti a cercare altri lavori o a rivolgersi alla classe politica locale per ottenere favori assistenziali in cambio del proprio sostegno elettorale.”

La modernizzazione nel Mezzogiorno è stata parziale e insufficiente a riequilibrare il divario tra le diverse aree del paese

“Si sono sviluppati così il clientelismo politico e la tendenza al parassitismo e alla ricerca dell’impiego pubblico, invece di una sana mentalità produttiva; poche, isolate e tecnicamente arretrate industrie – cattedrali nel deserto – che hanno incontrato per secoli difficoltà di sviluppo ostacolate dalla carenza di vie di comunicazione. Su queste pagine abbiamo già trattato in maniera più ampia la questione, ma le comunicazioni per il Meridione sono vitali. Infatti, la statale 106 (costituita nel 1928) – che dovrebbe diventare l’autostrada europea E 90 – e la contigua ferrovia Reggio Calabria/Taranto – (costituita nel 1865), tuttora ad un solo binario – sono ancora nelle condizioni di un secolo addietro, mentre dovrebbero essere il presupposto trainante per un equilibrato sviluppo sociale ed economico dell’intera area meridionale. Tra il 1950 e il 1970, nonostante le risorse investite dallo Stato, spesso usate in modo distorto e clientelare, si è avuto un parziale processo di modernizzazione – insufficiente però – sicché il 25% della popolazione meridionale è emigrata al nord, aumentando significativamente il divario tra sud e nord.”

Lo sviluppo del Meridione non può essere affidato all’industrializzazione, ma alla valorizzazione delle sue “materie prime” – il mare ed il sole – ottimizzando e sviluppando pesca, agricoltura e turismo

“Tutto ciò dimostra che lo sviluppo del Meridione, lontano oltre 700 km dall’area industriale del nord Italia – peraltro contigua ai vasti mercati del centro Europa – non può essere affidato all’industrializzazione, ma alla valorizzazione delle sue “materie prime” – il mare ed il sole – ottimizzando e sviluppando la pesca, l’agricoltura ed il turismo. Ma occorre operare non con l’attuale metodo del “fai da te”, che si è tradotto in quello del “mordi e fuggi” stagionale ma con una progettualità di lungo periodo che può contare su circa otto mesi di favorevoli condizioni climatiche. La questione meridionale oggi è avviluppata in uno sviluppo caotico e disordinato, con speculazione edilizia selvaggia, disoccupazione crescente, clientelismo, inefficienza e corruzione del sistema amministrativo, carenza di infrastrutture, criminalità organizzata – che ormai controlla anche snodi economici, inquinamento e smaltimento dei rifiuti – ed ha consentito persino l’infiltrazione della Triade cinese su quasi l’intero territorio nazionale.”

Non solo il Meridione in Italia è avviluppato da un intrico di interessi personali e di parte, nell’assenza dello Stato democratico. I disastri dei viadotti a Bologna e Genova ne sono un tragico indicatore

“Ma a quanto pare non è solo il Meridione d’Italia avviluppato in questo intrico di interessi personali e di parte, in quest’assenza dello Stato di diritto e democratico che dovrebbe dare sicurezza e benessere ai cittadini mediante la sua autorevole presenza, peraltro sostenuta su altre pagine di questo sito, visti i recenti disastrosi incidenti dei viadotti di Bologna e di Genova, senza contare le devastanti alluvioni che spesso colpiscono tutta la penisola. Se non solo il Meridione, ma l’Italia tutta vuole uscire dalla sacca di sottosviluppo e dalla condizione di Cenerentola europea non può continuare ad attendere “la manna dal cielo” da uno Stato che da secoli continua a sopravvivere con un sistema clientelare e di corruttele invece che privilegiare onestà, professionalità, competenze e meritocrazia.”

Lo Stato deve tornare ad essere autorevole e trainante su tutto: dalle gestione della pubblica amministrazione allo sviluppo delle infrastrutture, passando per il ripristino della sicurezza per i cittadini

“Il problema più grave di questi ultimi anni continua a consistere nel crescente controllo mafioso e criminale sull’economia e sulla vita sociale e politica locale e ci preoccupiamo di ostacolare un’iniziativa che tenta di riappropriarsi dello sviluppo economico e di gestirlo per una corretta crescita dell’intera collettività? Così non solo rafforziamo il potere criminale che già opera da anni, nonostante l’eroico sacrificio di pochi e isolati rappresentanti dello Stato, ma diamo ulteriore respiro alla crescente polemica politica che sostiene l’ipotesi di una riforma strutturale dello Stato Italiano in senso federale. Questo non farebbe altro che favorire l’ulteriore lottizzazione del potere, a scapito dell’intero popolo italiano. Perciò occorre chiedere a gran voce all’assenteismo statale di ripristinare la sua massiccia e trainante presenza per una corretta ed onesta gestione della pubblica amministrazione, l’ammodernamento e lo sviluppo delle infrastrutture, il ripristino della sicurezza e lo sviluppo di reti finanziarie e commerciali non inquinate dal malaffare, anche a costo di tornare a separare l’attività finanziaria da quella commerciale, per ridare vita ad un’agonizzante economia reale, finora soffocata da quella finanziaria, da sempre sostenuta dal mondo anglosassone.”

“Quando dici ciò che pensi non sempre sei ben visto, ma guardandoti allo specchio non avrai bisogno di levarti la maschera per riconoscerti”. (Cannova V.).

 

Gli Indomabili

Gli Autori

Luciano Piacentini – Brevettato incursore, è stato Comandante di Unità Incursori nel grado di Tenente e Capitano. Assegnato allo Stato Maggiore dell’Esercito, ha in seguito comandato il Nono Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” e successivamente ricoperto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Ha prestato la sua opera negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico.

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 20122, Longitude, rivista mensile del MAECI.

Pino Bianchi – Architetto, esperto in risk management, organizzazione, reingegnerizzazione dei processi e sistemi di gestione aziendali. Per oltre venti anni ha diretto attività di business, marketing, comunicazione e organizzazione in imprese multinazionali americane ed europee. Consulente di direzione in ICT, marketing, comunicazione, business planning e project financing.
Claudio Masci e Luciano Piacentini sono gli autori di: “The future of intelligence”, articolo del 15 aprile 2012, pubblicato su Longitude, rivista mensile del MAECI, nonché dei libri: “L’intelligence tra conflitti e mediazione”, Caucci Editore, Bari 2010 (esaurito) e di “Humint… questa sconosciuta (Funzione intelligence evergreen)”, acquistabile da Amazon a questo link.
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